Dalla rassegna stampa Cinema

Amarla o abbandonarla? L’Italia di Hofer e Ragazzi

Il nuovo film della coppia «Basta imparare a dire no»

“Italy, love it or leave it” è il nuovo film documentario di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, coppia nell’arte e nella vita. Dopo il successo del loro precedente lavoro “Improvvisamente l’inverno scorso”, alla 16ª edizione del Milano film festival, l’unico film italiano in concorso, alla sua prima mondiale, vince il premio del pubblico e il premio per il miglior film assegnato dalla giuria internazionale, che ha ritenuto il lungometraggio semplice nei mezzi ma con un originale punto di vista per raccontare luoghi e valori distrutti di un paese. Un incontro-scontro di culture esplorate all’interno di una coppia che guarda e riflette l’esterno. Un viaggio inedito in Italia, lontano dai cliché. Ancora una volta Gustav e Luca ci raccontano con il loro inconfondibile sguardo ironico un Paese che non vuole cambiare, offrendoci, però, dei buoni motivi «per restare nonostante tutto».
La crisi economica e quella etica, il lavoro che manca, generazioni combattute tra la spinta ad andarsene oppure scegliere faticosamente di restare: c’è un’Italia nascosta, che non viene raccontata dai media, che è di fatto l’Italia migliore, quella delle persone che combattono ogni giorno silenziosamente per rendere questo Paese un posto migliore in cui vivere, nonostante la classe politica che lo (mal)governa. Questo documentario vuole rendere giustizia al coraggio e alla determinazione di queste persone offrendo loro la possibilità, per una volta, di esprimersi con la propria voce.Sabato 26 novembre alle ore 17 in Cineteca comunale (via Gambalunga 27, Rimini) l’anteprima riminese di “Italy love it or leave it” e incontro con i registi Gustav Hofer e Luca Ragazzi, organizzata dal Circolo Pd di San Giuliano e il Circolo Arcigay Alan Turing Rimini (venerdì 25 alle 20 invece proiezione al cinema Corso di Ravenna). I registi hanno accettato un’intervista per Gay and the city e, con entusiasmo e rigore, ancora una volta hanno scelto la via dell’ottimismo e del coraggio. “Italy love it or leave it” è un documentario ricco di ironia sul prendere o lasciare questo Paese. Abbandonare un’Italia stanca, vecchia, distante dall’Europa, o restare. È un lavoro sulle possibilità rivoluzionarie che abbiamo, sulla forza che possiamo esprimere e che invece nascondiamo? «Più che nasconderla a volte non sappiamo di averla. I giovani italiani non sono famosi per essere intraprendenti, coraggiosi o particolarmente ambiziosi. Spesso vengono ritratti come pigri, casalinghi e mammoni. Questo perché gli sono state tagliate le ali. Non gli è stata data la possibilità di mettersi alla prova perché i vecchi, che detengono il potere in questa società, a tutti i livelli, nella politica, nelle università, nella cultura, non hanno mai fatto il passaggio del testimone e hanno trattato i giovani con sufficienza dicendo loro di aspettare il proprio turno. Purtroppo il loro turno non è mai arrivato… Solo recentemente, e grazie a internet, un linguaggio che i giovani conoscono meglio dei vecchi, si è capito che sono tanti e che non sono più disposti ad abbozzare».In che modo chi resta può cambiare le cose? Il vostro strumento rivoluzionario è la cultura? «La cultura è alla base di tutto. Essere colti per essere liberi, diceva qualcuno. Le cose cambieranno solo se le nuove generazioni riusciranno a spezzare il circolo vizioso di atteggiamenti clientelari, di dinamiche nepotistiche e mafiose che hanno contraddistinto la storia di questo paese dal dopoguerra ad oggi. Alle volte basta imparare a dire no».“Improvvisamente l’inverno scorso”, il vostro lavoro precedente, ci teneva stretti a voi, lasciandoci entrare nel vostro spazio casalingo e affettivo. “Italy love it or leave it” quanto è diverso dal vostro primo successo? «Questa volta non abbiamo sentito l’esigenza di esporci allo stesso modo, anche per non essere ripetitivi. Abbiamo lasciato più spazio alle persone eccezionali che abbiamo incontrato nel nostro viaggio e ci siamo limitati ad essere il filo rosso del racconto. Ma senza volerlo abbiamo fatto una cosa inedita: è la prima volta infatti che i protagonisti di un film sono una coppia gay senza che questo ne costituisca il tema centrale!».Una coppia gay che decide di restare in Italia, nonostante tutto. Quanto è importante ricominciare da ciò che di buono ancora esiste nel nostro Paese e come ci riesce proprio una coppia gay?«L’essere gay in questo caso non cambia le cose. Per riuscirci bisogna cambiare tutti noi atteggiamento e passare dall’essere solo polemici (lo sport nazionale degli italiani sembra sapersi lamentare di tutto) a proporre soluzioni. Basta guardare il bicchiere mezzo vuoto insomma!».

Maura Chiulli
Responsabile nazionale Arcigay Cultura

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