Dalla rassegna stampa Personaggi

Bruce LaBruce provoca "I gay? Conservatori"

Resta l´ultimo baluardo della rivoluzione sessuale. È una forma d´arte, e come tale può essere bella o volgare – Il movimento era di sinistra oggi vivacchia in un liberalismo borghese, l´unico obbiettivo è normalizzarsi

Asia Argento, nuda, incinta, a mollo nella vasca da bagno, mentre fuma una sigaretta sfacciata e indolente. L´immagine, che ha fatto il giro del mondo, è una delle più innocue che l´obiettivo di Bruce LaBruce ha scattato nei suoi quasi trent´anni di onorata carriera tra film (con partecipazioni al Sundance e al Festival di Locarno), fotografie e fanzine (J.D.s, che ha segnato la nascita del Queercore, il movimento gay legato alla scena punk). A fare da trait d´union alle tante sfaccettature dell´arte del canadese, un´indagine perentoria nel sesso esplicito, dove l´erezione maschile è simbolo non di potere, ma di una lotta a preconcetti e a pregiudizi. Il grimaldello per scardinare prima di tutto il movimento gay attualmente degenerato, dice LaBruce, «in una sedazione da eccesso di normalità». A questo guru dell´underground è dedicata la monografia Bruce(x)ploitation, (edita da Queerframe, che ha pubblicato anche alcuni dvd di suoi film) e che l´artista presenta oggi da Melbook (v. Cerretani, ore 17), anteprima del Florence Queer Festival.
Perché la pornografia?
«E´ un medium creativo. Un´arte. E, in quanto tale, può essere bella o brutta. Ed è offensiva solo quando è brutta. L´idea di una sessualità avventurosa ed estrema è stato il motore del movimento omosessuale ma nel mio lavoro non c´è solo questa componente: c´è anche una dichiarata, dura, ostinata critica dell´inerzia, l´autoghettizzazione, il conformismo in cui si è arenata l´omosessualità. Oggi la pornografia resta l´ultimo baluardo della rivoluzione sessuale. Io mi sono sentito spesso emarginato sia dal movimento gay ortodosso, sia dalla pornografia convenzionale, e questo mi ha portato a sviluppare un linguaggio hardcore specifico. La pornografia è anche un gesto politico. Per me, lo era negli anni Ottanta, quando giravo film omosessuali nel contesto dell´hardcore punk più omofobico che però sbandierava il proprio radicalismo sessuale, lo è oggi, come elemento di scardinamento dell´ipocrisia del sistema».
Lei dunque pensa che la «normalizzazione» della cultura gay sia stata non una conquista, ma un danno.
«L´unico obiettivo del movimento gay, negli ultimi anni, è stato quello di rivendicare la propria voglia di essere convenzionale, di normalizzarsi, di conformarsi al sistema. Eppure ci deve essere un´altra strada per accedere a diritti e parità senza insistere sempre e solo sul matrimonio. Perché alla fine, chi ci ha guadagnato è stato solo lo status quo, che ha scoperto l´esistenza di un´alternativa. Il movimento gay è nato di sinistra, marxista, con una profonda coscienza di classe e di razza; oggi è diventato neoliberale e inoffensivo. Emargina le fasce più estreme al suo interno, si è imborghesito. L´oppresso si è trasformato in oppressore. La rivoluzione sessuale sarà compiuta solo quando tutti saremo uniti dallo stesso orgasmo. Il resto, riposi in pace».
Il suo cinema sconvolge i generi: lo ha fatto con il porno, poi con l´horror, prediligendo il genere zombie con due film, L.A.Zombie e Otto or up with dead people.
«Ho voluto incanalare l´impeto politico e sessuale dei miei film in un idioma popolare come l´horror; ho adescato i fanatici di questo genere promettendo emozioni di splatter estremo, poi torturandoli con un´omosessualità intensa e romantica. Del resto, viviamo in un mondo di morti viventi: edifici zombie, banche zombie, economie zombie, nazioni zombie. E sono zombie anche certi omosessuali».

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