Dalla rassegna stampa Cinema

Shakespeare, biografia bislacca

Roland Emmerich presenta a Roma «Anonymous», film che indaga i misteri sulla reale identità del Bardo

E ra proprio lui? O lui era solo un prestanome? O dietro quel nome si nascondevano in molti? Per alcuni lui era gay. Per altri era una donna travestita da uomo. Per altri ancora (ipotesi recentissima) era in segreto cattolico. Per i più drastici, semplicemente, lui non è mai esistito. Forse il fascino sempiterno di Shakespeare si misura anche da questo: dalle molteplici, e a volta bislacche teorie con le quali si cerca di spiegarne l’identità. E, quindi, l’inspiegabile genio. «Ma i geni non nascono tali – obbietta Emmerich – Perfino loro hanno bisogno di una buona istruzione. Che Shakespeare non aveva. Mentre tutte le sue opere implicano una cultura profonda su lingue, letteratura, legge; perfino sull’Italia (13 testi su 36 sono ambientati nel vostro paese) che lui mai neppure visitò». Ergo: il vero Shakespeare era un anonimo. «E precisamente il conte di Oxford, figlio segreto di Elisabetta I (qui è Vanessa Redgrave), e in seguito suo amante incestuoso. Con l’amore per l’Italia e soprattutto la cultura per essere il vero ‘sommo bardo’. Nonchè anonimo, visto che un aristocratico non poteva frequentare il plebeo mondo teatrale ».
Questa la teoria di Anonymous: il nuovo, sontuoso e rischioso film di Roland Emmerich (fin qui autore di pellicole ben diverse, come Indipendence Day o 2012 ), sugli schermi dal 18 novembre. Teoria condivisa dal suo regista? «A leggere tutte le opere di Shakespeare non basterebbe una vita intera. Quell’uomo doveva essere molto più colto, e complicato, di un oscuro plebeo arrivato da un paesello come Stradford». «Non esiste alcun manoscritto con la firma di Shakespeare – rilancia il protagonista, Rhys Ifans –. E le prove sulla sua paternità di Amleto o Romeo e Giulietta sono magre, a dir poco. Mentre il conte di Oxford era colto, aveva viaggiato, conosceva l’ambienti di corte e i meccanismi del potere».
E circa la teoria che Oxford fosse figlio, e poi amante di Elisabetta, «nella sceneggiatura originale non c’era – precisa Emmerich –, ma pur essendo molto controversa, come narratore ho trovato che rendesse la mia storia ancora più shakespeariana. Shakespeare (o chi per lui) scrive spesso, di incesti e figli illegittimi». Affermazioni che però, svelano come Emmerich abbia scelto «furbamente», pur potendolo evitare, di pescare nel torbido tanto per far parlare del film. Ma che la querelle sull’identità del Bardo, sia vecchia e tuttosommato peregrina, lo intuisce Ifans: «Forse non è importante darsi una risposta. L’arte non deve dare risposte, ma porre domande. E con Anonymous noi speriamo di spingere il pubblico a leggere i testi di Shakespeare. O di chi li ha scritti con quel nome». Dietro questa mix di storia e immaginazione, infatti, secondo Emmerich si celerebbero intenti precisi. «Quelli di Shakespeare non erano semplici drammi storici, ma politici. Servivano per parlare di politica al pubblico dell’epoca, aggirando la censura, e dimostrando come la penna potesse ferire più della spada. Ecco. Noi vogliamo dimostrare come in 600 anni le cose, gli uomini, il potere, la politica, non siano cambiati affatto». E quando qualcuno chiede se anche dalla politica di oggi Shakespeare trarrebbe uguale ispirazione: «Ma certo. Corruzione e scandali non mancano. Berlusconi sarebbe perfetto nel personaggio del ‘fool’. E Shakespeare oggi sarebbe il blogger più potente della rete».

«Anonymous» di Roland Emmerich su Shakespeare


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