Dalla rassegna stampa Cinema

La sorpresa "Tomboy" film di grande successo senza effetti speciali

Girato in 20 giorni con un budget di 500 mila euro ha attirato pubblico di 280 mila spettatori

Sciamma: “Racconto la fine dell´infanzia”

Arriva nei cinema italiani un piccolo film divenuto un caso nella passata stagione cinematografica francese. Si intitola Tomboy (inglese per maschiaccio), uscirà il 7 ottobre distribuito da Teodora Film, ed è l´opera seconda di Céline Sciamma, classe ´78. Scritto in tre settimane, girato in venti giorni con un budget di 500 mila euro (quasi raddoppiati in postproduzione) Tomboy ha attirato in Francia un pubblico di 280 mila spettatori, senza attori famosi, senza risate e con azione meno che zero. Racconta una storia interiore, tanto comune quanto personalissima: la fine dell´infanzia e l´inizio dell´età adulta. Protagonista è Laure (Zoé Héran), 10 anni, che ha appena cambiato casa con la sua famiglia. Un po´ per caso, un po´ per gioco, un po´ forse per un bisogno inconscio, Laure si presenta ai nuovi amici come Mickael. Del “tomboy” ha il piccolo corpo delicatamente androgino, una certa durezza nel bellissimo sguardo trasparente e molta grinta. Come “garçon” viene accettata da un gruppo di ragazzini e fa innamorare la coetanea Lisa (Jeanne Disson). Ma un giorno, dopo una rissa, la mamma del bambino picchiato bussa alla porta di Laure cercando Mickael. L´inganno è scoperto, il segreto svelato: Laure viene vestita di uno smilzo abitino azzurro e trascinata dalla mamma in casa del bambino che le ha buscate. Sarà proprio Lisa, innamorata ferita, che davanti agli amici (nella scena più difficile del film, risolta con estrema delicatezza) tirerà giù i pantaloni a chi le ha causato la prima delusione d´amore.
Céline Sciamma, origini italiane, è una ragazza bionda con un viso pulito. Parla con calma, ma fuma moltissmo. Con Tomboy, acquistato in trenta paesi Stati Uniti compresi, ha vinto molti premi. Dice di avere fatto un film «sulla fine di una bugia che è anche la fine dell´infanzia». Quando ha visto Zoé Héran, attrice bambina, ha capito di aver trovato il suo “tomboy”. Le ha fatto tagliare i lunghi capelli biondi ed è spuntato il maschiaccio. A Lisa ha spiegato, invece, che avrebbe dovuto essere una bambina innamorata; ai ragazzini della banda, tutti veri amichetti di Zoé («Non volevo un gruppo da cartellone pubblicitario: un africano, un cinese, un algerino…»), ha chiesto di non fingere. «I bambini non devono “lavorare”, e soprattutto non devono confondere la vita con il cinema» dice la Sciamma. Alla fine del film Lisa aspetta Laure, già non più Mickael, sotto un albero: “Come ti chiami?” le chiede un po´ accigliata. “Mi chiamo Laure” dice lei. «E´ una fine aperta, ognuno la vede come vuole e in molti si riconoscono. Ma di una cosa sono certa: Tomboy non racconta la storia di un bambino omosessuale».

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