Dalla rassegna stampa

Se si celebra un «caso»

LA DEPUTATA ITALIANA CHE SPOSA UN’ALTRA DONNA IN GERMANIA

Una storia d’amore? Una provocazione? Un gesto che passerà alla storia delle battaglie per i diritti civili? Un oltraggio al dettato costituzionale?
Non intendiamo portare acqua al mulino delle ovvietà polemiche, né pronunciare verdetti di condanna o parole di assoluzione. Non compete a noi, e non ci interessa.
Ma la scelta della deputata del Pd, Paola Concia, che l’altro ieri si è sposata nel municipio di Francoforte, in Germania, con la fidanzata tedesca Ricarda merita qualche annotazione a margine.
Una premessa iniziale a scanso di equivoci: abbiamo scritto ‘sposata’ e ‘fidanzata’. Sono parole che siamo consapevoli di usare in modo improprio ma, proprio per evitare incomprensioni, accuse di insensibilità o altre letture strumentali lontanissime dai nostri obiettivi, ci consegniamo al normale lessico nuziale. I teologi morali, per una volta, chiuderanno un occhio. Premessa bis. Non avremmo mai osato invadere la sfera privata di una persona, neppure quella di una deputata che ha per definizione rilievo pubblico, se lei stessa non avesse deciso di dare al suo gesto massima e ostentata visibilità. Addirittura attraverso la vendita dei diritti della cerimonia tedesca a una rivista.
Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente – almeno secondo l’immagine che lei stessa ama esibire – francamente delude un po’. Ma non è questo il punto.
Quello che colpisce e lascia perplessi è la straordinaria macchina del consenso che si è messa in moto per trasformare un momento comunque intimo in un episodio segnato da una pesante etichettatura ideologica. Paola e Ricarda, lei parlamentare italiana, l’altra lei criminologa tedesca, hanno deciso di amarsi e di vivere insieme? In Italia non c’è una legge che lo impedisce. Anzi, ci sono norme del diritto civile che tutelano e regolano i diritti dei singoli e i loro rapporti. E invece le due signore hanno preteso di convolare in Germania, con gran seguito di reporter e di fotografi. E non si sono lasciate sfuggire l’occasione di rammaricarsi per l’ingiustizia – a loro dire – della normativa italiana che impedisce a due persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio. Anzi, uno dei politici al loro seguito, il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, si è affrettato a sottolineare che da domani, quando le due signore rientreranno in Italia, sarà inevitabile creare un ‘caso’, vista l’impossibilità di trascrivere le nozze tedesche nei nostri uffici anagrafici. Un ‘caso’, quindi, più che un matrimonio.
Cioè un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile, scontro. Non si tratta in alcun modo, qui, di mettere in dubbio la qualità dei sentimenti di Paola e Ricarda. Ma di chiedersi per quale motivo debbano farsi pretesto per il solito polverone propagandistico e il solito caso a orologeria. È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?
Mettendo per un momento da parte le istanze del matrimonio religioso come delineato dalla Chiesa cattolica, non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico? Da qui discende la rilevanza civile di un matrimonio, anzi, questo la costituisce.
Matrimonio e unioni omosessuali appartengono a categorie ontologicamente diverse. E non saranno espedienti legislativi né mode culturali a colmare questa distanza obiettiva.

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da IMGPress

L’Avvenire attacca il matrimonio di Paola e Riccarda dimostrando di accusare il colpo perché almeno in Germania i niet Vaticani valgono meno di zero’. Lo afferma Franco Grillini, presidente di Gaynet, sulle critiche del quotidiano cattolico per le nozze tra le due donne celebrate in Germania. ‘Gli argomenti dell’Avvenire – dice in una nota – sono i soliti triti e ritriti sul diritto naturale, sulla riproduzione, ecc ecc che abbiamo già sentito milioni di volte. Ciò che diverte nell’editoriale di Avvenire è l’accusa di ideologismo come se proprio il Vaticano non fosse il principale fautore dell’ideologia familista alla base dei mali del nostro paese. Ciò che ha dato fastidio all’Avvenire è la grande copertura mediatica dell’evento. In effetti sono finiti i tempi in cui gay e lesbiche si nascondevano come pretendeva il fanatismo religioso che al mondo Lgbt riservava omertà e silenzio. Per la cronaca dell’Avvenire – conclude Grillini – informiamo che ci saranno altre decine di matrimoni di coppie Lgbt italiane all’estero finchè non sarà possibile fare in Italia ciò che è già normalità in quasi tutta Europa’.


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