Dalla rassegna stampa

Pd, coppie gay e fine vita arginata la linea Marino

Sui temi etici ci sarà una commissione ad hoc

Beppe Fioroni si gode soddisfatto quella che considera la sua vittoria: sui cosiddetti ‘nuovi diritti civili’ e sul ‘fine vita’ le anime ex popolari del Pd si ricompattano, con l’unica esclusione di Dario Franceschini. L’affermazione della «libertà di coscienza» e l’idea di una rifondazione valoriale del programma del partito confortano l’ex ministro dell’Istruzione, certo di aver messo a segno il colpo mentre il segretario democratico conferma che «non saremo un partito senza valori» ma che anzi «i valori civici saranno al centro della nostra proposta». Bisognerà vedere quali, alla fine, dopo le «convergenze». Ma viene assicurato che non è più «in discussione la libertà di coscienza». E così la formula ‘magica’ per Fioroni è stata pronunciata.
La possibilità di sfilarsi da eventuali accordi su temi etici contrari alle proprie convinzioni è decisiva. E al responsabile Welfare del Nazareno piace anche un riferimento del segretario Bersani al ragionamento di Andrea Riccardi (sia pure svolto attorno alla prospettiva di un «centro») sviluppato sul Corsera proprio nel giorno di apertura dell’Assemblea nazionale piddì. Pier Luigi Bersani parla in chiusura dei lavori e conferma la nascita della commissione sui diritti civili guidata dal tandem Bindi-Marino. Fioroni non se ne preoccupa, ma il senatorechirurgo e la collega Paola Concia esultano: «Rispetto al punto di partenza che aveva escluso i diritti civili come la fecondazione assistita e il riconoscimento delle coppie di fatto e il fine vita» Bersani fa «un passo culturale molto importante». Ora per Concia bisogna solo fare in fretta con la commissione, chiamata a definire quello che in materia farà parte del programma del Pd.
Ma Fioroni non si dice preoccupato. Il tempo sembra essergli amico: l’organismo che avrà anche Bindi alla sua testa deve essere prima di tutto composto, spiega, poi deve studiare le diverse proposte, quindi deliberare e portare in Direzione le scelte fatte, che andranno ratificate dall’assemblea. Tempi lunghi per il leader dei Modem, certo che la «ritrovata sensibilità comune, sia pure con sfumature diverse» con Bindi e Letta avrà il suo peso specifico determinante nel Pd.
Così è proprio Fioroni a ricordare la battaglia condotta in apertura dei lavori di venerdì, quando Massimo D’Alema decide di firmare il documento di Marino per il riconoscimento dei diritti alle coppie gay. Un’«offensiva », racconta, guidata dal rottamatore Pippo Civati e da una buona fetta della sinistra. Il segretario Bersani aveva chiesto di evitare – in questa fase politica – di uscire dalle assise romane con una nuova rottura.
E già la presidente del partito Rosy Bindi, rassicurando Marino, aveva comunque invocato il diritto alla libertà di coscienza. Quella stessa che consente a Fioroni di prendere fiato: «Qualunque cosa accada – ragiona – io decido secondo le mie convinzioni ». Una riflessione che non può lasciare indifferenti le altre anime ex popolari trasversali del Pd. Letta e Bindi scendono in campo con determinazione. Franceschini non concorda, certo che «i diritti civili non siano una bandiera per distinguersi dentro il partito». Passa però la linea Fioroni. L’ex ministro esulta, ma insieme a lui continuano ad esultare anche Marino e Concia. «Nei prossimi giorni incalzerò Bindi e Bersani perché il comitato si riunisca», dice il senatore, ma «non per scrivere un documento di 180 pagine ma quei sì e quei no che devono essere centrali per il nostro partito: sì alle unioni civili e no alla legge Sacconi-Roccella». Lo scontro, insomma, al momento sembra solo rinviato. Gli ex-Ppi ritrovano la convergenza Fioroni soddisfatto: «In ogni caso è salva la libertà di coscienza»

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da Liberazione

Il Partito democratico inciampa su coppie di fatto e biotestamento, e non è una sorpresa

Laura Eduati

Il Partito democratico inciampa su coppie di fatto e biotestamento, e non è una sorpresa.
All’assemblea programmatica che chiude il “Manifesto per l’Italia”, ovvero le idee che il maggiore partito della opposizione vorrebbe proporre alle prossime eventuali elezioni, i delegati sono d’accordo su tutti i documenti presentati: sicurezza, sanità, cultura, pubblica amministrazione e Mezzogiorno.
Tutti tranne uno, quello sul welfare per le famiglie al quale un gruppo di parlamentari come Ignazio Marino, Paola Concia, Sandro Gozi e rappresentanti come Ivan Scalfarotto volevano includere le coppie di fatto e il testamento biologico, proposta bocciata dall’area di coordinamento per le solite divisioni tra laici e cattolici.
Già venerdì Marino aveva presentato un ordine del giorno sui diritti civili, firmato da sessanta delegati incluso Massimo D’Alema, per l’istituzione di una apposita commissione che introduca le spinosissime questioni nel “Manifesto per l’Italia”. In attesa fiduciosa delle conclusioni di Pier Luigi Bersani, per capire le aperture o le chiusure del segretario su temi che da sempre dividono il partito, e non occorre menzionare la battaglia sulla legge anti-omofobia condotta in aula da Paola Concia, finora senza il pieno appoggio del Pd.
Ecco allora Bersani: ««Dobbiamo tenere insieme diritti sociali e civili e farne il cuore di un progetto. L’articolo 3 della Costituzione ci dice questo. Ci attrezzeremo su questo punto». Ci attrezzeremo.
Pur riconoscendo l’importanza di garantire diritti alle coppie gay («non per noi, per gli italiani»), il leader dei democratici preferisce non sbilanciarsi per non scontentare nessuno. E dunque l’assemblea vota l’istituzione di una commissione ad hoc, presieduta significativamente da Rosy Bindi e Ignazio Marino, che nei prossimi giorni dovrà trovare una faticosa linea comune.
Marino è soddisfatto: ««Ora bisogna guardare i fatti e nei prossimi giorni incalzerò Bindi e Bersani perché il comitato si riunisca non per scrivere un documento di 180 pagine ma quei sì e quei no che devono essere centrali per il nostro partito: sì alle unioni civili, no alla legge Sacconi-Roccella sul testamento biologico, sì alla fecondazione assistita per le coppie, tutti aspetti centrali per la vita delle persone».
Ai fatti davvero bisognerà guardare. Poiché non è detto che la commissione saprà accogliere tutte le richieste all’inizio escluse dal programma. Concia è convinta che finalmente il partito riuscirà a trovare una posizione chiara «e lo dimostra il fatto che quando è stato presentato il nostro ordine del giorno si è alzato un applauso unanime».
Applausi, parole, ordini del giorno: segnali importanti ma bisognerà attendere per capire se davvero il centrosinistra avrà il coraggio di pronunciarsi senza scivoloni sulle coppie omosessuali.
Dalla parte dei cosiddetti laici resta il fatto che Bindi a suo tempo presentò un progetto di legge per i Dico, eppure Concia si dice convinta che invece siano proprio lei e Fioroni a mettere i bastoni tra le ruote ai diritti civili, probabilmente per tattica politica: Casini non aderirebbe ad una coalizione allargata se tra i punti programmatici ci fosse, ad esempio, il biotestamento.
Bisognerà poi capire a quali «valori» si riferisce Bersani quando afferma che «nel profondo del Paese c’è una esigenza di valori» e da parte del Pd ci sarà «attenzione al mondo cattolico che è sconcertato». Sconcertato certamente dalle performance sessuali di Silvio Berlusconi e dalle lunghe file di escort ad Arcore, ma si sa che il cosiddetto mondo cattolico potrebbe storcere il naso di fronte ad un “Manifesto per l’Italia” che indica palesemente la strada alle volontà anticipate, all’anti-omofobia, allo smantellamento della legge 40 o, peggio si sentiranno, alla equiparazione delle coppie gay alle coppie eterosessuali.
La sensazione è che nemmeno questa volta, nonostante la buona volontà di Marino e compagni, il Partito democratico esprimerà una linea coerente se non attraverso dolorosissimi compromessi che vorranno dire tutto o niente. Più o meno come è accaduto finora. A meno che non faccia una scelta drastica e provochi scissioni o abbandoni. Ma non è il momento per farlo: il Pd si appresta a coalizzarsi con tutta l’opposizione per sconfiggere Berlusconi, e in questa clamorosa battaglia finale il diritto alla pensione di reversibilità agli omosessuali che vivono in una coppia stabile facilmente sparirà dagli orizzonti della politica di palazzo.

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