Dalla rassegna stampa Personaggi

«Un film sulle nevrosi di tutti noi»

Jodie torna regista: e con un pupazzo «salvo» Mel Gibson …Jodie, che da bambina ha sofferto l’assenza di una figura paterna e che ha difeso, con rispetto di tutta l’America, le proprie scelte di vita— una compagna e la misteriosa maternità dei suoi due figli (Charlie 12 anni e Kit 9) …

LOS ANGELES— «Non voglio essere sempre al top, rappresentare un modello di successo secondo certe regole eterne della competizione hollywoodiano-americana. Ciò che più mi interessa oggi è dirigere film capaci di scavare nell’inquietudine della natura umana. Non siamo obbligati a fingere di credere che tutto, sempre, vada nel migliore dei modi e che il nostro obiettivo debba necessariamente essere la perfezione o la felicità» . Jodie Foster, l’ex bambina della pubblicità del Coppertone, laurea con lode a Yale, la ragazzina in minishort di Taxi Driver, vincitrice di due Oscar e il cui volto è familiare a tutto il mondo perché da sempre è sotto i riflettori, è in partenza per Parigi, dove stanno per cominciare le riprese del nuovo film di Polanski, God of Carnage (tratto dal romanzo di Yasmina Reza) in cui sarà impegnata al fianco di Kate Winslet e Christoph Waltz in una storia che affronta il tema dell’essere genitori oggi. Ma intanto, con l’abituale determinazione, parla del suo già molto discusso terzo film da regista, The Beaver (lo scoiattolo), in cui interpreta anche la parte della moglie del protagonista Mel Gibson. Dopo Il mio piccolo genio (1991) e A casa per le vacanze (1995) il film chiude una sorta di triade analitica della 49enne regista sulla complessità della famiglia e sulle fragilità della natura umana. Al centro del copione c’è la depressione di un uomo, Walter Black, che arriva a lasciare la moglie e i due figli dopo essere arrivato a un punto di alterazione personale che ha scardinato ogni equilibrio privato e pubblico. «Fino a quando — racconta pensierosa Jodie Foster — rientrando con una cassa di liquori e medicine nella sua tana solitaria, Walter trova in un cassonetto della spazzatura un animale di pezza, «the beaver» appunto, che diventa una sorta di suo sferzante alter ego: E Walter comincia a parlargli e a farlo parlare da ventriloquo come se fosse una nuova coscienza capace di restituirgli l’uomo, il padre e il marito che non sa più essere. Walter si porta dietro ovunque il pupazzo, che rapidamente tutti cominciano ad ascoltare trasformandolo paradossalmente in un giocattolo di grande successo. Però le inquietudini dei figli, della moglie, di chi non perde i sospetti sulla sua natura deragliata e pronta a cadere in prostrazione compongono, a lato di questa commedia della vita, un quadro in cui tante psicosi e nevrosi del nostro tempo vengono a galla» . Il coraggioso film indipendente, venduto in tutto il mondo (alla Medusa in Italia), è in stallo da mesi per via del timore che la corale ondata di malessere nei confronti di Gibson ne pregiudichi l’impatto con il pubblico. Ma Jodie, con l’abituale chiarezza, non ha mai voltato le spalle a Mel, con il quale interpretò Maverick diventando e restando poi una sua amica per la vita. «Come attore— si accalora subito — Mel ha fatto suo questo film nella disperazione e in ogni sfumatura. Credo che tutti dovranno rendergli ciò che si merita come uomo di cinema» . Lui, Gibson — al centro di polemiche da mesi per una serie di dichiarazioni a sfondo razzista e per le accuse di maltrattamenti mossegli dalla sua ultima compagna — non partecipa agli incontri per il lancio del film, ma almeno un concetto tiene farlo conoscere: «The Beaver è entrato nella mia vita ridandomi forza contro l’avvilimento di me stesso e l’assenza di felicità» . E Jodie, che da bambina ha sofferto l’assenza di una figura paterna e che ha difeso, con rispetto di tutta l’America, le proprie scelte di vita— una compagna e la misteriosa maternità dei suoi due figli (Charlie 12 anni e Kit 9) — confessa: «Sono fiera del mio cast, a cominciare da Anton Yelchin, il figlio adolescente di Walter che si vergogna di quel padre e ha una relazione quanto mai contorta con una coetanea, l’ottima Jennifer Lawrence, anche lei segnata da un profondo malessere. La mia Meredith ama il marito, riscopre slanci in quel labile benessere ritrovato con la costante presenza anche tra le lenzuola del pupazzo parlante, ma sa che i demoni di Walter e lo scoramento della sua malinconia assomigliano alla caducità delle cose. Dobbiamo, specie in questo mondo pieno di contrasti e interrogativi, ritrovare la forza di convivere con elementi poco rassicuranti della nostra natura e senza l’ossessione di continue elaborazioni vincenti» . Colta e preparata, aggiunge: «Io credo molto al futuro del cinema, viviamo un momento eccitante malgrado ciò che si dice. Ci saranno in futuro 30 kolossal annuali che monopolizzeranno ovunque la platea, ma dietro questa frontiera cresceranno sperimentazioni straordinarie, in un ritorno sullo schermo di contenuti e valori. I segni già si vedono in un pubblico frazionato, attento alla diversificazione. Sono da oltre 40 anni in questa industria, mi sto preparando con impegno a un incontro con il cinema da stimare sempre di Polanski, e sono attiva anche come produttrice» . «Sono certa— insiste— che si arriverà allo sviluppo armonico tra tanti tipi di cinema: sarà un processo lento, simile a quello che avverrà in altri campi grazie allo sviluppo di nuove tecnologie. Dobbiamo convincerci che stiamo vivendo anni di ricerca, di conoscenza, di dubbi» . E con lo stesso sorriso che apparteneva alla sua Clarice de Il silenzio degli innocenti conclude: «Ecco perché ho diretto il mio film su un uomo rifiutato da tanti e che vede entrare nella propria vita un amico immaginario di cui poi cercherà di liberarsi: un po’ come l’orsetto che per anni da bambini ci aveva tenuto compagnia» .

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