Dalla rassegna stampa Personaggi

"In questa città sui gay c´è ancora troppa ipocrisia"

Zacchiroli e la sua omosessualità dichiarata al Cassero …Il fatto che la mia sessualità sia una notizia significa che c´è un problema in città…

Trapela un certo imbarazzo dagli ambienti della Diocesi dopo l´outing del candidato alle primarie Benedetto Zacchiroli. Non tanto perché abbia detto di essere gay, quanto per il fatto che abbia confessato di essere un teologo.

«In questa città e nel Pd c´è ancora molta ipocrisia nei confronti di alcune categorie sociali, compresi i gay». Fa discutere il coming out di Benedetto Zacchiroli, teologo e candidato sindaco, che al Cassero ha dichiarato per la prima volta pubblicamente di essere omosessuale. E che ieri, a sorpresa, è stato escluso da un “tribattito” con gli sfidanti organizzato dal centro Poggeschi con la collaborazione tra gli altri delle Acli del Giovanni XXIII: «Spero che il mio coming out non c´entri nulla. Mi accusano di non aver partecipato ai tavoli della pace in Provincia all´epoca della giunta Cofferati, ma io non avevo la delega. Ovvio che non andavo».
Zacchiroli, eppure mancano dieci giorni alle primarie. Viene il dubbio che il suo outing sia una mossa elettorale.
«Non lo è. Se avessi voluto usare la mia sessualità per ottenere voti mi sarei dichiarato all´inizio della campagna elettorale. Invece l´ho fatto al Cassero solo perché si parlava di diritti civili e di giovani, molto spesso i più fragili, quelli che tendono di più a nascondersi. Dico di più: io sono contrario a quei politici omosessuali che parlano solo del loro orientamento. Il fatto che la mia sessualità sia una notizia significa che c´è un problema in città».
Quale problema?
«Un problema culturale. Noi siamo ancora il paese delle quote rosa. Si parla di donne, di omosessuali, di stranieri, come di categorie “protette”, ma laddove esiste uno stereotipo c´è una discriminazione. Bologna ha una storia meravigliosa sulle diversità ma non è immune a queste discriminazioni, come non lo sono la sinistra e il Pd».
Lei ha detto che il Pd non ha la schiena dritta sulla laicità.
«Sì, perché non è in grado di dire una cosa chiara. Persino Romano Prodi partì parlando di Pacs, passò ai Dico, e poi non fece nulla. La sinistra dovrebbe fare la rivoluzione su questi temi, e invece sta ferma».
Lei da sindaco che cosa farebbe per i diritti civili?
«Cercherei di rendere uguali i diritti di accesso ai servizi, sia per le persone sposate che per quelle conviventi, sia etero che omosessuali. Poi è chiaro che i parametri sono tanti ma l´importante è che una coppia non valga più di un´altra: laddove c´è un patto d´amore davanti alla società, c´è un matrimonio e c´è una famiglia».
Bologna non ha mai avuto un sindaco gay, lo sa.
«Nemmeno un sindaco donna. Ma torniamo agli stereotipi: io non voglio essere votato perché sono gay, ma per le mie idee».
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