Dalla rassegna stampa Libri

"Agli studenti dico prendete un libro e sarete meno tristi"

“Il bacio” di Ivan Cotroneo una storia sbagliata di omofobia e bullismo “Di autobiografico c´è la paura di essere giudicati, che può distruggere la vita”

La scuola non è meno allo sbando dei miei personaggi, i ragazzi mi sembrano rassegnati preferirebbero prendere un calcio in faccia che leggere

Nessuno ci può giudicare. È il senso di Un bacio (Bompiani), il racconto su omofobia e bullismo con cui Ivan Cotroneo (Napoli, classe ‘78) torna in libreria dopo il successo di La kryptonite nella borsa (2007). A sedici anni, l´età dei protagonisti del suo nuovo libro, siamo tutti in via di definizione, ma Lorenzo ha fretta di mostrarsi com´è. Gira con unghie smaltate e tshirt femminili. In paese lo chiamano “Lorenza” e lo mettono in croce. A complicare le cose, l´amore, dichiarato e apparentemente respinto, per il compagno di classe Antonio. Il bacio del titolo cambierà, purtroppo, le loro vite.
La kryptonite nella borsa era quasi un´autobiografia. Anche Un bacio si basa su una storia vera.
«Nel 2008 Larry, 15 anni, studente di un liceo californiano, è stato ucciso dal compagno Brandon, 14 anni, con un colpo di pistola alla nuca. Larry aveva corteggiato Brandon. In quel periodo ero negli Stati Uniti e non si parlava d´altro. In Italia, a stento, hanno dato la notizia. Dovevo raccontarla».
Da adolescente è stato emarginato come Lorenzo?
«A differenza dei libri precedenti, che parlavano di me, qui ho sviluppato un tema che riguarda tutti. L´omosessualità è un reato in 80 paesi del mondo e anche quello che succede a Roma, con l´aumento dei crimini per omofobia, mi preoccupa. Di autobiografico in Un bacio c´è la paura di essere giudicati. La mia vita non è stata distrutta dalla paura, ma molti non si sentono all´altezza dei sogni».
Lorenzo e Antonio sono uniti dall´assenza delle famiglie. L´unica che cerca di aiutarli è la professoressa Valente.
«La scuola, nella realtà, non è meno allo sbando dei miei personaggi. Gli studenti diventano sempre più tristi, infelici, rassegnati. Preferirebbero un calcio in faccia piuttosto che un libro tra le mani. La Valente cerca di recuperare, almeno nella finzione, un dialogo con ragazzi che hanno rinunciato a raccontarsi».
Baciarsi una sola volta, come nel libro, equivale a non essersi mai baciati?
«Può significare un mondo, aprire all´amore, non solo in letteratura».
Impegnato politicamente, lei ha scioperato contro i tagli alla cultura. Che fine ha fatto il Pd sulle coppie di fatto?
«Quando nel Pd c´era la senatrice Binetti, mi sentivo a disagio. Pur non essendo interessato a adozione o matrimonio gay, sono favorevole a qualsiasi libertà. Una situazione ancora più difficile per me: religioso, non mi riconosco nelle istituzioni. I politici mi sembrano assoggettati alla Chiesa e, per mercimonio elettorale, ignorano le trasformazioni della società».
Sia in Un bacio che nel film Io sono l´amore, che lei ha sceneggiato, Milano è una città bellissima, ma dalla quale fuggire.
«L´accostamento è casuale. Milano mi ha accolto con calore e mi fa lavorare nell´editoria. La prima volta avevo 13 anni e venni a trovare gli zii. Fui affascinato dal Duomo, volli salirci. Una scena riprodotta in Io sono l´amore, che evoca il mio film preferito, Rocco e i suoi fratelli».
Oltre che scrittore e sceneggiatore, traduce Hanif Kureishi e Michael Cunningham. Ha mai copiato da loro?
«Tradurli mi fa sentire fortunato, ci lega un rapporto d´amicizia. Ho scritto il primo libro (Il re è nudo, ndr) nell´appartamento newyorkese di Cunningham. Da esordiente lavoravo nello studio di un autore che aveva appena vinto il Pulitzer. Spero di aver copiato, che il loro talento mi sia rimasto attaccato alle dita».

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