Dalla rassegna stampa Cinema

David, due babbi e una mamma-pancia

Valter e Mario abitano in provincia di Livorno. Si sono sposati a Barcellona. Negli Usa hanno realizzato il sogno di un figlio: una messicana ha prestato l’utero gay

Livrono – David porta il nome del medico che l’ha fatto nascere. Un ginecologo ebreo californiano che recita una preghiera di ringraziamento a Dio ogni volta che pratica un’inseminazione. Per lui ci sono voluti quattro tentativi. Ora, nella sua tutina arancione, prende il latte dal biberon preparato dai suoi due padri: babbo Valter e babbo Mario. Una coppia gay che ha realizzato il sogno di un figlio. “Mamma pancia”, la donna che ha prestato l’utero portando a termine la gravidanza, è Amanda, una trentenne di origine messicana, già madre di tre figli, che vive a San Diego, dov’è nato il bambino.
Voglia di normalità. Quarantasei e 50 anni, Valter pedagogista, Mario laureato in letteratura spagnola, 24 anni di solida convivenza, una bella casa torre col cotto rosso, le travi e tanti quadri di donne-mamme alle pareti, il matrimonio a Barcellona nel 2008, i due papà vivono in un paese della provincia di Livorno dove lavorano nel settore sociale, con ruoli dirigenziali. Attivi sul fronte dei diritti civili – Mario è nel direttivo di “Famiglie arcobaleno”, Valter è stato anche assessore – hanno sempre vissuto la loro omosessualità alla luce del sole. «Per fortuna non abbiamo mai avuto problemi di omofobia – dice Mario – ma non c’è solo la violenza delle botte, c’è anche la negazione dei diritti. Io son dovuto andare in Spagna per sposare mio marito, in America per far nascere mio figlio. Questa non è violenza? Eppure in Italia ci sono 100 mila bambini di coppie gay, 3 mila le famiglie arcobaleno».
Due mesi e dieci giorni fa. David è venuto alla luce il 10 agosto in una clinica californiana. «Ma in realtà è un sogno che accarezziamo da 10 anni», racconta Valter. Ha fatto da spartiacque l’incontro con “Famiglie arcobaleno”. «Abbiamo conosciuto tante coppie con figli già grandicelli». Come direte a David che ha due papà? «Semplicemente, spiegandogli che è nato da un semino e dalla pancia di Amanda, perché mamma-pancia è sempre presente: ci parliamo su skype, le mandiamo le foto, verrà a trovarci ad aprile». E Mario parla a David in spagnolo perché la comunicazione sia più facile. I due papà hanno fatto la spola con gli States dal 2007. Prima per scegliere la mamma di sostegno, poi per le pratiche mediche. E sono rimasti lì un mese al termine della gravidanza, hanno seguito la nascita, hanno pianto insieme ad Amanda e tagliato il cordone ombelicale. Poi, 24 ore dopo il parto sono diventati genitori. Alle prese con pannolini, biberon, risvegli notturni. È tutto così facile? «No, certo, soprattutto è pesante la parte dei diritti». Perché mentre negli Usa David, cittadino americano per nascita, è figlio di entrambi, in Italia lo è solo di Valter. Quindi Mario deve fare testamento per assicuragli la tramissione dei beni, «su cui nostro figlio dovrà pagare le tasse». E niente assegni familiari. In compenso Valter ha usufruito del congedo parentale.
Mamma pancia. È il 2007 quando il sogno di Mario e Valter inizia a decollare. L’idea dell’adozione è superata – vietata in Italia, in Spagna è richiesta la residenza – per loro è il momento di scegliere la donna che darà alla luce loro figlio. Un’operazione che costerà intorno ai 40mila euro (poco di più di un’adozione internazionale). «L’agenzia di San Diego – raccontano – ci ha fornito un book con una serie di donne: l’unico requisito che avevamo richiesto era che parlasse spagnolo. La prima rifiutò perché eravamo gay. Poi abbiamo incontrato Amanda». Alla prima surrogacy, per lei è previsto solo un rimborso spese. «Perché ha accettato? Per aiutare quelle coppie che non possono avere figli. Con Amanda – spiega Mario – c’è stata subito intesa. Ed è molto religiosa. La sua famiglia è cristiano-protestante: indimenticabile la preghiera a casa di Amanda con cui simbolicamente ci hanno consegnato David. Io sono ateo (così come Valter), ma davanti a quella preghiera mi sono commosso».
Il parto. È il 10 agosto scorso, quando nel centro di fertilità di San Diego, Amanda entra in sala parto insieme ai due papà. «Entrambi – dicono – abbiamo tagliato il cordone ombelicale. Che emozione!» Da quel momento mamma pancia non ha più nessun diritto su David. Tanto che i medici chiedono il permesso ai genitori per poter accomodare il piccolo David tra le sue braccia. A far partorire Amanda un medico ebreo praticante. Dopo 24 ore Mario e Valter lasciano la clinica diretti all’albergo. È da qui che iniziano a fare i babbi, per davvero.
«Benvenuto a casa». A fine agosto ecco il ritorno a casa. La cameretta del piccolo è tutta colorata, piena già di giochi. Due uomini, «due mariti, due babbi», sottolineano. Ma presto nella loro casa ci sarà anche una donna, oltre alle amiche e alle zie. «Abbiamo scelto una tata, perché per David è importante interagire con una sensibilità femminile».

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