Dalla rassegna stampa Cinema

A Robert De Niro piace "Manuale d'amore" di Giovanni Veronesi.

L’ha rivelato durante la sua lezione di cinema al festival Taormina. Ma non tutti i cronisti hanno riportato la notizia…

A Robert De Niro piace “Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi. L’ha rivelato durante la sua lezione di cinema al festival Taormina. Ma non tutti i cronisti hanno riportato la notizia. Il regista toscano, classe 1962, sospetta una censura figlia di un’inveterata antipatia. Chissà se è così. Certo incuriosisce che il divo americano, dopo aver ritualmente citato Fellini e Antonioni, Pontecorvo e Tornatore, abbia confessato di essersi “molto divertito” con “Manuale d’amore”. “Embé, che male c’è?” sbotta il cineasta. “Ringrazio De Niro per le parole gentili. Stanotte gli ho mandato anche una mail. Non risponderà. Ma va già bene così”.

Sorpreso?
“Mai quanto i giornalisti a Taormina. Avrei voluto essere lì per filmare le loro facce. Già li vedo che si confrontano, taccuini alla mano, per sapere se hanno capito bene. ‘Ha detto proprio Veronesi? Possibile?’. Sì, possibile. Mai parlato con De Niro, mai stato al suo festival Tribeca, non so nemmeno dove abbia visto “Manuale d’amore”, anzi “The Manual of Love”, anche se il film ha girato in molte rassegne ed è stato venduto il 12 Paesi. Ma che goduria. Così Giovanni Veronesi da Prato, anni 48, entra a far parte della personalissima cineteca di Robert De Niro, professione: leggenda”.

Come l’ha saputo?
“Mi hanno telefonato in tanti. Per prima la mia fidanzata, Valeria Solarino, l’aveva letto sul “Corriere della Sera”. Poi Leonardo Pieraccioni: vuole ad ogni costo che gli mandi una foto sul telefonino abbracciato De Niro. Purtroppo domenica avevo comprato un altro giornale, “la Repubblica”: c’era l’intervista a De Niro, ma non il riferimento al sottoscritto. Tagliato. Idem sul “Messaggero”. Fa niente. Preferisco godermi la bella notizia… anche se il giorno dopo scompare dai quotidiani importanti”.

Il solito polemico. Secondo lei perché è piaciuto il film?
“De Niro in genere è parco di parole, dà risposte schiette e lapidarie. Dice che s’è divertito. Mi basta. Di sicuro Verdone fa molto ridere: la scena con Sabrina Impacciatore fa scompisciare a tutte le latitudini. Un remake americano lo vedrei, eccome. Anzi mi sembra strano che non ci abbiano messo le mani sopra. È successo con ‘Profumo di donna’, ‘Travolti da un insolito destino’, con ‘L’ultimo bacio’. Sempre meglio gli originali, però.

De Niro, se è per questo, ha appena rifatto il Mastroianni di “Stanno tutti bene”.
“Già, il padre che va a caccia dei figli sparsi per tutto il Paese. Film sfortunato in Italia, veniva dopo ‘Nuovo cinema Paradiso’. Non so come sia il remake. De Niro è sempre bravo, ma sono film fortemente legati alla sensibilità dell’autore, non basta la formuletta americana, serve una spinta emotiva diversa”.

I suoi De Niro preferiti.
“Il secondo ‘Padrino’. Nella versione in lingua originale quando recita in siciliano è grandioso, il monologo con Gastone Moschin è pazzesco. Si mangia pure Marlon Brando. Ma è fantastico anche in ‘Toro scatenato’, incarna un sogno di riscatto tra pietà e cattiveria. E poi il Capone degli ‘Intoccabili’, quello che urla a Kevin Costner ‘sei tutto chiacchiere e distintivo’, e certo ‘Taxi Driver’: ha lanciato un modo di essere schiantati e maniaci al cinema. La verità? Tra Al Pacino e De Niro preferisco De Niro. Lo trovo più completo, Pacino si diverte un po’ troppo e si vede.

Ma davvero crede che i critici ce l’abbiano con lei al punto da censurare i complimenti di De Niro?
“Guardi, non voglio fare la solita lagna. Da quando ho capito che becchi venti candidature e poi neanche un David non mi arrabbio più. Lo stesso quando i critici mi dicono che il film è riuscito e il giorno dopo lo stroncano. Mi basta vivere bene nella vita privata. La critica mi ha sempre ostacolato e devastato: con Nuti, con Pieraccioni, da solo.

Ai tempi di ‘Per amore, solo per amore’ scrissero che il cavallo bianco sembrava quello di uno shampoo. Ho avuto anch’io i miei Nastrini d’argento e il mio Donatello. Prima ero affezionato ad alcune firme, ora non ci credo più. Il fatto è che mi girano le palle quando leggo certe recensioni, ma mi passa in un nanosecondo. Mi fa ridere l’accanimento verso un certo genere, la commedia. Poi basta che uno alzi la voce e tutti ne parlano bene”.

Uno sottovalutato dalla critica?
“Riccardo Scamarcio. È bravo: fatevene una ragione. Ma l’avete visto? Che faccia il terrorista, il gay, l’immigrato, il ragazzo di provincia, è sempre perfetto, espressivo. Se non danno a lui il Nastro d’argento, a chi lo devono dare? Ma non glielo daranno. Lo daranno a Elio Germano. E va pure bene. L’ho lanciato io e siamo amici. Ma insomma”.

Gli apprezzamenti di De Niro sortiranno qualche effetto?
“Ah ah ah ah… È la mia risposta cinica e beffarda. Ma in fondo è giusto che vada così. De Niro si sarà divertito a vedere il film, una sera coi suoi figlioli, e a Taormina se n’è ricordato. Punto. Però ho deciso di fare il terzo ‘Manuale d’amore’. Ho cominciato a pensarci in questi giorni. Prima di De Niro, però ora sono più motivato”.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.