Dalla rassegna stampa Personaggi

«Io ragazzo gay piango mia madre»

Rufus Wainwright: «Mi ha sempre spronato» Un sogno? «La Scala, vado matto per Verdi» …Wainwright non ha mai nascosto mai la sua sessualità: «Mi chiedo come abbia fatto Ricky Martin a tenerselo dentro. Io ho fatto outing immediatamente, quando ho iniziato ad esibirmi. E forse mi è costato …

Travestito da Judy Garland, con tanto di tacchi a spillo, accompagnato da sette orchestrali in gessato rosa, barocco, eccessivo, sempre sopra le righe. Sarà ancora questa l’immagine che tanti conserveranno in memoria del canadese Rufus Wainwright, uno dei più talentuosi artisti di questo XXI secolo, anzi «il più talentuoso del mondo» secondo Elton John e molti altri celebri ammiratori (da Alanis Morrissette a Sting). Perché in questa mise si presentò alla sua ultima apparizione milanese, due anni e mezzo fa.

Canadese Rufus Wainwright, 36 anni, nel nuovo album «All Days Are Night: Songs for Lulu» dedica alla madre e alla sorella, pure lei cantante, il brano «Watching Marta». Ci sono poi tre sonetti di Shakespeare musicati e un inno a New York

Ebbene, il Rufus che torna stasera al Conservatorio, è un altro. Via tutte le sovrastrutture, solo piano e voce, il cantante da tre ottave, dichiarata icona omosessuale, è in una fase di profondo cambiamento, come testimonia il suo ultimo disco «All Days Are Night: Songs for Lulu».
«Per molti versi, è un album drammatico— racconta al telefono — ho perso mia madre a gennaio. E sono un ragazzo gay di 36 anni. E per un gay è un’età ancor più difficile che per gli altri. Il piano e la voce riflettono questo mio umore». Già, la scomparsa di Kate McGarrigle a gennaio, cantautrice anch’ella, non è segnata soltanto dal normale dispiacere di un figlio che perde la madre: «Mi ha sempre spronato. Ma anche severamente giudicato grazie alla sua sensibilità artistica. Era un punto di riferimento che mi manca terribilmente». Il dolore è finito in una canzone «Watching Marta» che ha dedicato anche alle sorella, cantante pure lei.

Artista sempre colto e raffinato, nel disco Rufus ha musicato poi tre sonetti di Shakespeare: «Uno splendido songwriter — scherza — e poi non gli devo chiedere nemmeno i diritti d’autore…». E c’è spazio anche per un inno a New York: « Who are you? » si chiede Rufus: «C’è la New York dei ricchi e quella delle tragedie umane, difficile e bella, un posto pieno di giovani comunque, in cui mi piace vivere». Come piace a Rufus anche Milano: grande appassionato di lirica al punto da aver composto un’opera tutta sua «Prima Donna», il sogno è ovvio: «La Scala, certo. Vado matto per Verdi. L’ultima volta ho dormito nella camera d’albergo in cui morì. E ci ho fatto l’amore con il mio compagno, eccitante davvero…».

Wainwright non ha mai nascosto mai la sua sessualità: «Mi chiedo come abbia fatto Ricky Martin a tenerselo dentro. Io ho fatto outing immediatamente, quando ho iniziato ad esibirmi. E forse mi è costato qualcosa in un paese puritano come il mio. Ma mi sarei violentato altrimenti». Visto che ha ricevuto gli elogi di tutti, chi elogerebbe lui? «Lhasa De Sela, una bravissima cantante canadese, mia coetanea, scomparsa qualche mese fa. Avrebbe meritato maggior fortuna».

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