Dalla rassegna stampa Cinema

Carlo e i suoi fratelli travolti dal ciclone Lara

È un film feroce sull’Italia di oggi, sull’egoismo e sul razzismo – Una felice sintesi fra il Verdone comico e quello più riflessivo

Il nuovo film di Carlo Verdone, Io loro e Lara, è una commedia di costume costruita, nella prima mezz’ora, come un film drammatico – quasi come un thriller. Partono due storie parallele, apparentemente slegate: Carlo (lo stesso Verdone) è un missionario che torna in Italia dall’Africa, alle prese con unacrisi di vocazione. Di fronte aidrammidel continente nero, non è più così sicuro di sentire la voce di Dio. L’Italia dovrebbe essere un luogo più tranquillo, ma Carlo si ritrova in una situazione familiare esplosiva: l’anziano padre Alberto, vedovo e militare in pensione (Sergio Fiorentini), si è risposato con la badante moldava; i fratelli di Carlo, la psicoanalista Beatrice (Anna Bonaiuto) e il broker Luigi (Marco Giallini), sono preoccupatissimi che la donna si mangi i soldi di famiglia e sperano che Carlo risolva tutto. Il nostro missionario, di fronte a questo nido di vipere, comincia a rimpiangere l’Africa…
Contemporaneamente seguiamo le peripezie di Lara (Laura Chiatti), ragazza sola, bella e misteriosa. Non si capisce bene che mestiere faccia; sicuramente sta sempre appiccicata al telefonino, ogni volta con un uomodiverso. Ed è perseguitata da Elisa (Angela Finocchiaro), assistente sociale che periodicamente le piomba in casa, la tempesta di domande (come vivi?, come ti procuri i soldi?, che lavoro fai?…) e procrastina all’infinito la soluzione di un «problema» dal quale Lara è, evidentemente, tormentata.
Che rapporto c’è fra Lara e la famiglia di Carlo? Lo scopriamo dopo circa mezz’ora di film, a un funerale… ma sarebbe delittuoso dirvi sia chi è il morto, sia chi è Lara. Vi basti sapere che Lara sconvolgerà la vita di tutti «loro», ovvero di Carlo e dei suoi nevrotici fratelli. Le due storie si incroceranno in modo felice (benissimo costruito il copione, di Verdone, Francesca Marciano e Pasquale Plastino), con momenti di autentico spasso. Nella seconda metà del film, Verdone si butta nella commedia degli equivoci: una scena vi ricorderà l’epico rendiconto di Borotalco, quello in cui Mario Brega crede di scoprire che il genero se la fa «pure co’ le negre!»…
Io loro e Lara è una felice sintesi fra il Verdone comico e quello più meditabondo. È un film feroce sull’Italia di oggi, sull’egoismo e sul razzismo che ci circondano – mentre non sopravvaluteremmo l’aspetto «terzomondista»: l’Africa, in fondo, nel film si vede molto poco. Noi italiani dovremmo vederlo con lo spirito di chi osserva un buffo, spietato autoritratto. E noi criticidovremmofinalmente riconoscere in Verdone non solo un formidabile ritrattista di casi umani estremi, ma anche un raffinato regista di situazioni al confine tra comico e drammatico. Fate caso come, nel film, nessuno stia mai a sentire il prossimo; soprattutto, nessuno (in Italia, in Africa è diverso) sta mai a sentire Carlo, che sembra sbarcato all’improvviso in un paese di sordi (con la «s» minuscola!). E per valutare la bravura dell’attore-regista, osservate con attenzione la strepitosa scena in cui Angela Finocchiaro tenta di sedurlo: quale mattatore regalerebbe alla sua partner tutto il peso comico di una sequenza, riservandosi un ruolo da spalla di lusso? Verdone può, ormai, permetterselo: anche perché il coro di attori che lo circondano è perfettamente intonato.

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