Dalla rassegna stampa Televisione

Moana Pozzi, biografia di un corpo urticante

FICTION · Su Sky Cinema torna la star del porno – Una favola rock, con una tendenza anarchica che rimanda al punk dei Sex Pistols. Con un risvolto amaro e drammatico concentrato tutto nella seconda parte del film. È così che il regista Alfredo Peyretti definisce la sua fiction su Moana Pozzi che …

da Il Manifesto

Moana Pozzi, biografia di un corpo urticante

Una favola rock, con una tendenza anarchica che rimanda al punk dei Sex Pistols. Con un risvolto amaro e drammatico concentrato tutto nella seconda parte del film. È così che il regista Alfredo Peyretti definisce la sua fiction su Moana Pozzi che andrà in onda, in due puntate, il 1 e il 2 dicembre, alle 21, su Sky Cinema 1 e 1HD.
In effetti, la musica è una presenza importante, così come il montaggio da videoclip che «mima» la velocità adrenalinica degli anni Ottanta. A rimetterci, in questo turbinare di sequenze è un po’ la storia e la sua narrazione che non sempre risulta compiuta.
Chissà se su questa frammentarietà – molte le scene che sembrano giustapposte – abbia anche influito il cambio in corsa della produzione, la sterzata improvvisa del progetto iniziale che ha portato alla sostituzione del precedente regista, Cristiano Bortone (rimane la sua sceneggiatura che firma anche Leonardo Breccia, sono scomparse, invece, le «integrazioni» con immagini di repertorio con la vera Moana). Peyretti difende la sua scelta e spiega che non ha voluto solo raccontare una biografia, «ci sono molte scene inventate, la mia non è un’inchiesta giornalistica. Mi piaceva far vedere una persona fuori dalla norma e credo di aver raggiunto un equilibrio».
A interpretare la porno star che destabilizzò l’Italia con la prorompenza e generosità del suo corpo (e con l’uso consapevole che ne fece), divenuta un’icona pop dell’amore praticato per piacere e per denaro, è Violante Placido, in una strabiliante prova attoriale che la porta a spogliarsi dei panni della Fata Turchina di Pinocchio per indossare quelli, certo più eversivi, di una hot girl che abbandonò la «buona educazione» per convertirsi a una vita fatta di eterno presente, soldi, potere e fragilità adolescenziale mai superata.
Un personaggio complesso, di rottura, quello di Moana che rinasce su schermo a sedici anni dalla suamisteriosa morte, avvenuta a Lione, a soli 33 anni, per un tumore al fegato, come si disse all’epoca e come confermò il marito, rivelando in seguito che fu eutanasia. «Ero determinata, mi sono presentata ai provini perché volevo affrontare questa sfida – ha confidato Placido -Ho avuto paurama poi sono entrata in quel gioco un po’ folle.
Moana è stata una donna che ha avuto un percorso solitario. Ha assunto la responsabilità della sua scelta estrema, la sua vita è stata una provocazione nei confronti di una società bigotta come quella italiana. Anche oggi si preferisce vedere, in tv o al cinema, scene violentissime, ma quando c’è il sesso, questo fa sempre scandalo». Eppure, la liaison del potere politico con il mondo hard è rimasta immutabile e immutata da allora. Nella fiction – che andrà in onda col divieto ai 14 anni, il consiglio di visione per un pubblico adulto e anche un avviso di «parental control» – c’è un onorevole che somiglia a Craxi (Moana aveva rivelato di aver avuto rapporti con lui).
Nella prima puntata, ci si immerge nella eccentrica comunità tenuta in piedi da Riccardo Schicchi, che condusse all’esperienza politica del Partito dell’Amore con Moana e Cicciolina. C’è anche lei nella storia, interpretata da Giorgia Wurth, ma Ilona Staller ha bollato il film come «mera operazione di business» e aveva già chiesto 30 milioni a Sky per l’utilizzo non autorizzato del suo personaggio (l’udienza è per gennaio). Insomma, si entra nei set a luci rosse, con le faticose giornate di lavoro dove non ci si risparmia, si sbircia in interni domestici – belle le scenografie – e si sfoggiano buone conoscenze della storia dell’arte (i quadri del 500 e gli arredi decò della diva). Una specie di performance nella performance è quella che offre Fausto Paravidino nel ruolo di un invasato Schicchi. Il diretto interessato, però, ha dispensato elogi per Violante Placido, ma non ha apprezzato la fiction: «è grottesca, piena di licenze creative del regista chemi è sembrato un’Alice nel paese delle meraviglie del porno».

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da Corriere della Sera

Fiction Su Sky in prima serata due puntate sulla pornostar. Con l’«avvertimento» per i ragazzi sotto i 14 anni

Moana in tv (vietata ai minori)

Violante Placido: con me rivive il mito, era esibizionista con innocenza

ROMA — «Tutti portavano una maschera. Lei le tolse tutte ». Parole lapidarie per annunciare «Moana». Fiction in due puntate prodotta da Polivideo e trasmessa su Sky Cinema 1, il primo e 2 dicembre. Nei panni succinti dell’icona del sesso anni Ottanta, una somigliantissima Violante Placido, con la regia di Alfredo Peyretti. Ma potrà andare in onda, sia pure su una tv a pagamento, in prima serata, essendo vietata ai minori di 14 anni? Assicura il direttore del canale Neils Hartmann: «La trasmetteremo con il bollino e con un cartello che avvisa della presenza di scene non adatte ai minori».

Sussurri e spasimi di piacere aprono la prima puntata, che parte dall’infanzia della Pozzi quando, durante una gita al mare con i genitori (il padre, insegnante di catechismo, era un appassionato subacqueo), si esibisce in una danza scatenata, davanti agli occhi concupiscenti di un amico di famiglia e per questo viene schiaffeggiata dalla madre. Era «esibizionista» sin da piccola? «Sì, ma non c’è nulla di male» interviene la Placido. La ritroviamo qualche anno dopo al suo primo provino cinematografico. Qui incontra un aitante attore americano, che le propone il primo film porno: «Tanto lo vedono solo all’estero, ma guadagnerai un sacco di soldi». Il primo compromesso accettato dalla futura diva dell’hard, per realizzare il suo sogno d’attrice. Ma la pellicola viene proiettata anche nei cinema a luce rossa italiani e la famiglia rompe i ponti con la figlia «perduta».

Da qui, l’avventura professionale di Moana: i set pornografici, l’incontro con Riccardo Schicchi (Fausto Paravidino) e Ilona Staller (Giorgia Wurth). I primi spettacoli in teatro, con Cicciolina che gioca eroticamente con i serpenti e la Pozzi che esce dalla conchiglia come Venere dai flutti. L’incontro con un uomo politico influente (interpretato da Augusto Zucchi), che dovrebbe schiuderle il mondo della televisione. Scherza Paravidino: «Il personaggio ha pochi capelli in testa e porta gli occhiali tondi. Solo la vostra cattiva fede vi fa pensare a Bettino Craxi». La prima puntata finisce con l’incontro del futuro marito Antonio Di Ciesco (Michele Venitucci). Dice la Placido: «Era una donna con una grande personalità, umanità: è stata al mio fianco e nei miei pensieri durante tutto il film. Era piena di sfaccettature. L’abbiamo raccontata esteriormente e interiormente: lei sceglie il porno come provocazione alla sua famiglia cattolica e alla società ipocrita e bigotta, ma aveva un gran bisogno di essere amata».

Apprezza l’interpretazione della Placido il manager Schicchi, ma con dei distinguo: «Grazie a Violante, lo spirito di Moana c’è. Per il resto, è una fiction grottesca, piena di licenze creative del regista, che mi sembra Alice nel paese delle meraviglie del porno. La Staller è ridotta a un pupazzo e il mio personaggio è inventato ». E la questione legale con la vera Staller, che ha fatto causa a Sky, è sospesa: «L’istanza d’urgenza è stata respinta», spiega Nils Hartmann, direttore di Sky Cinema. Difende il prodotto la Polivideo: «Il nostro non è né un documentario, né un’inchiesta. Raccontiamo una donna che ha fatto scelte coraggiose». E Peyretti precisa: «Ho fatto un film rock e anarchico: se Moana vivesse oggi ci aiuterebbe a sconfiggere le nostre paure».

Emilia Costantini
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L’amica Eva Henger

«Cinque giorni prima di morire voleva tornare al lavoro»

ROMA — «Ho visto in edicola una copertina con Violante Placido e ho fatto un salto: Oddio, Moana . Nella foto sono identiche. Non vedo l’ora di vedere il film tv». Eva Henger, 37 anni, ex pornostar ungherese, era amica di Moana. All’appuntamento si presenza con la carrozzina: Jennifer ha 7 mesi. Il terzo figlio l’ha avuto dal secondo marito, il produttore Massimiliano Carotelli.

Chi era Moana per lei? «Cercava una vita normale e aveva una vita segreta che custodiva gelosamente.

La famiglia per esempio. Aveva tutto da loro, non cercava di sostituire affetti. Era chiusa a riccio sul suo privato. E c’è il mistero del figlio…» Anche la morte è un giallo? «Io l’ho vista cinque giorni prima che morisse all’ospedale di Lione. Mi disse che era ingrassata cinque chili, si sentiva meglio e a Riccardo Schicchi, il mio ex marito, chiese di organizzarle delle serate perché aveva speso tutti i soldi per le cure mediche. Se ne andò in tre mesi di malattia. Si parlò di un virus preso in India. Un mese prima di andarsene si scoprì ch aveva un tumore al fegato. Non aveva l’Aids».

A Moana piaceva fare la pornostar.

«A me non molto, ti stanca. Ma non rinnego nulla, anzi ti insegna a conoscere una realtà fuori dalla norma. Mi sono ritirata, per me è un problema pure mettermi in bikini».

Quanto tempo è durata? «Sono stata pornostar in 4 film per 4 mesi. Ma miei film li montano e rimontano, è uscito Eva contro Selen, io mai girato un video con lei. Ho fatto una denuncia ma da allora non è successo nulla». (V. Cap)

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da L’Unità

POVERA MOANA RIDOTTA ALLE COMICHE

La fiction Il regista dice che voleva fare un film «punk»… Boh: qui abbiamo visto focosi gangster, colorati set di film porno e persino Bettino Craxi In onda l’1 e il 2 dicembre su Sky, con un’adolescenziale Violante Placido

Bizzarro, il mondo delle fiction italiane. Puoi scoprire che Moana Pozzi era punk e che Riccardo Schicchi, il celebre manager e produttore porno, una sorta di Walt Disney dell’immaginario italiano. Questo, almeno, è quello che hanno sostenuto il regista della miniserie Moana che il primo dicembre andrà in onda su Sky, e l’attrice Violante Placido. Roba forte, avevano annunciato i boatos: un tam tam «scandaloso» in questo paese pruriginoso, vieppiù che c’è la diafana Violante a fare Moana. Ebbene, la più amata delle pornostar italiane – personalità a suo modo carismatica e a tratti sorprendente – a vedere il film nonè mai stata punk, è più adolescenziale che erotica, ed il suo fascino è ridotto all’aneddotica. «Un affresco degli anni Ottanta», ha detto Fausto Paravidino, notevolissimo attore teatrale qui a vestire la faccia dell’ambiguo Schicchi. Ma forse Moana non è nemmeno questo, se non nel senso di una patina eighties stesa su una sceneggiatura pizza e margherita, che si perde per strada l’unica cosa importante: Moana Pozzi.
Eccola poco più che adolescente ad un provino «serio» a blaterare Shakespeare per finire nelle mani di un attore porno americano che la fa finire in un filmazzo che lei crede destinato solo alle sale estere: drammatica telefonata conmammae papà indignati e lì finisce uno degli elementi più interessanti della biografia di Moana, ossia la sua provenienza borghese, il contrasto con la famiglia, le radici profonde di una scelta che la porteranno all’hard-core. «Ho pensato a Moana come ai Sex Pistols», afferma intrepido Alfredo Peyretti, il regista, entusiasta di aver infilato un pezzo dei Pil ed uno degli Specials nella colonna sonora. E invece ecco una sequela terrorizzante di stereotipi: lei che se la intende conungangster d’alto bordo che viene ucciso a pistolettate in pieno centro nelle braccia diMoana medesima (episodio totalmente inventato), lei che ad un certo punto sussurra al suo amico-truccatore- gay-futuro-trans «io odio l’ipocrisia », i loschi personaggi che girano intorno alla società di Schicchi, la smandrappata antipatia di Cicciolina, il futuro marito che emerge dalle acque del mare come un novello Ulisse.
ARRIVA BETTINO!
Alcuni passaggi sono da film di serie zeta, quasi stracult:come le scene del set di Moana e Cicciolina ai Mondiali, e in generale l’interpretazione di Paravidini nei panni di Schicchi, talmente viscidamente sopra le righe da essere forse la migliore del film, o il mitico incontro diMoanacon Bettino Craxi, che ovviamente non viene citato esplicitamente. Sapete com’è, anni Ottanta, famoso politico che dà ordini ai suoi ministri con grossi occhialoni: chi sarà mai? Insomma, altro che pruderie, ipocrisia e verità oscura del profondo sesso: la tragedia della fiction italiana sono i pessimi sceneggiatori.
PS. Visto che, a detta della stessa Sky, il tv movie è vietato ai minori di anni 14, teoricamente non potrebbe essere mandato in onda alle 21. Lo dice una sentenza del Tar del 2007. Boh.

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Il ´fattore M, ossia l’umanità della pornostar

La sua forza fu l’elemento umano dentro l’immaginario degli anni ’80. E invece il tv-movie rischia di banalizzarla

LUIGI MANCONI

C’è un rischio: nel presentare Moana Pozzi come personaggio imprevedibile e «straordinario» (si noti: mai aggettivo è stato più dissipato di questo, negli ultimi anni), si finisce quasi fatalmente nell’ordinario. Ovvero: Moana Pozzi a metà tra estasi dei fan e solitudine irreparabile, tra mercificazione del corpo e ansia di libertà, tra icona dei consumistici anni 80e bisogno di trasgressione. Un quadro tutto sommato banale, come «la tristezza del clown» o l’insospettabile bontà dell’assassino. Dunque, la celebrazione di Moana Pozzi che questo film televisivo mette in scena, rischia di fare di una personalità davvero complessa (percome lapuò ricostruire chi nonha avuto la fortuna di conoscerla personalmente), uno stereotipo o comunque una figura scontata. Insomma, la pornodiva addirittura intelligente è persino sensibile.
E perché mai non sarebbe dovuto esserlo? In realtà, la vera forza di Moana Pozzi sta altrove: sta nel fatto che ha avuto la capacità di integrarsi nella società pubblica italiana degli anni 80 come un elemento portante della cultura egemone di quel periodo. Attenzione: non intendo dire che fosse una figlia del rampantismo e dell’« edonismo reganiano» dell’epoca,mode di plastica e luci stroboscopiche, trionfo dello sfarzo anabolizzante e della chirurgia estetica, esaltazione dell’inautentico e dell’irrealtà. È vero, piuttosto, il contrario: in quell’universo artificiale,MoanaPozzi rappresenta proprio il «fattore umano», la carnalità allo stato puro, l’opulenza dell’erotismo onirico e segaiolo, pop e camionistico, che acquistava legittimità e una sua rispettabilità estetica medio-borghese proprio in ragione del suo essere carattere nazionale. E materia erotica nazionale. E ricordate il suo viso: bello e luminoso, ma contraddetto da un vago elemento di prognatismo, così deliziosamente imbronciato e capriccioso da costituire un elemento di attrazione. D’altra parte, la sontuosità del seno e dei fianchi opimi rappresentava la rivincita domestica sull’ esotismo/erotismo, un filo (ma appena appena un filo) perverso, della collega Ilona Staller.
Poi, non va dimenticato, erano gli anni 80, segnati dall’affermazione del «post-moderno» nella sua versione più cialtrona: come negazione di qualunque gerarchia estetica ed etica e di qualunque senso della storia e della tragedia umana.MoanaPozzi, di tutto ciò, evidentemente nulla sapeva, ma tutto intuiva e vi si adagiava, per trovarvi il proprio spazio e il proprio ruolo sociale. Lo fece col massimo di ironia e autoironia consentito e con una padronanza di sé – autentica o fittizia, non importa – che si affidava a una idea di amoralità consapevole. Dietro tutto ciò è prevedibile che vi fossero insicurezze e tormenti, solitudini e ansie: e, soprattutto ciò che – patologia o chissà che altro – l’ha portata alla morte.
Certo, quella morte così giovane, che ne ha impedito la decadenza fisica e il destino malinconico, o melodrammatico di molte sue colleghe, non era stato messo nel conto dal suo mentore, Riccardo Schicchi. Ma è stato proprio questo a dare a Moana Pozzi quell’elemento di mistero e di penombrache neha impedito la banalizzazione.
Resta il fatto che Moana Pozzi è l’ultima pornodiva dell’epoca pre-internet, quando la carnalità era ancora pienamente percepibile – e senza il patetico espediente del 3D – dalle pellicole sgranate delle cassette VHS. Oggi, la pornografia è cambiata radicalmente: quella di Moana Pozzi – ora lo vediamo più chiaramente – era una forma estremadi sentimentalismo. La materializzazione di unafantasia erotica comesua reiterazione seriale,manon per questomenoromantica. Il sentimento, infatti, può essere altrettanto intenso quando si esprime come allusività tenue e quando si manifesta come esplicitazione diretta. A ben vedere, la sola differenza è di linguaggio o, se si vuole, di stile narrativo. La sostanza è la medesima, ed è fatta di desiderio e di tenerezza, di abbandono e di voluttà. Tutto ciò espresso in forma appena sbozzata, approssimativa e immatura, incerta e goffa: sia che ricorra a un linguaggio che si pretende lirico (come in molta musica leggera), sia che utilizzi i moduli più sfacciati. Parliamo, va da sé, di un sentimento che si manifesta nella sua forma adolescenziale, sia perché legato a quella particolare età dello sviluppo e alle sue fantasie, sia perché quella particolare età dello sviluppopuò, in qualche misura, riprodursi e prolungarsi nel corso degli anni della crescita, fino alla maturità e all’età avanzata (e infatti la Pozzi fu amata e desiderata da adolescenti comeda senescenti). Insomma,Moana Pozzi era – e sembrava saperlo – l’altra espressione del romanticismo nazionale. Sempre incerto, come canta Franco Battiato «tra sesso e castità».

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da La Repubblica

Violante Placido è Moana “Libera e vietata ai minori”

La fiction su Sky martedì. Schicchi: “Film grottesco, ma la protagonista è davvero perfetta”

SILVIA FUMAROLA
ROMA
Se è vero che Moana Pozzi, pornostar di buona famiglia che fece una scelta di vita estrema, era una donna complessa, curiosa, intelligente dalla fiction che Sky Cinema 1 manderà in onda martedì e mercoledì non emerge. Non c´è il punto di vista di Moana, né di chi gridava allo scandalo. Per il regista Alfredo Peyretti «è un film rock» e tanto basta. C´è però Violante Placido, perfetta nel ruolo, che restituisce la sensualità alla donna che riusciva essere erotica senza volgarità: corpo statuario, sorriso da bambina. Il film è vietato ai minori di 14 anni e andrà in onda alle 21 «ma» spiega il direttore di Sky Cinema Nils Hartman «avviseremo che c´è il divieto, lo trasmetteremo col bollino e un cartello che avvisa della presenza di scene non adatte ai minori. In più c´è il “parental control”».
Riccardo Schicchi, il manager di Diva Futura che scoprì la pornostar non ha dubbi: «Violante dà un´interpretazione pazzesca e grazie a lei lo spirito di Moana c´è, per il resto è una fiction grottesca, piena di invenzioni e licenze creative del regista che mi è sembrato un Alice-nel-paese-delle-meraviglie del porno. Il film è un omaggio a Moana, bisogna prenderlo così, perché per il resto… Il marito Antonio sembra Ulisse che esce dalle acque come Venere, la gelosia per Baby Pozzi, la sorella, non è mai esistita, Ilona Staller è ridotta a un pupazzo e il mio personaggio è praticamente inventato». Tradita dal fidanzato che le fa girare un film hard, Moana sceglie il porno. Poi, tutto inventato, un amico trafficante di coca viene ucciso e lei incontra Schicchi (Andrea Paravidino) che la fa debuttare. Lo scandalo farà la sua fortuna. La chiamano in tv ma le casalinghe insorgono, attratta dal potere conosce il Politico (dalla montatura degli occhiali si capisce che è Craxi). Sono a letto: «Abbiamo appena fatto l´amore e ora io uscirò da una porta secondaria…» dice lei; «Si chiama ipocrisia» spiega lui.
«Non volevamo fare né un documentario né un´inchiesta» dice il produttore Leonardo Breccia «ma raccontare la donna che, spogliandosi di maschere e ipocrisia, ha fatto una scelta impensabile negli anni 80, diventando un mito». Violante Placido sottolinea di aver fatto il provino «attratta da un ruolo complesso, incuriosita dalla forza di una donna libera. Il film ha avuto pressioni, c´è stato un cambio di regia che mi ha creato problemi, è un progetto ambizioso che richiedeva da parte mia determinazione e leggerezza, in una parola follia. Moana aveva un lato esibizionista, era popolarissima perché col porno ha fatto una scelta estrema mantenendo l´umanità. Con un ruolo così puoi solo divertirti e non giudicare, lei è stata al mio fianco e nei miei pensieri». «Era una combinazione tette-intelligenza» aggiunge Paravidino «anche se non sappiamo bene se la sua intelligenza fosse nelle tette o il contrario…».

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