Dalla rassegna stampa Cinema

Il Leone d’Oro chiuso in un carro armato

MOSTRA DEL CINEMA. UNA GUERRA CLAUSTROFOBICA VISSUTA DENTRO UN TANK CONQUISTA VENEZIA. PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA A «SOUL KITCHEN» DI AKIN …A confermare la linea politica seguita dalla Giuria, la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, a Colin Firth per la sua straordinaria prova …

Trionfa «Lebanon» del regista israeliano Maoz. L’argento alla Neshat. L’Italia si accontenta del “Mastroianni” alla Trinca

Ha raccontato cosa si prova a stare stretto dentro un carro armato ed ora, uscito dalla torretta, brandisce un innocuo, ma per lui fondamentale, Leone d’Oro. L’israeliano Samuel Maoz esordiente alla regia, con il suo Lebanon, vince alla “lotteria” di Venezia. Sul palco legge un lungo discorso sulla pace, sul senso dell’essere umano, lui che racconta cose scomode, lui ex soldato. Maoz è emozionato e felice mentre mostra al pubblico il Leone d’ Oro. Il suo Lebanon è un film su quella guerra del 1982 in Libano che lo ha segnato profondamente, e qui denuncia le efferate torture sui prigionieri arabi, l’uso di bombe al fosforo contro i civili. Una scelta politica forte, quella della Giuria guidata da Ang Lee; il film non è esente da pecche ma l’assunto che presenta vale assolutamente il premio.
A confermare la linea politica seguita dalla Giuria, la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, a Colin Firth per la sua straordinaria prova in A Single Man, film militante omosessuale di Tom Ford. In italiano, Firth si dice emozionatissimo, prosegue dicendo di amare l’Italia per tante cose, comprese l’arte e la grappa, poi ringrazia la moglie che «Mi ama da 15 anni, nonostante questi strani ruoli in cui interpreto mariti diversi da quello con cui vive». Risate in sala e standing ovation, l’unica della premiazione.
Politici, in altro modo, sono gli unici due premi contestati in Sala Grande e in sala stampa, due premi italiani: la Coppa Volpi femminile a Ksenia Rappoport per la sua bella interpretazione ne La doppia ora dell’esordiente Giuseppe Capotondi. Pochi i fischi ricevuti all’ inizio ma una vera tormenta esplode quando ringrazia la Medusa, produttrice del film. Peggio è andato a Jasmine Trinca, “Premio Marcello Mastroianni” come attrice emergente per uno dei film più detestati al Lido, il vuoto Il grande sogno di Michele Placido, un film sul ’68 troppo superficiale e inutile. Lei è brava ma il peso del film le costa caro.
Sono questi due premi “politici” perché permettono al cinema italiano di non uscire a mani vuote dalla manifestazione, ma poco consolano per l’atteso affondamento della corazzata del cinema italiano: quel Baaria di Giuseppe Tornatore su cui si erano spese troppe inutili attese, insieme a 35 milioni di euro. Certo, il premio alla Rappoport ha fatto dimenticare, per la Coppa Volpi, le grandi interpretazioni di Charlotte Gainbourg nell’intenso Persècution di Patrice Chereau, di Isabelle Huppert come sempre grande anche in White Material di Claire Denis, e quella impeccabile di Sylvie Testud per quel Lourdes di Jessica Hausner dato per favorito al Leone fin dalla prima proiezione e sicuramente trascurato dalla Giuria.
Ancora politicamente progressista è il riconoscimento speciale a Soul Kitchen di Fatih Akin, tedesco di origini turche che, dopo aver ricevuto premi a Cannes e Berlino, mette in bacheca il successo veneziano, meritato per la sua prima commedia che parla di una Germania che è patria per chi ci vive, non per chi c’era una volta. E ancora il Leone d’Argento applauditissimo per la miglior regia alla video-artista iraniana Shrin Neshat che con dolce fascino ha raccontato il dramma di essere donna in Iran, nel suo Women Without Men. Lei ha salutato il pubblico alzando le dita a V segno degli oppositori dell’attuale governo iraniano.
Politico è anche il Premio alla Sceneggiatura a Todd Solondz per il suo Life During Wartime spietata diesamina del fallimento del sogno borghese americano. Resta, alla fine, il senso di una Mostra che non riesce ad avere coraggio di ridurre i film in concorso e di dire di no alle pressioni politiche che costringono alle scelte delle opere.

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