Dalla rassegna stampa Libri

Zamel di Franco Buffoni

… La seconda parte del libro riporta le conversazioni e lo scambio di lettere avvenuti quattro mesi prima tra Edo e Aldo: ne fuoriesce una breve storia dell’omosessualità, culminante nello scontro tra le idee tradizionaliste di Aldo (due gay tra loro sono come due lesbiche) e quelle moderne …

Si incontrano sulla terrazza del Zephyr a La Marsa sulla costa tunisina: Aldo cinquantenne romano – ritiratosi a vita privata “in quest’angolo di paradiso” – e Edo, trentenne milanese, in vacanza per una settimana. Edo, impegnato nel movimento lgbt per i diritti civili, sta scrivendo un libro sulla cultura omosessuale, e – conversazione dopo conversazione – ne racconta all’amico il contenuto. Aldo pensa, sente, preferisce in modo tradizionale: si deve agire; non se ne deve parlare, se non svagatamente per ingelosire le “amiche”. Aldo è frocio, Edo è gay.
Aldo reagisce in modo scettico ma incuriosito ai racconti di Edo, col tono di chi le cose non le ha studiate, ma le ha vissute e le vive: i ragazzi qui preferiscono me, anche se sono più vecchio; con me si sentono sicuri sul ruolo da svolgere. Tu li destabilizzi. Aldo è troppo orgoglioso per dare ragione a Edo. Tuttavia, alla fine della settimana di permanenza del giovane scrittore, sembra consapevole di essere ancora nella fase due (1 Repressione sempre e comunque – 2 malattia da curare – 3 diritti da acquisire).
Dopo la partenza di Edo, Aldo conosce il ventiduenne tunisino Nabil e intreccia con lui una vera e propria relazione. Racconta tutto a Edo in una serie di mail. Lentamente Aldo capisce che Nabil lo ama davvero, non lo disprezza. E’ molto dotato il ragazzo, ma quasi se ne vergogna. Si lascia accarezzare a fondo lì…
Fino a quando Aldo pretende che Nabil ammetta di essere omosessuale, provocandone la reazione irrimediabilmente violenta. L’errore fatale di Aldo è lessicale. Conoscendo qualche parola di arabo, ricorre al termine “zamel” che designa volgarmente il maschio passivo. In pratica la tragedia avviene perché entrambi i protagonisti non riescono ad affrancarsi dai loro fantasmi “culturali”. Aldo non riesce più a sentirsi attratto da Nabil, quando si accorge che Nabil lo sta amando perché è uomo. Nabil – che accetterebbe senza problemi di definirsi in francese homosexuel -, non può tollerare per sé l’epiteto “zamel”, per di più se proferito da uno “straniero”, uno che lo deve pigliare in culo, pagare e tacere.
Entrambi giunti alle soglie della acquisizione di una nuova dignità, si ritraggono impauriti, ripiombando nei più triti cliché in cui si sono formati e dannandosi a vicenda: Aldo, continuando a sentirsi “donna” e come tale incapace di amare un uomo che non desideri le donne; Nabil, con la sua ira “giusta” in difesa del suo onore.
Nella prima parte del libro, Edo scende in Tunisia, nella casa di Aldo, per assistere al processo a Nabil. Ricostruisce. Quasi si sente colpevole. L’assassinio è stato brutale. Aldo è morto dissanguato nella vasca da bagno, più volte colpito con un frammento del vetro della porta del bagno andata in
frantumi. Il referto della visita medica a cui Nabil viene sottoposto (“orifizio anale imbutiforme, tipico dell’omosessuale passivo”) riporta Edo al secolo scorso, all’epoca delle visite pre-confino agli “arrusi”. Ma proprio quel referto impedisce alla difesa d’ufficio di Nabil di chiedere la consueta attenuante: giovane etero in funzione di marchetta attiva, improvvisamente insidiato da inaccettabile richiesta del “cliente”. Nabil è costretto a confessare che l’offesa è stata “verbale”. Ad uccidere è stata la parola, sostenuta dai pregiudizi culturali di entrambi. Il tribunale non può cogliere tali sottigliezze. Condanna Nabil a vent’anni: assassinio per rapina (ha rubato il cellulare). La seconda parte del libro riporta le conversazioni e lo scambio di lettere avvenuti quattro mesi prima tra Edo e Aldo: ne fuoriesce una breve storia dell’omosessualità, culminante nello scontro tra le idee tradizionaliste di Aldo (due gay tra loro sono come due lesbiche) e quelle moderne basate sui diritti – dignità parità laicità – di Edo.
La mia nuova non-fiction novel rispecchia il proposito non di inventare storie verosimili, ma di raccontare la realtà come se fosse una storia verosimile.
F. B.

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