Dalla rassegna stampa Teatro

Maschile femminile. Ecco la danza a misura gender

VIENNA Chiuso il 26° ImPulstanz international festival – Gender, ruoli e maschere nella società, critica dei modus vivendi sono stati alcuni dei temi affrontati dal 26° ImPulstanz – Vienna International Dance Festival (diretto da Ismael Ivo) che si è chiuso il 16 agosto…

Gender, ruoli e maschere nella società, critica dei modus vivendi sono stati alcuni dei temi affrontati dal 26° ImPulstanz – Vienna International Dance Festival (diretto da Ismael Ivo) che si è chiuso il 16 agosto con Empty Holes di Mark Tompkins, concepito nel 1983. Il coreografo danzatore americano che vive in Francia dal 1973 è apparso inoltre nella performance concerto kings&queens, omaggio alla trasformazione, anzi alla compresenza, del femminile e maschile nelle persone. Apertosi con Heaven di David Byrne, cantato con la sua voce roca, Tompkins si era calato come una rockstar dalla galleria del Novomatic Forum per raggiungere il piccolo palco allestito con lampada a stelo e divano, su cui era appoggiato un abito completo grigio come una figura vuota, con tanto di stivaletti rossi sul pavimento all’altezza dei piedi. Lui, vestito con pantacalze e maglietta leopardate, parrucca dai capelli arruffati castani e occhiali neri, esegue dieci pezzi e man mano – complice i repentini cambi d’abito – che procede lo spettacolo si compie la trasformazione da donna a uomo, indossando dapprima i pantaloni, poi – tolte le scarpe col tacco alto e la parrucca – il gilet, la giacca e infine gli stivaletti. Non senza accennare con grande ironia agli abusi del «maschile» nelle guerre contro l’umanità con chiari riferimenti a George W. Bush e Hitler e sedersi prima del finale sul divano nella stessa posizione dell’abito iniziale, ora però «riempito e vissuto» da una persona.
Empty Holes è una liason impossibile. Vita e amore e morte di John e Doris Dreem (come recita il sottotitolo), realizzata quasi interamente con le ombre di lui, danzatore, proiettate dietro il telo bianco, unico elemento scenico. Al contempo Tompkins compone l’intera colonna sonora recitando (in parte cantando) tutti i dialoghi a tratti poeticamente assurdi tra lui e la bambola gonfiabile Doris, alternando le stesse frasi tra lui e lei cambiandone unicamente il soggetto. Le ombre nelle diverse dimensioni si fanno linguaggio cinematografico, tra campi larghi e primi piani nelle scene più intime, finché con un coupe de theatreTompkins riemerge dalla scena bidimensionale con in mano entrambi i personaggi ora diventati bambole gonfiabili, continuando a recitare con loro utilizzandole come marionette fino a sgonfiarle, proprio quando cala il telo e al contempo svanisce l’intera illusione.
Interazione tra immagine e danza in continua evoluzione tra disegni e colorazioni eseguiti dal vivo sul computer da Laurent Goldring, videomaker francese, questo doveva essere Is you me di Par B.L.Eux. Un improvviso lutto in famiglia di Louise Decavalier ha dato luogo a una proposta atipica per un trio improvvisato attorno a un complesso ma semplice quartetto della formazione ridotta a tre, il coreografo performer canadese Benoit Lachambre, Goldring e il musicista americano Hahn Rowe, facendo sfociare la coreografia originaria in un’affascinante viaggio visivo. Goldring inverte nel suo lavoro coi coreografi l’uso solito dell’immagine nella danza contemporanea dove il corpo è protagonista e l’immagine si riduce a scena, suscitando un dialogo tra forme e volumi. Il palco completamente bianco con una pedana leggermente inclinata funge da schermo, ma è anche lo spazio in cui si muove Lachambre con costumi monocolori che rendono astratta la sua silhouette mentre gioca con la propria ombra, o dentro e fuori le linee e le immagini colorate create da Goldring a ritmo della musica elettronica e acustica suonata da Hahn Rowe. Lovely liquid lounge si intitola la performance divisa in cinque parti di quasi tre ore del Liquid Loft & Jin Xing Theatre, prima collaborazione tra il coreografo ballerino austriaco Chris Haring (Leone d’oro alla Biennale danza 2007 per Running Sushi) e il Dance Theatre della coreografa artista transgender cinese. Nello spazio scenico in cui pubblico e ballerini formavano un tutt’uno nella sala del Casinò allo Schwarzenbergplatz, il tema erano i ruoli nella società. Ah. Poetry, una performance curata da Stephanie Cummings era ispirata all’Orlando di Virginia Woolf. Nella pièce centrale Das China Projekt (progetto cinese) sei ballerine nello spogliarsi dei vestiti tipicamente cinesi si calavano simbolicamente nell’evoluzione dell’immagine della donna nella società del gigante asiatico, narrata nell’«off» da Jin Xing che si aggirava tra i divani, su cui erano seduti i numerosi spettatori, vestita con un completo di pantaloni rosso cangiante nel ruolo di ipotetica maitresse di bordello. L’unico ballerino mimava atteggiamenti tipici macho, mentre la trasgressiva Jin, ex colonnello dell’esercito, spingeva le ragazze ad azioni e riflessioni sui ruoli «dettati da tradizione, società, moda e blablabla». A Jakob Lena Knebl è affidata l’ultima parte, Mode Française. Passaggi di identità tra uomini, donne, senza confini, all’insegna di una sessualità liquida.


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