Dalla rassegna stampa Cinema

Se per i gay Zapatero è fuori menù

…«Dalla repressione franchista alla libertà – dice il regista Velilla – il passaggio è stato rapido e ha creato confusione. I genitori di Maxi non accettano la sua omosessualità, d’altra parte, le coppie gay vorrebbero dei figli: il film riflette questi estremi, con allegria e accese …

«Quando ha ricevuto a pranzo il nunzio, Zapatero si è guardato bene dal parlare di aborto. Non voglio giudicare, ma diciamo che anche lui si è calato le braghe». Non usa giri di parole Javier Ca’mara, il Benigno di Parla con lei e il travestito de La mala educacion, ora protagonista di Fuori menu di Nacho Garcia Velilla, commedia spagnola che esce oggi in 99 copie con Bolero Film. Caso in patria, il film ci presenta Maxi (Ca’mara), chef ossessionato dalla stella Michelin ancora mancante al suo ristorante di tendenza, che vive la sua omosessualità in modo orgogliosamente sfacciato: a metterlo in crisi, arriveranno i due figli del precedente matrimonio di facciata e un ex calciatore che non riesce a fare outing. «Con il governo liberale di Zapatero – dice Ca’mara – c’è entusiasmo per i cambiamenti sociali, ma da sempre in Spagna esiste una parte conservatrice, maschilista. Ci sono buone leggi, ma non bastano: bisogna viverle. Per fortuna i giovani oggi la pensano diversamente». «Dalla repressione franchista alla libertà – dice il regista Velilla – il passaggio è stato rapido e ha creato confusione. I genitori di Maxi non accettano la sua omosessualità, d’altra parte, le coppie gay vorrebbero dei figli: il film riflette questi estremi, con allegria e accese litigate».

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I figli dimenticati di uno chef gay

Dimenticare il riferimento ad Almodóvar sul manifesto. Il regista spagnolo ha smesso da anni d’essere dissacrante, pratica un cinema più intenso e sentimentale, meno frenetico. Vero è, però, che il protagonista di “Fuori menù”, Javier Cámara, fu lanciato proprio dal geniale Pedro all’epoca di “Parla con lei”. Era l’infermiere premuroso e stupratore, chiamato Benigno perché il nostro Benigni rifiutò la parte. Oggi molto popolare in patria, Cámara incarna qui Maxi, un chef frocissimo che gestisce il ristorante Xantarella, nel cuore della Madrid gay. Il suo sogno? Una stella sulla mitica guida Michelin, e sta per farcela; se non fosse che il destino si incarica di sbattergli sotto gli occhi la sua precedente vita di finto etero, intrappolato in un matrimonio di facciata. L’ex moglie sta morendo, stavolta non può rifiutarsi di prendersi cura dei due figli, il quindicenne Edu e la più piccola Alba, mai voluti, mai amati. Un classico della commedia permissiva a sfondo gay, sia pure rovesciata rispetto a film come “Baby Love” o “Diverso da chi?”, dove invece esplode il desiderio di paternità. Ma tranquilli: isterico e survoltato, infine felicemente accoppiato a un calciatore argentino che tutti credevano gran Casanova, Maxi riuscirà a trovare dentro di sé l’istinto paterno sempre negato, con esiti sorprendenti per tutta la colorita compagnia. La cottura lascia a desiderare. Ma si ride abbastanza, specie nei duetti “politicamente scorretti” tra il cuoco un po’ in stile “Vizietto” e il machissimo Ramiro.

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