Dalla rassegna stampa Televisione

Il sogno americano ha fatto "Crash"

Per tredici martedì alle ore 21 su Cult la fiction televisiva con Dennis Hopper … vede come principale star un Dennis Hopper (Ben) arteriosclerotico e omosessuale, boss un po’ appannato dello show biz musicale, che tra pistole e dischi d’oro, litiga con il suo fidanzato e si fa amico un ragazzo …

In Italia la serie tratta dal film di Paul Haggis

J.G. Ballard, ahinoi, non c’entra nulla. E nemmeno David Cronenberg che nel ’96 dal libro Crash , dell’appena scomparso scrittore inglese, aveva tratto un film controverso e memorabile. La serie tv “Crash”, che andrà in onda alle 21 su Cult per tredici martedì, è invece un’apparente riproduzione del film di Paul Haggis che nel 2006 fece sfracelli di pubblico e critica, guadagnando perfino tre Oscar (montaggio, film, sceneggiatura). Ed è proprio dall’ideatore della tessitura in forma scritta del film che sono ripartiti i produttori della Lionsgate television e della Starz entertainment. Robert Moresco, che del film di Haggis è stato co-sceneggiatore, si è trasformato in regista e produttore di due episodi del “Crash” televisivo (il primo, in onda proprio stasera, e il quinto). Meccanismo a catena che ha richiamato attorno ai portafogli del “Crash” tv persino Paul Haggis, che di episodi ne ha prodotti altri due, e Don Cheadle, uno degli attori del film di Haggis, che ne ha prodotti altrettanti.
Nulla di trascendentale rispetto al già didattico filmone oscarizzato tre anni fa, il “Crash” andato in onda sulla pay tv americana Starz nell’autunno scorso è una riformulazione dei termini narrativi di intreccio del film originario con un’esposizione accurata di una serrata copresenza di etnie, classi sociali e paranoie individuali nella Los Angeles odierna. Come note di produzione vogliono: «ci si è continuati a focalizzare su una serie di personaggi per esplorare la tolleranza sociale dell’America contemporanea, scavando nel significato del che cosa voglia dire raggiungere attualmente il sogno americano». Da ciò si intuisce la pretesa della Starz entertainment di aver prodotto una serie tv più sequel del film che copia strutturale. Il cosiddetto “scavo” dell’ideatore della serie Glen Mazzara si attesta nei dintorni di uno sfondo californiano, in buona parte girato sul set del New Mexico, che vede come principale star un Dennis Hopper (Ben) arteriosclerotico e omosessuale, boss un po’ appannato dello show biz musicale, che tra pistole e dischi d’oro, litiga con il suo fidanzato e si fa amico un ragazzo di colore.
La mescolanza di tematiche a forte contenuto politico, di scontro razziale non proprio prevedibile, era la cifra stilistica del Crash cinematografico. Quello televisivo non fa altro che ripetere la formula, variandone qualche elemento in sede di coloritura e particolari. C’è la signora di mezza età (Clare Carey), moglie di un immobiliarista (il trafelato D. B. Sweeney) che si fida molto poco del prossimo e non vuole stranieri a farle pulizie in casa; c’è un intreccio tra delinquenti autoctoni e immigrati coreani; c’è il bollente e sfrenato rapporto a due, tra Kenny (Ross McCall), un poliziotto d’origine italiana e Inez (Moran Atias), una bella e ricca centroamericana conosciuta, guarda caso, grazie ad un incidente stradale.
“Crash” è un magma babelico di linguaggi, usanze e abitudini socio-culturali con il vestitino ristretto dal lavaggio della messa in scena televisiva. Raramente un film diventa serie tv, proprio per la sua difficile estensione in tredici, quattordici o addirittura venti ore di girato. Probabilmente Crash di Haggis era un tale groviglio di storie che dilatarle un pochino, aggiungendo qua e là una sequenza rallentata o un’inquadratura un filo impallata da qualche mobile di casa, quasi giova al ricordo dell’originale. La regia è piuttosto curata ed ogni segmento narrativo respira come nel film non riusciva del tutto a fare. Chi ha amato Crash di Haggis, insomma, potrà apprezzare ancor di più la serie tv. Chi, poi, arriverà al secondo episodio non si perda la scena di sesso tra Inez e Kenny: un tripudio di politicamente scorretto anche nel campo della copula in automobile.

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