Dalla rassegna stampa Personaggi

Addio a Jack Wrangler Pornogay ammogliato

Si spegne a 62 anni il più famoso omosessuale del cinema a luci rosse. Gli inizi in un programma cristiano prima della svolta sul set. Icona estetica gaia, nel ’94 decide di sposarsi. Con una donna.

Se n’è andata, per un tumore al polmone, la prima icona gay venuta dal mondo del cinema a luci rosse. A 62 anni è morto, dopo aver vissuto almeno tre vite diverse in una, Jack Wrangler. Dall’età di nove anni, attore. Dagli anni Settanta in poi, il più famoso omosessuale del cinema porno americano. Negli ultimi quindici anni, infine, marito fedele dell’attrice e cantante Margaret Whiting.
La sua vita racconta un’America molto più ampia di quella della comunità gay, della quale è stato un fondamentale elemento di autocoscienza. Figlio di un produttore hollywoodiano e di una ballerina di musical, John Robert Stillman (questo il suo vero nome) nasce a Beverly Hills, nel cuore della società dello spettacolo. C’è chi dice che tra le sue babysitter ci sia stata anche Marylin Monroe. Quando è ancora un bambino, recita in The Faith of our Children, programma educativo per bambini ispirato a valori cristiani. A svezzarlo per le telecamere, c’è Eleanor Powell, grande diva degli anni 30 e 40 alle ultime apparizioni. Dopo aver studiato teatro, imparato a ballare, cantare, recitare, Stillman colleziona sporadiche apparizioni, ma fatica ad affermarsi nello show business. Almeno in quello mainstream, etero, della tv, di Hollywood, di Broadway.
Così raggiunge quello che pensa essere il punto più basso della sua carriera artistica: ballerino in un locale di strip. Per non turbare la memoria dei fan dello show cristiano che l’aveva lanciato, cambia nome e si inventa Jack Wrangler. In pochi anni, nasce una leggenda. I suoi 85 film a luci rosse (gli ultimi anche etero, con un percorso che poi altri dopo di lui avrebbero compiuto) ne fanno una figura di culto, l’eroe che i gay americani stavano aspettando. Se Harvey Milk era la guida politica, Wrangler era uno dei modelli estetici e comportamentali, il suo corpo plasma decenni di immaginario e desiderio. Quando ancora in molti usavano maschere sul set, Wrangler mostrò senza vergogna la sua bellezza, creando uno stereotipo che sarebbe sopravvissuto alla sua stessa carriera e trovando qualcosa che prima di lui era impensabile per un attore porno gay. La fama.
La sua eredità l’ha tramandata lui stesso, nell’autobiografia The Jack Wrangler Story, or What’s a nice boy like you doing, ed è stata rinnovata lo scorso anno nel documentario Wrangler: Anatomy of an Icon. Il film, diretto da Jeffrey Schwarz, si sofferma anche sul sottile crinale che separava il mito erotico Wrangler dall’uomo Stillman, che, pur senza rinnegare la sua omosessualità, nel 1994 sposò Margaret Whiting. Nella sua ultima intervista, rilasciata l’anno scorso alla rivista Advocate, Wrangler ancora affermava: «Non sono etero, non sono bisessuale. Sono gay. Punto. Ma non posso sopportare la natura iper-competitiva dello stile di vita omosessuale». Questa la spiegazione per salvare sia l’icona che la sua vita privata con la Whiting, di 20 anni più grande di lui, conosciuta nel ’76 in una delle serate in cui lui si spogliava e lei era tra il pubblico pagante. Sono gay, le disse subito lui. Non importa, rispose lei. O almeno così vuole la leggenda.
Agli atti rimane soltanto che poco dopo le nozze, Wrangler lasciò i set che l’avevano reso famoso, per tornare al sogno originario: il musical, con discreto successo. Negli ultimi anni, la coppia Wrangler-Whiting si è distinta per l’impegno sulla prevenzione contro l’Aids, cercando di cambiare gli stili di vita che i film dello stesso Wrangler avevano sdoganato, e per una causa da 3 milioni di dollari contro l’amministrazione cittadina di New York. La Whiting era inciampata a causa di una crepa nell’asfalto, fratturandosi un’anca, e tra le motivazioni della richiesta di risarcimento era menzionato anche un serio danno alla vita sessuale della coppia.

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