Dalla rassegna stampa Teatro

Tre nella foresta. Bouchard, la verità e la morte

“Il sentiero dei passi pericolosi”, allestito al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (lo stabile di produzione) per la regia del giovane e promettente partenopeo Tommaso Tuzzoli.

Napoli – “Perché scrivere una pièce triste? Perché scrivere della morte? Perché non esiste pensiero più lucido del pensiero di chi non ha più nulla da perdere, ma una sola cosa da guadagnare: la franchezza”.

Sono le parole a cui il canadese Michel Marc Bouchard affida la chiave d’interpretazione poetica del suo dramma “Il sentiero dei passi pericolosi”, allestito al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (lo stabile di produzione) per la regia del giovane e promettente partenopeo Tommaso Tuzzoli.

“Una tragedia stradale” è la definizione dell’autore. Perché un camion, la strada, lo schianto di un incidente costituiscono il punto di partenza di questo testo insolito e graffiante; il motivo per cui i tre protagonisti – tre fratelli che non si frequentavano da anni, uniti da un’atroce senso di colpa per un vecchio trauma comune – si ritrovano prigionieri di una claustrofobica foresta in attesa di improbabili soccorsi.

Sul palcoscenico vuoto e scuro, illuminato da un fascio circolare che proietta, dall’alto, ombre di rami intrecciati come ostili gabbie sulle teste dei dispersi, tre attori uno più bravo dell’altro, scalzi e a torso nudo, coinvolti fino alla sofferenza nella vicenda dei personaggi, tratteggiano una storia d’incomprensioni e di rimorsi scagliandosi parole e battute “con la forza e la velocità di pugni nello stomaco”.

Il tempo si è fermato, nel bosco senza luce. E loro: bloccati.

Parlano per non dire, si scontrano per non incontrarsi. Schivano colpi bassi e incassano verità scomode. E dalla loro quasi fisica lotta va emergendo, come un difficile puzzle, la memoria incancellabile della morte del padre, annegato in quello stesso luogo quindici anni prima…

Carl, Ambroise e Victor.

“Il silenzio, lo spazio, il deserto verde”.

La colpa di un gesto mancato incisa indelebilmente nelle loro vite.

Carl (Silvio Laviano), il più piccolo dei tre, lavora come cassiere in un grande centro commerciale, “paradiso” del consumismo del Québec. Doveva sposarsi proprio quel giorno (perciò i fratelli si erano riuniti); e adesso si preoccupa per la povera Lucie, “la fidanzata più bella del mondo”, sicuramente in lacrime al pensiero che lui se la sia data a gambe…

Ambroise (Andrea Manzalini) è un gallerista gay, snob ed esteta, in passato vittima di un’insana attrazione per il fratello Carl (glielo confessa con una sincerità scioccante). Il suo attuale compagno sta morendo di Aids, ma a Carl l’idea che si fosse presentato al matrimonio da solo aveva recato un certo sollievo (“Felice di essere infelice, se questo può farti felice”, il commento di Ambroise).

Victor (Andrea Capaldi), taglialegna piantatore, ha sempre sofferto l’indifferenza di tutti, ma in realtà è il personaggio più misterioso e complesso – nonostante la sua presenza in scena sopraggiunga solo dopo un lungo e movimentato dialogo tra i fratelli minori, che in seguito all’incidente avevano perso le sue tracce. Era stato lui a proporre di andare a visitare il capanno da pesca nel bosco, e gli altri avevano deciso di accontentarlo.

Sul “sentiero dei passi pericolosi”, in una curva pericolosa, una pernice aveva causato il cappottamento del camion di Victor. I tre non sanno quanto tempo sia trascorso da allora. Sanno però che, anche se non vorrebbero, è giunto il momento di fare i conti coi fantasmi, con le verità sepolte nel passato, ora affioranti in angosciosi e smozzicati dejà-vu (un padre “ingombrante”, ubriacone e poeta; un lontano giorno d’estate; una cantilena sconnessa… e poi la birra calda, gli scherzi nell’acqua, il fiume e la corrente… e il ricordo insopportabile di un’inerzia ostinata… ).

In un crescendo vorticoso del ritmo drammaturgico, le voci tendono ad accavallarsi, le parole a inseguirsi. E mentre ombre vecchie e nuove si dissolvono lasciando solo il nudo dolore dei fratelli, la dimensione realistica, intrisa della fisicità dei tre corpi in azione, trascolora lentamente nel mistero.

Ambroise nota che non ci sono zanzare nel bosco, come mai?

Forse sono tutti già morti… Perciò hanno guadagnato la franchezza.

Al Nuovo Teatro Nuovo fino a giovedì 9 aprile.

Napoli.com

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