Dalla rassegna stampa Libri

LA FINESTRA DI FRONTE

Prefazione di Annamaria Bernardini De Pace al suo libro “Diritti diversi – La legge negata ai gay”

Mezza Milano FESTEGGIA AMBDP, l’avvocatessa più terribile E INVIDIATA d’Italia – un libro pei gay SCODELLato daI GAY cecchi paone, imma battaglia e scalfarotto – IL LOOK TARDO-DARK-PUNK DI ELISABETTA SGARBI RUBA LA SCENA ALLA MONA VENTURA

Mezza Milano ha inzeppato il Four Seasons per festeggiare l’avvocatessa più terribile d’Italia, isole comprese, Anna Maria Bernardini De Pace – un tipino che in pace, in verità, non ci sta mai, visto che intorno alla sua augusta persona invidia e malignità per la sua visibilità mediatica si alimentano giorno dopo giorno.

I mille festosi che hanno sbaciucchiato e abbracciato ANMB non potevano non avere in mano una copia di “Diritti diversi – La legge negata ai gay”, ultimo libro dell’avvocato-star, di cui pubblichiamo la prefazione. Nel mucchio spiccavano Simona Ventura, Amadeus, Elisabetta Sgarbi vestita tardo-dark-punk, Carlo Brenner Sgarbi (figlio di), Francesca Senette, Mario Lavezzi, Cristiano Malgioglio, Eliana Miglio, Melba Ruffo, Jo Squillo, Martina Colombari con il marito Billy Costacurta, Mario Luzzato Fegiz, Gerardo Placido, Camilla Baresani, Licia Nunez, Paolo Giaccio, Giorgio Restelli, Massimo Gatti, Francesca e Chiara Giordano, Lorenzo Riva, Alviero Martini, Giovanni Iozzia, Paolo Occhipinti, Gianluigi Nuzzi, Luciano Tallarini, Titti Quaggia, il capo della squadra mobile Francesco Messina.

Il menù era ispirato al film “Fragola e cioccolato”, Chaapagne Mumm, hanno seguito gli interventi di tre diversi doc: Ceccchi Paone, Battaglia e Scalfarotto. La serata è finita con canzoni d’amore al pianoforte e paccherata nelle cucine del Four Seasons.

LA FINESTRA DI FRONTE

Prefazione di Annamaria Bernardini De Pace al suo libro “Diritti diversi – La legge negata ai gay”

È il dolore che segna la vita dei diversi per legge. Tutti potremmo essere omosessuali o bisessuali, se non fossimo, chi più chi meno, condizionati dall’educazione, dalla cultura, dalla religione.

Invece ci sono le regole, la tradizione, le leggi. Che creano ordine, ma anche discriminazione. La discriminazione per chi è stato lasciato nel limbo del non vietato ma non permesso. Di chi non è stato nominato espressamente dalla norma e non ne è stato neppure escluso. Perché, appunto, solo chi può riconoscersi nello statuto sociale sa di esistere. È consapevole della propria identità personale e sociale.

Gli altri, i dimenticati, i diversi, vivono nell’anarchia emotiva e con la voglia di una grande rivoluzione che rifondi lo stato fino a ricomprenderli. Per essere uguali agli altri, nella pari dignità giuridica e morale. Ma anche affettiva. Senza censure, persecuzioni, sabotaggi. Senza sofferenza. Al di là della patetica tolleranza o di una buonista solidarietà. Nel segno della verità e della libertà.

Nell’ordine ricreato dalla lealtà giuridica e dalla certezza del diritto uguale per tutti. A volte, infatti, anzi sempre per chi ha a cuore la dignità, essere oggetto di specifica attenzione, per quanto generosa, fa sentire ghettizzati e, comunque sia, sempre diversi. E tutto questo amaro disagio da che cosa nasce? Dall’orientamento sessuale, dicono alcuni, non canonico perché non condiviso dalle regole sociali. Ma i percorsi della sessualità sono molteplici e sconosciuti; come quelli del pensiero, peraltro. Questi, però, sono protetti dal diritto alla libertà di pensiero, garantito da ogni costituzione democratica.

C’è, poi, chi afferma si tratti di una questione di buon gusto; tuttavia il buon gusto è opinabile, mentre il cattivo gusto, quando è espresso dalla maggioranza, è sopportato e, anzi, praticato senza scandalo. Allora è forse una questione di numeri quella che vuole relegare lesbiche, gay e transessuali in una minoranza costretta a lottare per alcuni diritti riconosciuti ai più? Nella democrazia, e nella civiltà, in genere i pochi valgono come i tanti. C’è ancora chi cita le norme morali, bibliche o di un qualsiasi mondo religioso, che vieta le pratiche sessuali “contro natura”. Ma quale “natura”?

È dunque evidente che nessuno di questi argomenti ha un valore assoluto. Un senso logico che giustifichi la discriminazione delle persone che hanno obiettivi sessuali, ma soprattutto sentimentali, differenti da quelli della maggioranza.

È profondamente ingiusto, e contrario a ogni principio democratico codificato dalla società contemporanea, permettere che vi siano uomini e donne ridotti al dolore dagli integralisti, dagli omofobi, dai superficiali. Costretti a farsi violare, con tormento, dallo sguardo degli altri per chiedere, lottare, difendersi. O frenati dall’umiliante silenzio quando, velati dal non detto, possono ascoltare dai “normali” ciò che si pensa di loro.

Chiunque potrebbe comprendere il trauma continuo di chi deve rinnegare il proprio autentico sentire per omologarsi alle aspettative altrui; chiunque dovrebbe avvertire il patimento di chi si sente estraneo alla propria famiglia, giudicato sul lavoro, osservato in pubblico. Ciò potrebbe avvenire solo, però, se quel chiunque sapesse uscire dalla crosta comoda dell’ipocrisia o dalla prigione salvifica di una qualsiasi morale.

Se, poi, quel chiunque si soffermasse a riflettere su quanti sopportano il segreto di un’assurda vergogna, su quelli che possono prospettare solo parziali progetti di coppia, e sulla frustrazione dei sentimenti d’amore di chi è fuori dalle regole, be’, allora vorrebbe davvero agire, farebbe di tutto per pretendere che la legge adempia al suo compito di creare l’ordine sociale, di eliminare le differenze, di rispettare l’identità di ciascuno. Non accetterebbe che un solo individuo del popolo GLBT (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali) possa mai continuare a sentirsi solo, inferiore, differente da tutti. Oppresso nel buio del dolore.

Perché almeno uno di questi chiunque possa capire e indignarsi e poi, appunto, agire, ho scritto questo libro. Ma, intanto, ho voluto pure offrire a tutti i gay, lesbiche, bisessuali e transessuali la mia conoscenza giuridica dei problemi che li angustiano. Voglio cercare di proporre una lettura ragionata delle loro difficoltà a vivere con gli altri. E suggerire possibili soluzioni per affrontare serenamente le concrete responsabilità dei rapporti di coppia.

Credo, infatti, che ognuno abbia il diritto di essere se stesso e di affermare la propria identità oltre i limiti, spesso ottusi, della legge. Soprattutto se, così facendo, sa onorare la vita e i sentimenti nella libertà orgogliosa di essere diverso. Diverso, solamente e se non altro, per la mancanza di quei diritti che gli “altri” hanno voluto dare solamente a se stessi.

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