Dalla rassegna stampa Cinema

Ritratto di donna tradita e "liberata" che lascia tutto

“Villa Amalia” con Isabelle Huppert …in una fuga che la porta dapprima in una casa di campagna di un amico d’infanzia, solitario e gay (Jean-Hugues Anglade), che le ricorda gli anni in Bretagna quando aveva ancora un padre e un fratello. …

PARIGI
Enigmatica come sempre, tormentata e al tempo stesso distaccata da tutto, Isabelle Huppert è l’interprete giusta per il personaggio di Ann – e per la sua accurata opera di cancellazione di ogni traccia del passato, la protagonista di “Villa Amalia” – l’ultimo film di Benoit Jacquot tratto dal romanzo di Pascal Quignard vincitore del premio Jean Giono nel 2006, sugli schermi francesi da domani.
«Pascal mi ha inviato il suo libro prima della pubblicazione, senza l’abituale dedica “a quando un film?”, meglio di una proposta diretta – racconta Jacquot – e proprio in quei giorni con Isabelle avevamo deciso di tornare a girare insieme, il nostro quinto film». La decisione è stata rapida, anche perché, precisa la Huppert, «Benoit con Chabrol e Haneke fa parte di quei registi ai quali dico sì senza neanche aver bisogno di leggere la sceneggiatura perché so che mi offrono la possibilità di essere pienamente me stessa». Così la futura presidente del 62. Festival di Cannes si è calata nei panni di una pianista francese di fama che dopo 15 anni di matrimonio sorprende l’amato marito con l’amante, e decide di sparire. Di far perdere le sue tracce, di cancellare accuratamente tutto quello che la lega al passato. Senza dir nulla a nessuno annulla i concerti, chiude i conti in banca, vende la casa, i mobili, il pianoforte su cui componeva, passa da un treno all’altro lasciando sul suo cammino valigie e abiti, moderna Pollicino, in una fuga che la porta dapprima in una casa di campagna di un amico d’infanzia, solitario e gay (Jean-Hugues Anglade), che le ricorda gli anni in Bretagna quando aveva ancora un padre e un fratello. Georges è la sola persona di cui accetti la presenza sporadica. Nel suo peregrinare approda a Ischia, l’isola magica dove si innamora della villa di Amalia, una contadina che accetta di vendergliela. Radiosi paesaggi mediterranei imbevuti di sole, dove Ann Hidden (il nome che sceglie e che significa nascosto) si immerge, nel mare, nel cielo, nel suo cammino verso la libertà.
Perché “Villa Amalia” è soprattutto un meraviglioso ritratto di una donna che si libera della sua storia familiare, perché lasciando il suo compagno infedele fa quel che sua madre non ha mai potuto fare, cancellare l’uomo che l’ha abbandonata. Della sua immagine di donna presa in un tessuto professionale e sociale fatto di convenzioni più che di scelte. Del peso della propria vita e della morale che detesta.
Ann nuota, il suo corpo si affina, osa amare liberamente un’altra donna (Maya Sansa, che la critica ha definito più dorata e appetitosa che mai nei panni dell’amante sensuale), vive di musica e sensazioni forti nella sua “Villa Amalia”, per riconquistare sé stessa. Serena e glaciale quanto decisa a portare avanti la sua rivoluzione personale.

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