Dalla rassegna stampa Cinema

Più RAGIONE, MENO RELIGIONE – BENVENUTI ALLA PROIEZIONE DI “RELIGuLoUS”

… un irriverente “j’accuse” nei confronti della religione, del suo “potere invasivo e devastante”…

Si discute di “Religiolus” alla Casa del cinema, dopo l’anteprima stampa del canzonatorio documentario di Larry Charles e Bill Maher. Dalla platea di cronisti s’alza la battutaccia: “I cattolici? Tutti a pregare per Eluana, per questo oggi non sono qui”. La Eagle Pictures (domani la doc-comedy esce in 30 copie) assicura che nessun esponente cattolico ha voluto partecipare al dibattito che vede tranquillamente seduti l’uno accanto all’altro l’ebreo Victor Agiar, il musulmano Khalid Chaouki, il protestante Paolo Naso, l’ateo “razionalista” Raffaele Carcano (quello degli “ateobus” di Genova) .

L’assenza scalda la curiosità. Specie dopo la polemica iniziativa presa dall’associazione ultracattolica “Vera Libertà” nei confronti del film che tanto piacque a Nanni Moretti: adesivi neri con le scritte “Ateo no” e “Vergogna” appiccicati nottetempo sopra i manifesti dove spiccano tre scimmiette, per la serie “Non vedo, non sento, non parlo”, connotata ciascuna con i simboli delle tre religioni monoteiste.

Il sottotitolo di “Religiolus”, che già in inglese è un gioco di parole, recita: “Vedere per credere”. In realtà suonerebbe meglio “Vedere per NON credere”, nel senso che il comico americano Bill Maher, madre ebrea e padre cattolico, costruisce insieme al regista di “Borat” un irriverente “j’accuse” nei confronti della religione, del suo “potere invasivo e devastante”. Non siamo all'”oppio dei popoli” ma poco ci manca, infatti a un certo punto, tra i personaggi più o meno strambi pescati col lanternino, compare anche l’olandese Ferre van Beveren, strafattone che si professa ministro di un culto religioso fondato sulla cannabis.

Con stile alla Michael Moore, cioè sfottitorio e aggressivo, l’epicureo/voltairriano Maher parte dall’assunto che “la religione è pericolosa perché genera la virtù dall’incoscienza”. E dunque viva la saggezza immanente contro ogni forma di superstizione trascendente, specie se la religione, col suo apparato di dogmi, riti, immaginette, viene piegato alle ragioni della politica e del business.

Adamo ed Eva, la mela e il serpente, i Dieci Comandamenti, la comunione domenicale, ma anche certe prescrizioni in materia omosessuale del Corano o del Talmud, per non dire dei pentecostali, di Scientology, degli “ex ebrei per Gesù”, del rabbino che va a braccetto con Ahmadinejad, dei creazionisti americani col loro bizzarro museo, dei mormoni, del parco a tema Holy Land, del rapper islamista Aki Nawaz, di Bush in missione per conto di Dio o del sedicente messia José Luis de Jesus Miranda.

Nella sua sarcastica requisitoria contro il sistema di credenze nelle religioni organizzate, il performer non risparmia niente e nessuno. Naturalmente, con l’aiuto del montaggio blob, tratta tutti da creduloni, minus habentes, ignoranti. Pure lui, però. Visto che s’intrufola perfino in Vaticano, dovrebbe sapere che “l’immacolata concezione” non riguarda la verginità della Madonna nel dare alla luce Gesù, bensì la condizione di Maria, concepita fuori dal peccato originale. Solo dettagli?

La religione come “un disturbo neurologico”, come un’azienda che “vende un prodotto invisibile”. Avrete capito che “Religiolus” non va tanto per il sottile, e se il tono è irridente, a tratti molto spassoso, il finale si muta in noioso predicozzo, con fosca previsione sul futuro dell’umanità nel caso l’intelligenza (laica) non riesca a battere la stupidità (religiosa). A occhio, Bill Maher farà breccia solo tra chi la pensa come lui. Anche se, nel pacato confronto post-proiezione, gli esperti non infieriscono, anzi.

“Una provocazione intellettuale. Pone, sia pure attraverso casi molto speciali, una questione vera”, sostiene Magiar. “Uno stimolo: colpisce gli estremismi, quindi ci fa un favore”, aggiunge Chouki. “Ricorda che il confronto non è tra religioni, ma nelle religioni”, assicura Naso. Dalla platea parte un grido: “L’Italia ha bisogno di integralismo laico”. Ma il cronista dell'”Avvenire”, indispettito, se n’è andato da tempo.

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