Dalla rassegna stampa Musica

Dolcenera, mai più dark e in gara con una citazione gay

“Il mio amore unico” e il nuovo album sono ispirati al libro “Scritto sul corpo” di Janette Winterson, ultima icona omosessuale

Milano. Una vita riazzerata e un paio di note punk per sedurre Sanremo. Emanuela Trane, 31 enne salentina meglio nota come Dolcenera, va al Festival per la terza volta. C’era già passata, vincendolo, nel 2003 con “Siamo tutti là fuori” nella categoria giovani, e nel 2006 con una intensa “Com’è straordinaria la vita”. Ora cala tris con “Il mio amore unico”, brano che fa parte dell’album “Dolcenera nel Paese delle Meraviglie” in uscita il 20 febbraio. Pulito dal viso l’abbondante trucco nero che le dava un alone darkeggiante, ora sfoggia una femminilità prepotente: «Sono serena e sono ripartita da zero. Ero sopraffatta dal lavoro: due dischi, i tour, X-Factor. Sentivo il bisogno di stare in silenzio per trovare motivazioni nuove, per sentirmi. Avevo bisogno di incontrare me stessa senza filtri. Io sono le canzoni che scrivo: ricercare me stessa e creare musica fa parte di un unico procedimento. Ogni canzone parte da un contrasto ma marcia verso un finale di speranza, di sollievo. Quindi il sillogismo è: riesco a scrivere di serenità dunque sono serena. E così anche il look è cambiato». Intoccabile invece il nomignolo di Dolcenera: «È un tributo a Fabrizio De André. Lui partiva dal testo, era più legato alla musica popolare. Io parto dalla musicalità ma confesso che mi sento castrata quando vorrei scrivere di più ma manca lo spazio».
L’album è d’amore. Con sfumature differenti ma pur sempre d’amore. Niente più temi sociali ma una certa ruviditàè rimasta. Emerge prepotente in “Date a Cesare” che è una critica al modo di fare politica. Si ascolta nel brano “due governi non fanno un re/contro questa arroganza un bimbo che gioca un fiore che sboccia il poeta che scrive la gente si muove/nasce un’idea che cosa c’è di più/Date a Cesare quello che è di Cesare che se Dio vuole tutto è dell’amore? Per fare il coraggio ci vuole dolore/e non basta una piazza in più? Politica e vanti/poteri e disastri/ ma la vita che senso ha lì davanti all’eternità”. All’origine di questi versi c’è l’assunto per cui «la politica è amore. Mi domando che importanza abbiano certe decisioni. Saranno cancellate tra cinquant’anni: il politico scomparirà di fronte all’eternità. In questo periodo di crisi sociale e politica vedo l’amore come uno strumento di sollievo e giustizia finale».
Intanto indica come fonte ispiratrice di “Dolcenera nel Paese delle Meraviglie” il romanzo “Scritto sul corpo” di Janette Winterson, considerata una specie di culto letterario dal pubblico gay: «Il mondo che racconto non è un luogo fisico ma il mio essere interiore. So che è ritenuto un volume icona della comunità lesbica. Ma la Winterson è molto ambigua quando racconta: non si capisce veramente se sono coinvolte due donne o una copia mista».
A Sanremo, dunque, con serenità: «Ci sono diverse motivazioni artistiche che ti fanno fare rotta verso il Festival. Intanto l’album che era pronto a febbraio. È un lavoro al quale tengo molto. Ci ho lavorato tre anni: sono innamorata del progetto, non del singolo pezzo. Ne avevo pronti circa settanta. Invece ne ho utilizzati solo dodici. Gli altri? Nek mi ha detto di non ascoltarli per un paio di mesi, poi saranno loro a chiamarmi».
Nell’album c’è una sola collaborazione, con Piero Pelù in “Fino a domani” ma «avrei voluto fare qualcosa anche con Cesare Cremonini. È un pianista, quindi lo sento vicino, e mi piace la sua scrittura. Percepisco come scrive. Ascoltando le sue canzoni sento se sono state scritte di getto o molto elaborate. Nell’essere istintivo, Cesare è quasi beatlesiano». Anche se in Italia pochi lo sanno, Dolcenera ha fatto tanti concerti all’estero. In particolare l’ha affascinata la Germania «dove la gente non sta in casa a giocare col telecomando ma esce. Ed è curiosa di scoprire nuovi artisti. Funziona il passaparola e se vai bene arrivano subito i discografici: se gli dai il cuore ti rispondono con generosità».

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