Dalla rassegna stampa Cinema

Che sia gay o etero l’amore si ritrova al Sundance di Robert Redford

Sarà effetto di speranze e ottimismo ma, in confronto al passato, la rassegna di cinema indipendente creata da Robert Redford punta molto sui rapporti d’amore. Etero e gay, purché senza le edulcorazioni hollywoodiane.

«I Love You Phillip Morris» con Jim Carrey: un poliziotto omo truffa per affetto
Tendenze Per il direttore Gilmore il tema più gettonato quest’anno è la relazione di coppia

Anche il Sundance si è fermato martedì per qualche ora, per assistere in religioso silenzio, nei bar e nei locali di Park City, al giuramento di Obama. Il festival del cinema indipendente fondato 25 anni fa da Robert Redford è sempre stato un riferimento per la cultura di sinistra del paese. È il Sundance che ha presentato i film che non venivano distribuiti nelle sale, quelli sul volto meno conosciuto dell’America, quelli che raccontavano dei Nativi, degli afroamericani, dei gay. Anche quest’anno è così, con qualche eccezione. Jim Carrey, ad esempio, ha presentato a Park City il suo ultimo dramma, I Love You Phillip Morris, in cui interpreta un poliziotto gay che per amore diventa un truffatore. Una tipica pellicola di questa venticinquesima edizione. E racconta una storia d’amore.
Sarà l’ottimismo per le elezioni di Obama, sarà la crisi che tende a portare sul grande schermo pellicole d’evasione, ma quest’anno la rassegna sui monti dello Utah si tinge di rosa. «È la ventata di novità di quest’anno – dice il direttore del festival, Geoff Gilmore – improvvisamente uno dei temi più gettonati è la relazione di coppia, sia essa etero, che omo».

LA GIOVANE E LA SINDROME

Naturalmente il risvolto sociale non manca. Adam ad esempio, che vede protagonisti Rose Byrne e Hugh Dancy, racconta della relazione sentimentale fra una giovane donna e un uomo affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo. Peter & Vandy, di Peter & Vandy, parla di una storia d’amore con uno stile narrativo alla Memento, uno dei film più di successo usciti negli anni dal festival «indie». An Education invece narra di un amore nella Londra tumultuosa degli anni Sessanta, mentre l’atteso 500 Days of Summer di Marc Webb medita sulle emozioni di un uomo che vive l’amore e la susseguente rottura con una eterea giovane donna.
Non si tratta di vere e proprie commedie romantiche nel senso più hollywoodiano del termine, non avrebbero senso al Sundance, piuttosto è un ragionamento sulle emozioni dell’amore e delle sue conseguenze, esplorando comunque i lati oscuri delle umane emozioni. «È una reazione alle commedie zuccherose e stucchevoli della grande distribuzione – sostiene Marc Webb – Nel mio film, e quello che vediamo qui, è il lato meno edulcorato dell’amore. C’è la speranza ma anche quel realismo che Hollywood non ha mai mostrato».
Meno forte quest’anno è il profilo politico del festival, anche se due film, Amreeka e Pomegranates and Myrrh, sono il frutto di un esperimento dalla forse connotazione sociale e politica, voluto proprio da Redford, che da qualche anno a questa parte ha creato laboratori cinematografici, collegati al Sundance, nel Medioriente. Intanto per il direttore Gilmore fa sapere che i timori dovuti alla crisi sono fugati. «Abbiamo al momento venduto tanti biglietti quanto lo scorso anno». Redford, d’altra parte si era detto felice del fatto che la crisi avrebbe probabilmente appannato un po’ l’immagine mondana che si era creata negli ultimi anni. «Non potrà essere che positivo il fatto che con la crisi si perda un po’ di quella atmosfera da circo respirata ultimamente a Park City – aveva detto – Ci possiamo focalizzare meglio sul nostro obiettivo: il cinema indipendente e la qualità dei film».

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