Dalla rassegna stampa Cinema

Van Sant: Milk, gaio amico dei camionisti

Il regista racconta come e perché è nato il film sul deputato gay che lottava per i diritti civili. Un ruolo ritagliato su Sean Penn. …Oggi mi sono accorto che non molti ricordano l’opera ed il lavoro di Milk, per questo ho deciso di fare questo film, necessitando di un impegno produttivo e …

INTERVISTA

Ci sono personaggi, della vita culturale, politica, economica di un paese a cui probabilmente si deve molto di più di quanto effettivamente le scarne note contenute nei dizionari biografici possono dirci. Così è per Harvey Bernard Milk, ovvero il primo cittadino americano dichiaratamente gay ad essere eletto in una carica pubblica negli Stati Uniti, di cui Gus Van Sant ha curato un coinvolgente ritratto, con Sean Penn nei panni del protagonista. Scomodo, forse anche contraddittorio in alcuni atteggiamenti privati, è però in definitiva a lui che si deve un primo, consistente balzo in avanti dei movimenti per i diritti civili: «Nel corso della sua attività politica – ci racconta Van Sant – a cui ha dedicato interamente i suoi ultimi otto anni di vita, Milk è sempre stato dalla parte di quelli che non avevano voce in capitolo nella comunità in cui vivevano. Non solo gli omosessuali, ma anche i camionisti, con cui stringe un’importante alleanza, politica, ma anche emotiva».
A suo modo il film è anche un affresco di una città, San Francisco, e di un quartiere, Castro, dove Milk ed i suoi amici si impiantano all’inizio degli anni settanta, rilanciandone la funzione di capitale della controcultura, dei movimenti per i diritti delle minoranze. Di un’ipotesi di convivenza civile alternativa a quella tradizionale: «La carica politica di Harvey – continua – si abbeverava alle idee di quelli che in quegli anni erano considerati dei veri e propri profeti di uno modo alternativo di vivere, per sé e per gli altri. “Sintonìzzati, eccitati, vivi ai margini” era il motto coniato da gente come Timothy Leary (l’inventore dell’LSD, ndr) e Marshall McLuhan. E a questo è stato sempre fedele, cercando di rendere migliore la vita a quanti avevano scelto la strada come luogo di espressione e contaminazione. Lui che era cresciuto a New York, tra mille problemi, di identità e dignità, cerca, centinaia di miglia più a ovest, di trasformare le proprie umiliazioni in una ragione per lottare. Sempre».
Dopo film formalmente assai complessi, come Elephant o Last days, Van Sant è tornato ad un modo di raccontare più lineare, in cui svettano le interpretazioni degli attori, a partire da uno Sean Penn in gran forma: «Gli ho lasciato la più completa libertà di ispirarsi a Milk, pur essendo consapevole di dover raccogliere una sfida molto difficile, si è impegnato molto. A me interessava soprattutto che venisse fuori con più chiarezza possibile la fatica, gli sforzi compiuti per portare all’attenzione pubblica i problemi dei diritti. Oggi mi sono accorto che non molti ricordano l’opera ed il lavoro di Milk, per questo ho deciso di fare questo film, necessitando di un impegno produttivo e quindi economico, maggiore rispetto ai miei ultimi lavori».
È il caso, ad esempio, dell’ultima, splendida scena, in cui una marea umana, rimette in scena la grandiosa fiaccolata di commiato da Milk, la sera del suo assassinio. In mezzo a quella gente c’è il vero Cleve Jones: «Con lui abbiamo lavorato a stretto contatto, è stato l’indispensabile punto di contatto tramite cui ci siamo avvicinati all’ambiente di Milk, ai suoi amici, ai suoi collaboratori, persone indispensabili per la sua martellante attività pubblica».
Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo week end, distribuito dalla Bim. Quando chiediamo a Gus Van Sant una battuta sull’insediamento di Barack Obama alla Casa bianca non nasconde la sua soddisfazione: «Mi piace l’idea che sia stato incaricato in un ruolo così importante per il mondo una persona giovane, capace di offrire risposte non preconfezionate ai grandi problemi che abbiamo davanti, la crisi economica ma anche l’ambiente».

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