Dalla rassegna stampa Cinema

Accorsi 10 anni dopo

L’attore italiano più «francese» porterà a teatro «Pranzo di Ferragosto» e si prepara al sequel diretto da Muccino … Di recente ho rivisto Le fate ignoranti di Ozpetek. Adesso sarebbe impossibile girarlo. Parlare di gay, di famiglie allargate, non è gradito in un’Italia dove l’atmosfera …

Stefano: «L’ultimo bacio 2» sarà un’altra storia e mi fa piacere ritrovare Giovanna Mezzogiorno

MILANO — Chissà come si chiamerà in francese. Déjeuner du demi-août?
O forse Déjeuner de l’Assomption…?
Dettagli. La traduzione del titolo è l’ultimo dei pensieri di Stefano Accorsi. Per il debutto, a fine anno a Parigi, c’è tempo. Ma intanto il colpaccio l’ha fatto. Porterà a teatro, prima in Francia e poi in Italia, uno dei maggiori successi del nostro nuovo cinema, Pranzo di Ferragosto di Gianni di Gregorio, rivelazione alla scorsa Mostra di Venezia, adorato da critica e pubblico. Attore di cinema e prosa pari merito, da anni di casa a Parigi con la sua compagna Laetitia Casta e il loro bimbo Orlando, Accorsi mette in tasca i diritti di una commedia dolce-amara sulla terza età e intanto si prepara a uno dei film più attesi della prossima stagione.
«Tra maggio e giugno sarò sul set di Muccino per l’atteso “seguito” de L’ultimo bacio. Ma non sarà solo un sequel — assicura Stefano, in questi giorni nelle sale francesi con Baby Blues, commedia sulle paure della paternità —. Gabriele ci ha pensato a lungo, in mezzo ha fatto altri film, ha lavorato in America… Sarà un’altra storia. Con gli stessi personaggi, ma dieci anni dopo. Non più trentenni ma quarantenni, impegnati a fare i conti con gli errori del passato alla luce di una nuova consapevolezza».
Ci sarà anche Giovanna Mezzogiorno?
Ai tempi dell’altro Bacio stavate insieme. «Siamo tutti curiosi di rivederci dopo tanto tempo. Lo sono anch’io verso Giovanna. Mi farebbe molto piacere ritrovarla, confrontare i nostri cambiamenti. Spero proprio che ci sarà ».
Ne Il pranzo di Ferragosto invece Accorsi dovrà vedersela con quattro temibili vecchiette. Star insolite per un cinema solitamente «giovanilista», allergico a certi temi, considerati veri attentati al botteghino. «Invece è proprio quella chiave originale, la ragione per cui il Pranzo è tanto piaciuto — assicura Accorsi —. La solitudine dei vecchi non va rimossa, ci riguarda tutti». «Il cinema va in crisi quando è pigro, quando rifà se stesso. In realtà il pubblico premia chi ha il coraggio di sorprenderlo con storie inedite. Magari marginali. Non a caso dietro quel piccolo film (in Francia esce a marzo) c’è un produttore regista come Matteo Garrone. L’autore di Gomorra, il film che con Il divo di Sorrentino ha dato una svolta radicale al nostro cinema, riportandolo sulla platea internazionale». Titoli forti di un’ottima annata di cui fa parte, nel registro dei toni più lievi, anche Il pranzo di Ferragosto.
«Quell’uomo di mezza età che si ritrova a tavola con un gruppetto di anziane signore è un soggetto molto teatrale — spiega Accorsi —. Interpreterò io il ruolo che nel film è di Gianni di Gregorio, un personaggio fuori moda. Non essere al passo con i tempi è un ingrediente che mi piace». Il problema sarà trovare quattro attrici giuste? «Ogni Paese ha delle fantastiche attrici dai capelli bianchi pronte a tirar fuori gli artigli. Trovarle non sarà difficile ».
Nel frattempo, dal 10 gennaio al 15 marzo 2009, tornerà in teatro in Italia: sedici tappe, da Orvieto a Firenze, da Roma a Torino, con Il dubbio di John Patrick Shanley, regia di Sergio Castellitto (a fine gennaio arriverà anche il film con Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman). Un successo della scena: oltre un milione di euro d’incasso. Tema: la presunta pedofilia di un prete. A fronteggiare il sacerdote Accorsi, una monaca implacabile, Lucilla Morlacchi. «Mi piacerebbe ritrovarci quando Pranzo di Ferragosto andrà in scena in Italia», auspica Accorsi.
«Il fascino segreto de Il dubbio — prosegue — è che sa guardare due punti di vista con rispetto, senza mai salire in cattedra. Il contrario della Chiesa d’oggi, dove vige la dogmaticità propugnata con arroganza virulenta. Di recente ho rivisto Le fate ignoranti di Ozpetek. Adesso sarebbe impossibile girarlo. Parlare di gay, di famiglie allargate, non è gradito in un’Italia dove l’atmosfera s’è fatta pesante. Sia nel governo, con un presidente del Consiglio che non accetta altre opinioni che le sue, sia in Vaticano, che interferisce di continuo nella politica e nel privato. Le recenti dichiarazioni di Fini sulle connivenze vaticane nelle leggi razziali hanno suscitato un apriti cielo collettivo. La Chiesa non si tocca, né a destra né a sinistra. In questo senso sono molto felice di vivere in un Paese laico come la Francia. Dove nessuno sente il bisogno di dire: il papa sta con noi».
Che ne dice del caso della brigatista Petrella? Condivide il rifiuto all’estradizione da parte di Sarkozy? «Per niente. La sua decisione mi ha stupito. Credo abbia molto pesato l’influenza delle sorelle Bruni-Tedeschi. Trovo vergognosa questa presa di posizione puramente ideologica. Non conoscono i fatti. In Italia ci sono famiglie che aspettano giustizia, che vogliono chiudere i conti con il terrorismo. No, non li capisco. E’ uno snobismo di sinistra, stile gauche caviar ».

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