Dalla rassegna stampa Cinema

LA DUCHESSA DI SAUL DIBB CON KEIRA KNIGHTLEY E RALPH FIENNES, USA 2008

Storia di Lady G. la regina ribelle contro la corte …. Ama una donna, Bess Foster, e non lo nasconde così come non nasconde la sua relazione appassionata con Charles Grey scatenando i pettegolezzi di corte…

Lady Georgiana Spencer, ci dicono le cronache della Storia, piombò come una tempesta nella società reale londinese del suo tempo, il 1774. Turbandone gli ordini, sconvolgendone le regole, affascinando e provocando. Quella stessa aura che secoli dopo permise alla sua discendente, Lady Diana, di incantare il mondo.
Georgiana, sposa del Duca di Devonshire, giovanissima diviene sovrana e però la corte è noiosa. Obbligata a continue maternità, trascurata dal duca, la giovane donna si dedica a feste, alla moda, diviene musa di artisti (ispira tra gli altri il drammaturgo Sheridan), che sostiene e protegge. Ama una donna, Bess Foster, e non lo nasconde così come non nasconde la sua relazione appassionata con Charles Grey scatenando i pettegolezzi di corte. I suoi abiti irritano e affascinano, il suo impegno politico che la schiera a favore dei Whig, quando solo pensare il suffragio universale era uno scandalo, è intollerante. Lady G. è bella, famosa ma infelice e sola, alcol, droga, debiti di gioco la tormentano, la corte la mette all’indice preparando una feroce vendetta…
La Duchessa, il film di Saul Dibb ispirato al romanzo-biografia di Amanda Foreman (Georgiana. Vita e passioni di una duchessa nell’Inghilterra del ‘700), ha però poco dell’esuberante vita di dramma e rivolta che sembra trasparire dai racconti della Storia su Lady Georgiana Spencer. Keira Knightley è delicata, elegante, forse sofferente ma senza carisma, Ralph Fiennes è troppo bello per rendere inviso il Duca babbione, e Saul Dibb non è Sophia Coppola (Maria Antoinette), nel senso che non prende alcun rischio di messinscena e regia, rimanendo piattamente ancorato a uno schema tra lo scandalo e la solitudine di enormi spazi vuoti, silenzio, mancanza d’amore.
Il gioco di specchi tra Lady G. e Lady D., la dolcissima principessa moderna cantata con amore da Elton John, è abbastanza facile e evidente: stesso isolamento, stessa condanna subita dal sistema reale. Solo che qui la violenza della corte, la sua crudeltà che è quella del potere, non hanno la sottigliezza sublime – e la necessaria perfidia nello smascherarle – che persino le cronache mondane più acuminate seppero mettere il luce nei giorni della morte di Diana.
Eccoci dunque nella temibile corte – ma quale non lo è, come bene Shakespeare ci ha detto. Dove Georgiana copre di ridicolo il marito nel corso di una recita, e il loro matrimonio. Esibisce abiti che sono sculture (Vivienne Westwood sembrerebbe avere «rubato» tutto), sembra felice e scatenata ma dentro la dilania l’impossibilità comunque di vivere la propria vita. Prototipo di un movimento femminista che sarà schiacciata però dalla società maschile del tempo. Altre correnti di tensione molto affascinanti come il personaggio, che però il film non coglie rimanendo alla patina più semplice.

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