Dalla rassegna stampa Cinema

Il pugile e la ballerina di Francesco Suriano - Eccentriche geografie sentimentali

E’ sempre una bella sorpresa vedere un esordio eccentrico, non conformista, che mostra sapienza, passione cinefila ma non arrogante, la capacità di scegliere facce inedite…

IL PUGILE E LA BALLERINA DI FRANCESCO SURIANO, CON MARCELLO MAZZARELLA E FABIO MATTEI, ITALIA 2008

E’ sempre una bella sorpresa vedere un esordio eccentrico, non conformista, che mostra sapienza, passione cinefila ma non arrogante, la capacità di scegliere facce inedite e di «straniare» un set barocco, come può essere il cuore storico di Roma, rendendolo a volte livido in accordo a sentimenti crudeli e amori troppo personali. Specie poi quando accade nel cinema italiano, così formattato su se stesso nonostante i ripetuti (e mediatici) rituali celebrativi di «rinascita»… La sorpresa in questione è Il pugile e la ballerina di Francesco Suriano, romano di origini calabresi, un passato a Filmcritica (e monografie su Blake Edwards e Clint Eastwood), sceneggiatore (tra gli altri per Roberta Torre, Sud Side Stori, 2000, e Carlos Zonars, Oreste a Tor Bella Monaca, 1993), autore di radiodrammi, scrittore e regista di teatro, che ha già diretto per lo schermo un documentario (Partenze, ’96) e che arriva al lungometraggio con questa storia di coppie maschili, doppi e tripli, piccoli imbrogli, ricatti in denaro e ricatti del sentimento.
Enzo, gallerista romano molto quotato vive insieme a una famiglia «allargata» di amiche e amici, molti dei quali gay, coi quali divide esperienze, racconti, confidenze amorose. Nella sua vita arriva Fabio, pugile non gay, che rifiuta di fare sesso con lui ma accetta di viverci insieme. Amici, in fragilissimo equilibrio e con molte tensioni, anche perché la professionalità di Fabio è in declino costante … Ci sono poi Osho e Carletto, tutti e due poliziotti, il primo che non fa nulla senza consultare i Ching, il secondo che vive con la mamma nella memoria del padre, anche lui poliziotto. Solo che i due usano distintivo e piccolo potere per estorcere denari, ricattare, minacciare… Infatti il primo dalla polizia lo hanno cacciato, il secondo invece poliziotto non ci è mai diventato, continua a stare a casa rubando pure i soldi della pensione alla madre, sordo al corteggiamento della bella vicina, una hostess argentina.
La storia, che Suriano ha scritto insieme a Marco Saura, con i consigli maliziosamente irriverenti di Sergio Vecchio, si concentra sull’ultimo giorno del rapporto tra Enzo e Fabio, che è lo stesso in cui si rompe il sodalizio tra Ocho e Carletto. La narrazione si compone per frammenti, incursioni nel passato, che non sono però mai flashback, caratterizzate da un cambiamento di luce (Suriano ha girato in alta definizione), passaggi tra una «coppia» e l’altra, una geografia urbana, che è sempre la stessa – la piazza, il bar, il ristorante – e che cambia secondo a chi appartiene. Se a Enzo e ai suoi amici o se ai due «poliziotti». Asseconda il montaggio molto free di Natalie Cristiani, sensibile al respiro di un film «strabico», morbido, col gusto dei generi e del travestimento. E una scommessa di attori professionisti e non.

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