Dalla rassegna stampa Cinema

Teheran proibita ai transessuali

Il film di Motamedian

Come faccio ad operarmi in questo paese? Non voglio ritrovarmi donna e perdere ogni libertà». Storie di transessuali a Teheran. Ieri a scuotere il Lido è arrivato Tedium, il secondo film a sorpresa di Orizzonti. Lo firma il regista iraniano Baham Motamedian alla sua opera prima dopo molto teatro. Nelle corde del documentario, attraverso interviste e stralci di quotidiano, Tedium ci restituisce le vite dolorose di sette trans che, oltre alla complessità naturale delle loro esistenze, devono fare i conti con i limiti stretti della società islamica iraniana, con i suoi precetti religiosi e la sua cultura patriarcale. Nelle famiglie sono spesso botte e violenze. «Meglio morto che femmina» grida una madre colpendo il figlio. E poi continui controlli dei documenti sui mezzi pubblici. «Ma questo è un nome da uomo», ribatte il poliziotto a Sogand. «Sono un trans» è costretta a dichiarare la ragazza per non essere arrestata: «ecco i certificati medici». E così, di continuo. Tra umiliazioni violente e solitudine. A dover giustificare sempre la propria identità. C’è poi anche la ragazza che vuole diventare uomo. Fazzoletto in testa e lungo soprabito, la donna ha il pallino delle motorette. In un negozio ne chiede il prezzo. «Ma le donne non possono guidarle», replica il commesso. E quando ne trova una per caso e si toglie lo «sfizio», tutti la guardano come una «strega» e il suo datore di lavoro la licenzia in tronco. E il padre di famiglia, ancora, un ex camionista che ora da donna vorrebbe tornare al suo vecchio impiego. Ma anche in questo caso gli viene negato: i camion sono cose da maschi. Farsi donna, dunque, diventa un ulteriore limite alla propria libertà. Un’ulteriore «sfida» alla società iraniana, così per il regista è stato fare questo film.

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