Dalla rassegna stampa Cinema

Ferzan Ozpetek "Io da ragazzo pranzavo in sala"

Il bando non durerà, ci sono troppi interessi economici. E poi un divieto su un piacere è ancora più odioso

A Istanbul, dove Ferzan Ozpetek trascorre le sue vacanze e da dove ci risponde al telefono, il flashback gli sovviene più facilmente: «Da bambino, avrò avuto 12 o 13 anni, andavo al cinema 3 volte a settimana e sempre all´ora di pranzo: per non perdere neanche un minuto di proiezione mi facevo preparare due toast meravigliosi che riempivano la sala con i loro aromi: nessuno si è mai lamentato di nulla». Il regista delle “Fate ignoranti” e di “Saturno contro” è scettico sull´ostracismo verso i popcorn nelle sale inglesi: «Non durerà».
Perché dice che non durerà?
«Innanzitutto perché ci sono troppi interessi economici intorno alla vendita di bevande e alimenti nei cinema. Gli esercenti guadagnano molto, sono cifre che competono con la percentuale che guadagnano sui biglietti. E poi un divieto posto su un divertimento e su un´emozione è particolarmente odioso».
Ma non è d´accordo che chi mangia in un cinema può disturbare?
«Dipende dal film. Ci sono film popolari, e io li vedo tutti, che quasi ti invitano al consumo di bevande e alimenti, altri per cui in sala non dovrebbe volare una mosca. Ma perché arrivare al divieto? Eppoi, perché vietare solo i popcorn? Sono forse più rumorosi delle patatine o di una Coca Cola succhiata dalla cannuccia? È ridicolo».
Lei ha ragione, ma non trova che qualcuno nei cinema esagera?
«Senta, ci sono due mie amiche intellettuali, di grande cultura ma malate di mente che in sala parlano di continuo, commentano le scene, si scambiano opinioni: gli andrebbero interdetti i cinema?».
(c.m.)
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Da sempre accompagna la visione dei film oggi i multiplex britannici lo vogliono eliminare

“Sporcano e disturbano” banditi dai cinema inglesi

La catena Picturehouse: “In troppi li odiano” Ma c´è chi teme il calo dei guadagni

CARLO MORETTI
ROMA

Deborah Watrol-Roris da Rossford, in Ohio, forse ancora non lo sa ma in Inghilterra c´è qualcuno che vuole mettere il bastone tra le ruote di una sua sorprendente invenzione messa a punto di recente. La signora sta per lanciare sul mercato una macchina che permette di assaporare al meglio il popcorn dividendo le scaglie dure dalla polpa di mais. Ma negli stessi giorni del suo annuncio, in Gran Bretagna diverse catene di sale cinematografiche hanno deciso di mettere al bando il popcorn: troppo il rumore provocato da chi lo mangia ma soprattutto troppa la sporcizia che finisce tra i sedili e sulla moquette, difficile da rimuovere prima che inizi lo spettacolo successivo.
È forse la fine di un´era? Per decenni il popcorn è stato sinonimo di pomeriggi trascorsi di fronte al grande schermo cinematografico e il pubblico, specialmente negli ultimi anni, non ha avuto alcun problema a raddoppiare la spesa del biglietto per acquistare un vaso gigante di mais saltato, con aggiunta di sale o zucchero che fosse. Il popcorn ha tra l´altro estimatori insospettabili: Madonna ammette di averlo consumato in grande quantità per combattere la pancetta che le aveva provocato il parto; e l´attore Samuel L. Jackson sostiene che nessuno può davvero fidarsi di chi si ostina a condirlo con lo zucchero.
«Il popcorn sta diventando un problema, in troppi lo odiano e ci hanno chiesto di metterlo al bando: ed è esattamente quello che faremo» ha detto Gabriel Swartland, portavoce della Picturehouse Cinema, una catena che comprende 19 sale distribuite in tutto il paese. «A settembre cominceremo con un giorno a settimana “pop-corn free” a Norwich: se funzionerà, e non ho dubbi sul suo successo, estenderemo il divieto nei nostri cinema su tutto il territorio nazionale». Ma ci sono anche altre catene cinematografiche pronte a prendere la stessa misura: l´imprenditore londinese Daniel Broch, proprietario di 18 grandi sale in città, ha annunciato che metterà al bando i popcorn in ogni nuova sala che acquisirà: «Sono un fattore di disturbo in sala sia per l´odore opprimente che producono, sia per il modello culturale che rappresentano, sia per i problemi operativi legati alla pulizia. Di sicuro i popcorn non vanno d´accordo con il marchio culturalmente sofisticato che desidero vendere a chi viene nei miei cinema».
Eppure non sono pochi gli scettici sull´effettivo risultato di questa messa al bando, innanzitutto per i margini di guadagno che il popcorn garantisce (intorno al 90 per cento) e per l´indotto che provoca, visto che si tratta di un formidabile incentivo per l´acquisto di bevande. Lo riconosce anche Phil Clapp, presidente dell´associazione inglese degli esercenti cinematografici: «Certo, con il divieto questi cinema stanno proponendo un nuovo modello culturale, molto interessante, ma visti i profitti che i gestori ottengono grazie ai biglietti, dovranno lottare molto per restare a galla facendo a meno della remunerativa vendita di popcon».

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