Dalla rassegna stampa Cinema

Ozpetek: "Ho la stessa paura che si ha la notte prima degli esami"

Esordio veneziano con “Un giorno perfetto” il 30 agosto – Sarò il primo italiano in concorso: spero di non deludere

ROMA – È la prima volta di Ferzan Ozpetek alla Mostra in concorso con Un giorno perfetto: «Sono strafelice. Un po´ me l´aspettavo, ma fino all´ultimo, finché non è arrivato l´invito ufficiale, sono stato in ansia», dice il regista. «Quest´anno ho avuto l´incontro con il produttore Procacci, un cast fantastico, la distribuzione della 01 e adesso Venezia: mi sento quasi miracolato. È un momento bello per il cinema italiano, cominciato con il trionfo di Paolo Sorrentino e di Matteo Garrone a Cannes. Ne abbiamo gioito tutti, per una volta abbiamo lasciato da parte l´atmosfera di competizione inevitabile nel cinema. Speriamo di andare avanti così».
Un giorno perfetto è in programma sabato 30 agosto alle 19.30: «La collocazione è ottima, ma sarò il primo degli italiani ad affrontare l´esame del pubblico e dei critici. Non so se è una cosa positiva o se per il primo ci sarà un eccesso di aspettative. Sento anche un po´ di responsabilità, se dovessi deludere potrei portare male agli altri. Però, se andasse bene, potrebbe ben disporre gli animi anche per quelli che verranno dopo. La paura ce l´ho, è sempre la stessa, quella prima degli esami». (m.p.f.)

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Quattro italiani in Mostra all´inseguimento del Leone

In concorso Pupi Avati, Marco Bechis, Pappi Corsicato e Ferzan Ozpetek. Era dal 2000 che non venivano presentati tanti nostri film. Il via alla rassegna il 27 agosto e la premiazione il 6 settembre
Il 28 verrà posta la prima pietra del nuovo Palazzo del Cinema. I lavori dovrebbero terminare per l´edizione del 2011

MARIA PIA FUSCO

lO SCORSO ANNO soffriva di acciacchi, nella primavera di Cannes era in netta ripresa, ora il cinema italiano sembra essere tornato in perfetta salute, tanto che Marco Müller porta in concorso a Venezia Pupi Avati, Marco Bechis, Pappi Corsicato, Ferzan Ozpetek, quattro autori di generazioni e linguaggi diversi e, se non bastasse, fuori concorso c´è il regista cultore del bello Paolo Benvenuti con Puccini e la fanciulla. «Cinque autori importantissimi, siamo riusciti a cogliere tutto lo spettro del cinema italiano», dice fiero il direttore della Mostra, che ieri ha presentato il programma della 65ma edizione insieme al presidente della Biennale Paolo Baratta. Quattro italiani in competizione è un evento raro, l´ultima volta era accaduto nel 2000 con Alberto Barbera direttore che aveva invitato in concorso Guido Chiesa, Marco Tullio Giordana, Gabriele Salvatores e Carlo Mazzacurati.
In programma dal 27 agosto al 6 settembre, la Mostra, dedicata a Chahine, si aprirà, come annunciato, con Burn after reading di Joel ed Ethan Coen, e si concluderà con Orfeo 9 di Tito Schipa jr, un film americano e uno italiano. Italiano l´autore del titolo d´apertura di Orizzonti, Marco Pontecorvo con Pa-ra-da. I film italiani e americani del resto sono le presenze più numerose, una ventina gli italiani tra lungometraggi, documentari e un diario che Mario Monicelli sta girando a Roma nel suo quartiere (dura sette minuti il diario di un altro grande vecchio, Manoel de Oliveira) e dieci i titoli americani.
«Tra le novità c´è il ritorno del cinema africano, l´algerino Gabbla di Tariq Teguia e due titoli dalle Filippine, dove la produzione non ha conosciuto la modernità occidentale e si è reinventata un percorso tutto particolare. Ma certo non c´è tutto il mondo, non siamo l´atlante delle nazioni», dice Müller a proposito «dell´impostazione del programma condivisa con il presidente Baratta». Il quale, oltre all´elogio del direttore per essere riuscito a portare a Venezia 49 film in anteprima mondiale (sul totale di 55), ci tiene a segnalare la data del 28 agosto. «Sarà posta la prima pietra del Palazzo del Cinema, che potrebbe essere inaugurato nel 2011, o, a voler ottimisti, nel 2010», dice Baratta e anticipa la domanda sul costo della Mostra: 11 milioni di euro, dei quali il 70 per cento pubblici e il 30 privati.
Difficile individuare a priori le tendenze di un programma così vario, in cui, secondo il direttore, «si può però individuare il ritorno a un cinema nomade che l´Italia sta ritrovando, come il film di Marco Pontecorvo girato in Romania o quello di Bechis ambientato in Brasile. E non solo un fenomeno italiano. Un tema che ricorre è il racconto del disagio giovanile». Ci sono titoli di commedia e non manca l´animazione – ci sarà il maestro giapponese Miyazaki – e il rapporto con la realtà più calda. Come le “morti bianche” raccontate da Mimmo Calopresti in La fabbrica dei tedeschi e da Pietro Balla e Monica Repetto in ThyssenKrupp Blues.
Oltre al cinema del presente, la Mostra dedica ampi spazi al passato. Uno dei più attesi è la presenza di Adriano Celentano, ospite di Venezia per premiare Ermanno Olmi (che è anche autore della sigla della manifestazione) e per presentare la versione restaurata del suo film del ´75 Yuppi Du. Tra gli eventi speciali ci sono La rabbia di Pasolini, a quattro mani con Giovannino Guareschi, ricostruito secondo l´idea originale e arricchito di inediti a cura di Tatti Sanguineti e un montaggio di interviste tv di Michelangelo Antonioni con Baudo, Costanzo e la Carrà, realizzato da Carlo Di Carlo.
Al programma mancano due titoli sorpresa – «Non è per mantenere l´attesa, ma ci sono ancora problemi di censura da risolvere» – mentre per il tappeto rosso sono previsti tutti gli interpreti e gli autori dei film, George Clooney e Brad Pitt in testa. E a trent´anni dal 1968, la Mostra evoca l´edizione di quell´anno, quando, in sintonia con il tempo, il Leone d´argento fu vinto da Carmelo Bene con Nostra Signora dei Turchi.

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Memoria, dolore e folklore così l´Italia si racconta

Dopo l´entusiasmo che ha seguito “Gomorra” e “Il divo” si spera che continui il trend

NATALIA ASPESI

Non c´è sezione in cui non dilaghino opere italiane, 20 in tutto, di autori mitici come Monicelli o interessanti come Calopresti, oltre agli eventi dedicati a Celentano e a Modugno, al Puccini segreto e alla tragedia della Krupp a Torino. È un modo di dar vita a un´Italia sezionata dal cinema in ogni sua memoria o dolore o folklore. Non è che in passato non si imbottisse la Mostra con opere italiane, per esempio anche nel 2000 ce n´erano in concorso quattro, di bravi registi, Giordana, Mazzacurati, Salvatores e Chiesa: ma adesso fa più effetto, perché presentarne tanti pare la conferma di un nuovo risorgimento del nostro cinema che può sfidare quello degli altri paesi e contendersi, soprattutto tra di loro italiani, il mitico Leone d´Oro. L´anno scorso il direttore Müller aveva invitato in concorso tre film italiani che malgrado la buona volontà di tutti, hanno innervosito sia la critica che il pubblico; insomma non era stata un´idea geniale fidarsi troppo dei nostri pur impegnati autori. Adesso i film italiani invitati sono quattro (cinque però quelli americani, del così detto genere indipendente). E raccontano: una storia degli anni 40 (Il papà di Giovanna) con un padre che non abbandona la figlia assassina e rinchiusa in un ospedale psichiatrico, di Pupi Avati, 70 anni; un dramma con mille significati che si svolge nel Mato Grosso dove indios depredati lottano contro i ricchi fazenderos (La terra degli uomini rossi) di Marco Bechis, 51 anni; la gelosia assassina di un marito separato (Un giorno perfetto tratto dal romanzo della Mazzucco) di Ferzan Ozpetek, 49 anni; le indecisioni di una coppia in carriera tra procreazione e aborto (Il seme della discordia) di Pappi Corsicato, 48 anni. Non pare che queste opere si possano riallacciare ai due film scelti a Cannes, di due non ancora quarantenni, Garrone e Sorrentino, impegnati a raccontare in modo nuovo un paese, l´Italia, avvilito dal crimine e dall´intreccio tra politica e criminalità: Gomorra e Il divo sono stati amati, premiati, venduti in tutto il mondo. Nel clima avvilito e lamentoso del nostro cinema, quei due film hanno ridato entusiasmo e si spera che queste nuove opere, più intime, più private (a parte il film di Bechis, che esce dall´Italia per affrontare il tema dello sfruttamento transgenico della terra altrui), continuino a valorizzare il cinema italiano.
Per il resto, cinefili contentissimi per delle preziosità uniche, tipo un film epico girato da una giovane etiope sull´occupazione italiana del suo paese, sul Negus e sul dittatore Menghistu, un clamoroso terzetto di registi giapponesi, un autore cinese che ha girato un thriller in Brasile, qualche africano. Tra gli americani, l´immancabile Iraq e poi un paio di commedie: tappeto rosso poco importante, dice il direttore con orgoglio, meno glamour, ma già s´immagina che ci si affolleranno le bellissime signore di regime. Si sa che prima o poi i divi una comparsa fulminea la fanno sempre: non solo Ezio Greggio, ma anche Kim Basinger e mancando un film tipo Cavaliere Oscuro, a far paura ci sarà il gentile Mickey Rourke. Tuttavia la mondanità è già freneticamente al lavoro. Alberta Ferretti arriva con la sua magnifica barca e gli inviti per le serate sono già partiti. Alla Fenice verrà presentato The Last Emperor, ritratto sontuoso del creatore di moda in pensione Valentino e pare non ci siano già più poltrone disponibili. George Clooney e Brad Pitt, protagonisti del film di inaugurazione Burn after reading dei fratelli Coen, sanno che l´Europa segue con distrazione la tragedia del Darfur di cui invece loro si occupano con impegno: hanno quindi chiesto a Franca Sozzani direttrice di Vogue Italia, di organizzare una cena ai Granai e di imporla a non più di ottanta cuori sensibili.

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