Dalla rassegna stampa Cinema

CINEMA/"RACCONTI DA STOCCOLMA", VIOLENZA A DONNE DIVENTA THRILLER

…Aram è un bell’uomo (omosessuale, ma questo non c’entra) che gestisce un locale notturno alla moda. Una sera uno dei suoi addetti alla sicurezza viene picchiato da tre malviventi e ricoverato in ospedale…

Premio Amnesty; regista Nilsson: le vittime cambiano le cose

Roma, 24 apr. (Apcom) – Tre storie di violenza e ordinaria follia, legate da un filo conduttore che si chiama “perdita d’onore”, si intrecciano in una Svezia solo all’apparenza tollerante che tiene lo spettatore con il fiato sospeso fino alla fine del film: “Racconti da Stoccolma”, in uscita in Italia il 30 aprile, lascia il segno, fa riflettere, lascia increduli. Forse proprio perchè è tratto da “fatti realmente accaduti”. Anders Nilsson, regista e co-sceneggiatore della pellicola distribuita da Teodora Film, ha un passato da film polizieschi, che gli ha permesso di dosare con arte elementi d’intrattenimento a una suspense ispirata a “Hitchcock”. Un’opera che ha ricevuto il premio Amnesty International al 57esimo Festival di Berlino.

La prima storia è quella di Leyla, cresciuta con la sorella Nina in una famiglia “mediorientale” (il regista non precisa la provenienza volutamente perchè questo tipo di “violenza può essere ovunque” e perchè potrebbe causare dei seri problemi alle persone legate ai fatti di cronaca “reale”) con un rigido codice morale e religioso. Appena si scopre che Nina ha un ragazzo, i genitori e gli zii decidono di ucciderla. Leyla, poi aiutata dai due fratelli, denuncerà l’accaduto alla polizia, rischiando di fare la stessa tragica fine.

Carina è invece una giornalista televisiva molto affermata e ha appena vinto un prestigioso premio. E’ sposata, ha due figli, ma dietro la tranquilla vita familiare si nasconde il dramma della violenza domestica: il marito, che lavora nella sua stessa emittente e brucia d’invidia per il successo della moglie, la umilia e picchia da 10 anni. Nell’episodio compare anche la storica attrice ‘bergmaniana’ Bibi Andersson, nel ruolo della madre del marito violento, che esprime inattesa solidarietà a Carina.

La terza vicenda non riguarda la violenza contro le donne, ma racconta una storia di prepotenze altrettanto incontenibili e cieche: Aram è un bell’uomo (omosessuale, ma questo non c’entra) che gestisce un locale notturno alla moda. Una sera uno dei suoi addetti alla sicurezza viene picchiato da tre malviventi e ricoverato in ospedale. Decide di testimoniare in tribunale, ma una serie di pesanti minacce lo convincerà a desistere. Seguirà una svolta inattesa.

“Le vittime parlano e riescono a cambiare le cose – ha spiegato il regista intervenuto alla proiezione organizzata da Amnesty oggi a Roma – il punto di collegamento è il motivo scatenante della violenza: è la perdita dell’onore, del rispetto”.

Chi ha il mito di una Svezia progredita, dovrà ricredersi, perchè anche nel Paese scandinavo la violenza nei confronti delle donne è all’ordine del giorno: “Il problema in Svezia è che nessuno ne parla, secondo le statistiche il 50% delle donne almeno una volta sono state picchiate dal marito, fratello o padre – ha spiegato Nilsson – c’erano donne che venivano a ringraziarmi mentre giravo il film e mi confessavano: ‘mio marito mi picchiava’”. “Il 90% delle persone non sporge denuncia in Italia, la violenza si nasconde dietro le mura domestiche – ha affermato Erika Bernacchi, responsabile del Coordinamento Donne della Sezione Italiana di Amnesty intervenuta al dibattito – questo film dimostra come la violenza sia trasversale, non si possono fare distinzioni geografiche, nè di classe sociale”.

Il titolo provvisorio del film era “Honor”, ha rivelato Nilsson. Quello scelto per la distribuzione italiana è “perfetto”, ha commentato, realizzando che c’è curiosità crescente verso il paese scandinavo. Il titolo originario “Nar morkret faller”, “When Darkness falls”, (Quando scende la notte), è una frase che risale a un vecchio detto, forse celtico, quando – ha concluso il cineasta nato a Kil nel 1963 – arriva la notte la gente si chiude in casa e accende una candela (nel film ce ne sono molte) e ci si sente al sicuro, anche se al sicuro, nel film, non si è.

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