Dalla rassegna stampa Teatro

Accorsi, un prete sotto accusa

A volte gli eccessi pubblicitari possono avere una ricaduta contraria; così il tam tam che ha colorito di scandalo il ritorno al teatro di Stefano Accorsi in veste di prete pedofilo…

A volte gli eccessi pubblicitari possono avere una ricaduta contraria; così il tam tam che ha colorito di scandalo il ritorno al teatro di Stefano Accorsi in veste di prete pedofilo e di Sergio Castellitto come regista di un dramma americano appetito per i suoi eccessi è servito soltanto a sminuire le qualità del Dubbio, un discreto testo da camera americano premiato col Pulitzer nel 2005 in un momento in cui il problema dei preti pedofili era di grande attualità per la Chiesa americana. Ma il Padre Flynn, che ne è protagonista, risulta solo una vittima del sospetto del titolo e della chiusura mentale che induce la superiora dell´istituto a dubitare che quel sacerdote abbia un debole per ragazzetto nero di sette anni mentalmente handicappato.
Dalla predica introduttiva un po´ troppo trionfalistica sul dubbio del titolo con cui il sacerdote Accorsi ci predispone al tema, si passa al sospetto di colpa quando il chierichetto, sorpreso a bere il vino della Messa, viene protetto scopertamente dal suo insegnante in contrasto con la severità austera della Madre, che però alla fine sarà costretta a riconoscere di non possedere nessuna prova, ma di seguire soltanto i propri pregiudizi. E il lavoro non è quindi la denuncia annunciata ma si limita a mettere in discussione i metodi di insegnamento e a confrontare l´autoritarismo vecchio stile con un più civile metodo colloquiale.
Nella serata assai festosa Stefano Accorsi dà al personaggio ingiustamente incriminato il dono della fantasia accanto alla bravura impressionante di una Lucilla Morlacchi che si misura col ruolo impietoso di una suora santa dopo essersi specializzata nei suoi trascorsi nel ruolo di colpevoli Monache di Monza, con un fil di voce inadatti ad affrontare le grandi sale del circuito che hanno incitato la regia di Castellitto alla ricerca di una spettacolarità del resto inadatta alla misura della pièce, con la ricchezza dei suoi altari e la luminescenza dei crocefissi.

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