Dalla rassegna stampa Teatro

Hair - La vecchia favola hippie rivive con Elisa e Solari

Debutta martedì a Torino la nuova versione del celebre musical antimilitarista curata dalla cantautrice Il regista: “Lo spettacolo racconta una tragedia: mettiamo a confronto Berkeley e il G8 di Genova”

L´opera rock diventa un documentario sui sogni infranti di una generazione
Nato nel 1967 lo spettacolo ebbe successo e fece scandalo in tutto il mondo

BIELLA

«Alt ragazzi, fermi tutti. Fuori, voglio gli estranei fuori dal teatro, devo restare sola con la compagnia. Qui bisogna fare come dico io, così non va. Mancano tre giorni alla prima, entro oggi deve essere tutto perfetto o non ce la faremo». Timida? Introversa? Quella è la Elisa cantautrice. La responsabile della direzione musicale di Hair, il musical che debutta a Torino martedì, ha un´altra stoffa. E´ una perfezionista, una che si è fatta un´idea precisa di come debbano suonare, oggi, quelle canzoni che hanno fatto storia: Aquarius, The flesh failure/Let the sunshine in, Good morning starshine. Quando nacque lei, nel 1977, Hair era già una vecchia commedia musicale. Aveva debuttato in un teatrino off del Greenwich Village dieci anni prima e dopo pochi mesi era approdata al Biltmore Theater di Broadway. 1750 repliche a New York (nel cast c´erano anche Diane Keaton e Keith Carradine), 1998 a Londra, un successo senza precedenti nei trenta paesi dove fu rappresentata, ma anche polemiche a non finire. In Italia arrivò nel 1970, al Sistina di Roma, con una versione curata da Giuseppe Patroni Griffi che aveva nel cast Mita Medici, Renato Zero, Loredana Bertè e Teo Teocoli.
Lo scandalo è sempre un buon viatico per il successo e Hair, con la discussa scena di nudo di una tribù multirazziale di hippies, il violento attacco antimilitaristico agli Usa del Vietnam, la pubblica celebrazione di marijuana, acido lisergico, sodomia e amore libero, causò un pandemonio ovunque. In America, fu considerato inadeguato per concorrere ai Tony, gli Oscar del teatro. A Boston, le rappresentazioni furono sospese dalla Corte Suprema del Massachusetts. A Monaco di Baviera (nel cast tedesco c´era anche Donna Summer), agli autori James Rado e Jerome Ragni fu negata ospitalità in un albergo a causa del loro abbigliamento hippie. In Messico, il governo costrinse la compagnia a lasciare il paese dopo una sola rappresentazione per evitare l´arresto.
«Oggi Hair ha una valenza epica», spiega Giampiero Solari, che cura la regia del musical con la collaborazione di Luca Tomassini. «C´è un elemento tragico nel suo svolgimento perché sappiamo che quei sogni sono andati in frantumi, che non abbiamo esorcizzato l´incubo della guerra e che il conformismo è più che mai imperante. Abbiamo creato un breve prologo per questa edizione, girato nella New York del 2008, in quel Joseph Papp´s Public Theater dove l´opera esordì, in cui James Rado (che oggi ha 75 anni e vive a Manhattan con il suo compagno Philip di 23; Jerome Ragni è morto nel 1991, ndr) racconta chi erano gli hippies, una nuova comunità che si era proposta di esistere al di fuori del sistema consumistico. Rispetto all´opera originale, noi, con il consenso di Rado, utilizziamo un linguaggio più tecnologico che ha trasformato Hair nel racconto di un´epoca. L´opera rock è diventata una sorta di musical-documentario con una continua citazione di generi teatrali che nascevano proprio nella New York in quel periodo, come il Living, l´Open e il Bread & Puppet Theater».
David Parsons, che con la sua compagnia ha più volte lavorato in Italia, è il responsabile delle nuove coreografie di Hair. «Incontrai Rado per la prima volta dieci anni fa», racconta. «Già allora mi disse: “Finita la guerra in Vietnam, tutti pensammo che un capitolo della storia americana era chiuso per sempre. Invece abbiamo perso il treno per la pace; il messaggio di Lennon, give peace a chance, è stato trascurato dalla gente”. Anch´io credo che in questi giorni, con i soldati che muoiono in Iraq e in Afghanistan, dovremmo ripeterlo come un mantra». «L´attualità di Hair è fuori discussione», conclude Solari, «e le moderne tecnologie ci sono venute in soccorso per farla comprendere ai giovani», conclude Solari. «Il ledwall, ad esempio, ci ha permesso di rappresentare sul palco alcune scene dell´occupazione dell´università di Berkeley tratte dal film Fragole e sangue insieme a immagini recenti girate durante il G8. E vi assicuro che in entrambi i casi siamo in pieno ‘68. Ecco perché quel musical, oggi, è tragedia».

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