Dalla rassegna stampa Cinema

L’immigrato al «Riparo» di un triangolo

Dal 18 l’opera di Puccioni su fabbriche, amori tra donne e clandestini

PRIMEFILM

Allo scorso festival di Berlino ha rappresentato l’Italia in concorso. È stato acquistato per uscire negli Usa, in Spagna è stato già nei cinema, e a breve sarà anche in quelli francesi. Senza parlare della cinquantina di festival che lo hanno premiato ad ogni latitudine. Eppure qui in Italia, dopo un anno di attesa, c’è voluta una distribuzione creata ad hoc per poterlo portare nelle sale, dove arriverà dal prossimo 18 gennaio: la Movimentofilm, decisa in futuro a «salvare» il cinema d’autore. Stiamo parlando di uno degli ordinari paradossi che vive il nostro cinema indipendente. In questo caso Riparo, opera seconda di uno tra gli autori più indipendenti e impegnati del panorama made in Italy: Marco Simon Puccioni, già regista di Quello che cerchi che nel 2002 è circolato grazie al sostegno di Nanni Moretti. Qui, con l’interpretazione di un cast tutto «immigrato» (la regista-attrice portoghese Maria De Medeiros, Antonia Liskova e Mounir Ouadi) Puccioni ci porta attraverso una girandola di tematiche (il mondo operaio, lo sfruttamento, l’amore, la marginalità, l’omosessualità, l’immigrazione) da leggere in «chiave psicologica», come suggerisce lui stesso. È un «triangolo», infatti a reggere tutta l’impalcatura narrativa. Un’insolita famiglia composta da due amanti donne, l’una la ricca padrona di una fabbrica del Nord Est, l’altra un’operaia alle sue dipendenze e poi un ragazzetto africano, un clandestino a cui offrono «riparo» di ritorno da un viaggio in Africa e che proprio non riesce a comprendere questo ménage: «No famiglia? No bambini, io nun capisce». Il tutto si consuma ad Udine, sullo sfondo del Nord Est e del suo «miracolo», dove si muovono imprenditori apparentemente «illuminati» (proprio come quello di Apnea) capaci, poi, di licenziare tutti per spostare la fabbrica in Romania. «È un film politico – dice Maria De Medeiros – proprio nella sua capacità di analizzare il potere pure nella relazione amorosa. E si può anche leggere come la metafora dell’Europa ricca che può permettersi di essere generosa con i più deboli, salvo poi esercitare il suo potere».

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