Dalla rassegna stampa Cinema

Vidal e "Myra" scandalo omosex

Oggi è un introvabile film di culto, e su Internet si parla molto di più della pellicola che del libro.

Torna “Myra Breckinridge”, parodia ribalda dell´identità sessuale. In Italia uscì nel ´69 omosex, quarant´anni dopo
Lo scrittore pensa che sia il suo libro migliore e di certo non è affatto datato come si temeva
Ci sono descrizioni che ancora adesso possono fare arrossire per la loro precisione

In un giorno di giugno del 1968, Gore Vidal, quarantenne americano di nobile stizzoso fascino, imparentato coi Kennedy, che allora viveva a Roma nel suo superattico a largo di Torre Argentina con il compagno Howard, cominciò a scrivere «Myra Breckinridge». Già celebre con l´inaspettata «Myra» lo scrittore si avventurava nella parodia dell´identità e dell´etica sessuale, con descrizioni di una così meticolosa pornografia da far arrossire anche i più sfacciati gaudenti pure in quegli anni di rivoluzione dei costumi.

«Il giorno in cui cominciai a scrivere Myra Breckinridge, nel cielo del Vaticano, a ovest del mio appartamento, era apparsa una luna piena tutta d´argento. Per me fu un segno di buona sorte, la luna, non il Vaticano». Era un giorno di giugno del 1968 e Gore Vidal, quarantenne americano di nobile stizzoso fascino, imparentato coi Kennedy, lui stesso impegnato nel partito democratico come altri familiari (Gore è il suo cognome), viveva a Roma nel suo superattico a largo di Torre Argentina con il compagno Howard. Già celebre per l´allora scandaloso romanzo omosessuale La statua di sale, per quello storico di massima erudizione Giuliano, per il cinico dramma politico (diventato poi un bel film) L´amaro sapore del potere, con l´inaspettata Myra lo scrittore si avventurava nella parodia ribalda dell´identità e dell´etica sessuale, con descrizioni di una così meticolosa pornografia da far arrossire anche i più sfacciati gaudenti pure in quegli anni di rivoluzione dei costumi. Ricorda Vidal nelle sue memorie Navigando a vista: «Soltanto una volta giunto a metà della storia mi resi finalmente conto che Myra era un maschio e faceva il critico cinematografico, ma poi aveva cambiato sesso e da Myron era diventata Myra. Perché? Continuai a scrivere, ridendo». Impiegò un mese a finirlo ed è solito confidare, dopo qualche scotch, che lo considera il suo miglior romanzo. L´editore Fazi lo ripubblica adesso (pagg.294, euro 18.50) dopo aver molto esitato, nel timore che dopo quarant´anni, possa essere considerato datato. In Italia era uscito per la prima volta da Bompiani nell´inquieto 1969, e non è affatto datato; anzi è ancora oggi allarmante, pur avendo in Parlamento l´onorevole Vladimir Luxuria, ed essendo invasi da romanzi, memorie, saggi, film sulla transessualità, magari porchissimi ma spesso privati di ogni pericoloso e colto sarcasmo, e arricchiti invece da sentimentalismi e bonarietà politica.
La bellissima Myra, costumino a stelle e strisce, stivali bianchi, cappello bianco da cowboy, immortalata da Raquel Welch nel rovinoso film tratto dal romanzo, disapproverebbe le giovani donne di spiccia rivolta tornate adesso a cacciare dai loro cortei i maschi in cerca di assoluzione. Lei, Myra, ex Myron, ex finocchio operato a Copenhagen per diventare una dea della vendetta, una star di Hollywood mitica come quelle degli anni ‘40, una donna “che nessun uomo possiederà mai”, massima odiatrice dei maschi e della società maschile, gli uomini non li caccia, li annienta; lei, «la Donna Trionfante, quella che esercita sugli uomini un potere assoluto così come gli uomini esercitavano quello stesso potere su Myron, e come fanno ancora sulle donne comuni». La sua vittima è l´innocente Rusty, giovane e bello, aspirante attore, suo allievo nei corsi di Portamento ed Empatia. Nel memorabile ed anatomicamente esplicito capitolo 29, lei lungamente lo schernisce, lo umilia, lo usa, lo manipola, lo domina, e alla fine lo stupra senza pietà. Poi gli ruberà la dolce innamorata e farà di lui un bestiale stallone al servizio di signore mai contente.
Delle sue crudelissime prodezze erotiche ne fa un esilarante racconto l´agente cinematografica Letitia Van Allen che nel film aveva il corpo sfatto e il volto stanco di Mae West, che aveva allora 76 anni.
Dopo aver subito da lui amabili e furibonde sevizie di ogni tipo, alla fine «M´ha trascinato sul pianerottolo e mi ha posseduta da dietro, sempre picchiandomi con lo stivale.
Poi quando stavo per raggiungere il grande O, urlando di piacere, m´ha scaraventata giù per le scale, così l´orgasmo e lo schianto finale contro la ringhiera hanno avuto luogo simultaneamente. Sono svenuta dalla gioia!». Rusty finirà gay, completando la missione di Myron-Myra-Myron, cioè «la distruzione delle ultime tracce residue nella razza della virilità tradizionale allo scopo di riallineare i sessi, riducendo così la popolazione mentre si aumenta la felicità umana e si prepara l´umanità per il suo stadio successivo». Pubblicato negli Stati Uniti nel ‘68, arrivato nelle librerie senza pubblicità e senza informarne i critici, Myra Breckinridge ebbe subito un successo di pubblico enorme, tre milioni di copie vendute in poche settimane, una somma allora vertiginosa, 900mila dollari, pagata a Vidal dalla Fox per i diritti cinematografici. In Australia lo rifiutarono, in Inghilterra fu molto edulcorato, in Italia fu respinto da un paio di editori e finalmente Bompiani ebbe il coraggio di pubblicarlo.
Al geniale Vincenzo Mantovani fu affidata la delicata opera di traduzione, e tanto per limitare lo scandalo, che non ci fu, (da noi fu un insuccesso editoriale), fu scelto il testo bon ton uscito in Inghilterra, con qualche ulteriore camuffamento di parole ritenute volgari e inadatte anche ai più spericolati lettori italiani, in quel momento impegnati anche in rivoluzioni politiche. E per esempio “cock” divenne “membro virile” e “self abuse” un semplice “ooohhh”. L´introduzione fu affidata a Claudio Gorlier con preghiera di usare alti toni accademici per smorzarne la licenziosità: Fazi l´ha mantenuta tale e quale nella nuova edizione, aggiungendo una prefazione di Gore Vidal a una ristampa in Usa del 1985. E´ lo stesso Mantovani a ricostruire la nuova Myra dal testo integrale americano, ridandole tutto il suo cinismo e la sua somma intelligenza, non solo quando racconta di terrorizzanti penetrazioni in ogni possibile pertugio, ma anche quando descrive i giovani di allora, simili a molti di oggi nell´appiattimento televisivo, «mosci e disattenti, capaci di reagire solo ai ritmi sfrontati degli spot. Quanto a scrivere, basta che sappiano tracciare il loro nome, cioè l´”autografo”, come li incoraggiano a chiamarlo, in previsione della celebrità».
Nel 1975 Gore Vidal scrisse un seguito di Myra, Myron, in tempi diventati di proba censura, sostituendo le parolacce con i nomi dei giudici della corte suprema. Nel 1987 i due libri furono pubblicati insieme e le parolacce rimesse. Il film tratto dal libro senza la sceneggiatura di Vidal e che lo scrittore giura di non aver mai visto, fu un tale disastro che la Fox fu sul punto di fallire. Segnò la fine della carriera per il giovane regista inglese Mike Sarne, allora molto in voga, e per il giovane protagonista Roger Herren. All´anteprima a San Francisco, con una tumultuosa folla gay dentro e fuori dal cinema, il successo fu grandioso. Ma poi per non suscitare uno scandalo eccessivo, fu necessario sforbiciare, eliminando anche gli spot da altri film inseriti nelle scene più hard. Esempio: Raquel Welch simula una fellatio e appare Shirley Temple che col biberon dà del latte a una capretta che glielo sputa in faccia. Massacrato dal produttore e dalla critica, (“volgare, offensivo, disonesto”, “divertente come le gesta di un pedofilo”) anche il pubblico lo abbandonò.
Oggi è un introvabile film di culto, e su Internet si parla molto di più della pellicola che del libro.

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