Dalla rassegna stampa Cinema

Ozpetek e la tragedia della passione

“Che emozione, questa storia così dura…” “Stanotte ho girato una sequenza drammatica con Isabella e Monica, e ne sono ancora turbato” Ma sulla eventuale partecipazione ai festival glissa: “Parlarne prima porta male”

L’ANTICIPAZIONE / Il regista parla di “Un giorno perfetto”, tratto dal romanzo della Mazzucco
attualmente in lavorazione a Roma. Protagonisti Mastandrea, Ferrari, Sandrelli e Guerritore

ROMA – “Il mio nuovo film, una storia d’amore che diventa una trappola, mi sta prendendo davvero tanto. Sono reduce da una scena girata questa notte, in via Giulia, con Isabella Ferrari e Monica Guerritore: una sequenza forte, di grande passione, all’interno di un dramma familiare. Sono ancora sotto l’effetto di quelle emozioni”. Parole pronunciate da Ferzan Ozpetek mentre sorseggia spumante in uno splendido salone del Quirinale, al termine della cerimonia di consegna dei premi De Sica. E tra i vincitori c’è proprio lui, il regista italo-turco, che per venire qui al Colle ha lasciato il set della sua ultima fatica, Un giorno perfetto.

Un’occasione per parlare con un autore molto amato del nostro cinema – disponibile ed estroverso come sempre – della sua pellicola ora in lavorazione, e che vedremo nelle sale nel corso del 2008.

Allora, Ferzan, che tipo di film ci farà vedere, il prossimo anno?
“E’ una storia dura e passionale tratta da Un giorno perfetto, il romanzo di Malania Mazzucco. E’ prodotta da Fandango in collaborazione con Rai Cinema, ed è interpretata da Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli, Monica Guerritore, Nicole Grimaudo, Valerio Binasco”.

Sta girando qui a Roma?
“Alla fine di Saturno contro, avevo dichiarato pubblicamente che non avrei mai più girato a Roma. E invece poi mi hanno offerto questo progetto, e ho finito per accettare… sono proprio un uomo senza personalità! Ma giuro che dopo questo film, davvero, non lo farò mai più”.

Perché è così difficile lavorare nella città in cui lei vive, e che ama tanto?
“Perché c’è grande intolleranza, tra la gente. Che quando vede una strada bloccata da un set, si arrabbia e urla cosa del tipo ‘ma andate a lavorare!’. Cosa che, detta a uno che quando gira lavora 15 ore al giorno, fa un po’ sorridere”.

Lo dice con rabbia o con rassegnazione?
“Senza alcun livore, anzi con un po’ di divertimento. Del resto anche mio padre, quando ho cominciato a fare cinema, mi vedeva come un vero e proprio nullafacente”.

Al di là della location, cos’è che rende la storia di Un giorno perfetto speciale?
“La sfida era trarre un film da un romanzo complesso, e anche difficile da trasporre sullo schermo. E’ la prima volta che affronto una storia non mia, ma che mi ha davvero molto preso. Credo che il fatto che non sia stata scritta da me mi renda paradossalmente più libero, nell’affrontarla”.

E il tema?
“Una storia passionale e familiare dura, ma in cui c’è anche grande tenerezza. Si svolge in 24 ore, e ha tantissimi personaggi. Ho accettato di farne un film perché mi interessava raccontare una storia d’amore che diventa una trappola, per chi la vive. E che finisce in tragedia. Un po’ sul modello ‘né con te, né senza di te'”.

A che punto sono le riprese?
“Siamo alla quinta settimana di lavorazione, ci fermiamo il 21 dicembre e riprendiamo il 7 gennaio, per terminare tutto a metà mese. Sono soddisfattissimo degli attori, davvero straordinari. A cominciare da Mastandrea e la Ferrari”.

Sta già pensando se presentarlo a un festival, e a quale?
“Non si pensa ai festival mentre si gira: porta male…”

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