Dalla rassegna stampa Cinema

Sul set di Ozpetek

La sfida di Ferzan: Roma e Isabella belle e maltrattate – Il regista sta girando “Un giorno perfetto” dal romanzo della Mazzucco con la Ferrari

Il regista: “Tutti mi sconsigliavano di girare questo film, ecco perché ho scelto di farlo”
L´attrice: “Emma è una donna in cerca di riscatto Il ruolo della mia maturità”

ROMA

Tor di Quinto non è lontana, ma è una giornata dolce di sole, e sul Tevere passano lenti i vogatori: c´è pace oltre il fragore del traffico, l´idea di una Roma ancora campestre, antica, senza furori. Laggiù, pochi giorni fa, una donna è stata massacrata da un criminale rumeno, qui, sotto i riflettori e il vociare di una troupe, dentro un´automobile, Isabella Ferrari si prende un violento ceffone da Valerio Mastandrea che nella cinefinzione le spacca il labbro, glielo fa sanguinare. Quella è stata una tragica, insopportabile realtà del degrado e del caso, questo è un film che racconta dell´odio e della violenza di un uomo che per follia, passione e possesso progetta ossessivamente di distruggere la donna che a lui si sottrae, cancellarla, procurarle la più inestinguibile delle sofferenze: ti sparerò, ti investirò, ti spingerò sotto la metro, ti annegherò, ti soffocherò, ti strangolerò, ti aprirò col coltello da cacciatore…
Ferzan Ozpetek sta girando Un giorno perfetto, tratto dall´ultimo e lancinante romanzo di Melania G. Mazzucco: ventiquattrore in un giorno romano di maggio in cui vite diverse s´intrecciano, mondi separati si sfiorano, in una corsa affannosa e irrimediabile, senza vie di fuga, verso destini luttuosi e fatali. Emma è la bellona di periferia che ha lasciato un anno prima il marito dopo un ultimo litigio, ed è andata a vivere dalla madre invecchiata nella penuria e nell´acredine, (Stefania Sandrelli) portando con sé i due figli: può essere la raffinata Isabella Ferrari dalle guance scavate, dagli occhi azzurri cupi di apprensione e ritegno, una bellona vistosa, una sguaiata popolana delle tristi periferie metropolitane di oggi? «Ferzan mi ha costretto a mangiare di più, a ingrassare, ho preso cinque chili». Dice in mesto trionfo l´attrice. Non si vedono, e comunque non bastano a involgarirla, perché il suo viso intatto di quarantenne resta affilato e fragile; e neppure la gonnellina blu stretta sui fianchi che si allarga alle ginocchia, né la maglietta rosa shocking spaccata a mostrare la rotondità del seno, né la frusta borsetta e la giacchina striminzita, ne attenuano la grazia indifesa.
Dice Ozpetek: «Isabella emana erotismo anche se sta immobile, in silenzio, e più si nasconde e più diventa eccitante. In Saturno contro le avevano messo addosso un vestitino scollato, di quel sexy banale da bancarella. Io le ho fatto mettere un maglione grigio da uomo, informe, le ho detto, cammina a fianco di Stefano Accorsi senza guardarlo né sfiorarlo. Il risultato mi pare sia stato molto sensuale. Isabella con la sua scontrosità e inquietudine giustifica la passione funesta del marito, il presagio di morte che accompagna il suo ultimo incontro con Antonio, il poliziotto palestrato con la mania delle pistole».
Al personaggio di Emma la Ferrari tiene molto: «È una figura remissiva, insicura, attraversata da ferite, sempre ai bordi, in cerca di una nuova vita, di un riscatto. Mi sembrava la grande occasione della mia carriera, il ruolo della mia maturità, un personaggio così lontano da me; ma le donne anche molto diverse hanno cose in comune e questa è una delle tante che non hanno fortuna in nulla, a cui la bellezza serve solo a distruggerle». Ci sono donne cacciatrici, dice il regista, che un uomo riesce a gestire, ci sono donne preda, in cui un uomo si perde. Emma è una donna preda, forse anche Isabella lo è stata: piacentina di famiglia contadina, a 17 anni già piccola star di un film popolare, Sapore di mare, poi i registi a dirle, «sei troppo bella per il mio film», e una fila di uomini insicuri e forse furibondi per la sua docile imprendibilità, e ruoli così così, e finalmente Distretto di polizia per la televisione, la prima serie diretta da quello che oggi è suo marito, il regista Renato De Maria; con lui, nel 2005 un film interessante e poco visto, Amatemi. Tre figli, di 12, 9 e 6 anni: «Per anni ho lavorato incinta o allattando e ho provato in questi casi angosce e sperdimenti materni come questa Emma che di figli ne ha due».
È la prima volta che Ferzan Ozpetek dirige una storia non sua, in una Roma più torva della sua abituale, sempre intessuta di amicizie e solidarietà tra diversi. «L´ho raccontata a mia madre, in Turchia, e lei mi ha detto, non farlo, quando sento alla televisione queste cronache orribili cambio subito canale. L´ho raccontata al grande costumista Piero Tosi e anche lui mi ha detto, lascia perdere. Ovvio che accettassi la sfida». Assieme a Sandro Petraglia Un giorno perfetto della Mazzucco è stato riscritto almeno cinque volte, con qualche cambiamento. Melania G. Mazzucco non pretende eccessiva fedeltà al suo libro: «Un film è una cosa diversa da un romanzo, non può rispettarlo sino in fondo. Spero che ne sia mantenuto il cuore, la storia di un matrimonio distrutto per incapacità a ripensarlo, mi auguro che in nessun modo la responsabilità della tragedia finale sfiori la donna, capisco che sarà impossibile rispettare l´identificazione che solo la scrittura può raccontare, tra la donna e la città, tra Emma e Roma, entrambe belle e vitali, maltrattate e perdute».

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