Dalla rassegna stampa Cinema

Gender Bender 2007 L'inglese Dick racconta la censura Usa

Un film sulla Mpaa …Gay e lesbiche diventano infatti una sottocategoria dell’aberrazione per l’ex creaturina associativa di Jack Valenti oramai in pensione…

Bologna nostro servizio
Che sia la Bbc a produrre il documentario di Kirby Dick sul MPAA (Motion Picture American Association) potrebbe essere un perfido segnale di ripicca da parte dei cugini inglesi, tanto puritani nell’animo quanto politicamente scorretti nello humor. “This film is not yet rated” enumera in perfetto stile reportage tv, i nomi dei componenti della commissione americana dispensatrice di etichette censorie da ottant’anni a questa parte. Tutti uomini (tra cui un pastore metodista e un vescovo cattolico) e nemmeno una donna per decidere i destini della settima arte statunitense a suon di letterine: G, PG, PG13, R, NC17. Ovvero: General audience (niente sesso e droga); Parental Guidance (linguaggio pesante e una punta di violenza); Restricted (nessuna scena di nudo, o cunnilingus, o posizione del missionario); No Children under 17 (nessun sessantanove, leccate di capezzoli, o comportamenti aberranti). Tutto verificato nei verbali raccolti nel pattume fuori dagli uffici della MPAA da Dick e da una pool di investigatrici private. Colpa di un comportamento moralizzatore ideato e diretto dai grandi produttori hollywoodiani (Warner, Disney, Universal, Paramount, 20th century Fox, Sony) che si spartiscono la torta elettiva della MPAA commission e quindi spunti e tendenze del mercato del cinema. Il 95% del business cinematografico è loro come del resto il 90% dei media americani. La tesi più intrigante del film di Dick è che mentre Kevin Spacey in American Beauty si può masturbare guadagnandosi una generosa R, la protagonista di “I’m a cheerleader” che compie lo stesso gesto si becca un NC17 che la obbliga praticamente a sparire dalle sale. Gay e lesbiche diventano infatti una sottocategoria dell’aberrazione per l’ex creaturina associativa di Jack Valenti oramai in pensione. E nel raccontare le nefandezze dell’eterna MPAA, tutte coperte da una privacy peregrina, non si può far altro che pensare ai censori riluttanti ma costretti per dovere morale e professionale a vedere questi accumuli di copule. Che lavoro infame.

3/11/2007

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