Dalla rassegna stampa Cinema

L'America dei Sixties tra amori ribelli e canzoni dei Beatles

«Across the Universe», il musical di Julie Taymor che racconta gli Usa della guerra in Vietnam e della controcultura giovanile con nuovi arrangiamenti delle strofe indimenticabili del quartetto di Liverpool

«Is there anybody going to listen to my story?…». C’è qualcuno che sta per ascoltare la mia storia, così comincia a cantare Jim Sturgess. E così comincia Across the Universe, il film di Julie Taymor che saccheggia le canzoni dei Beatles per costruire un musical originale e travolgente. Sul filo della storia d’amore tra Jude e Lucy (potevano chiamarsi altrimenti?) scorrono gli anni ’60 negli Usa, si muore in Vietnam e nei ghetti, la California è già psichedelica, la East Coast più impegnata politicamente, i Weathermen esplodono costruendo la loro prima bomba rudimentale (errore che non commetteranno mai più, compiendo centinaia di azioni clamorose, senza neppure un ferito), Martin Luther King è assassinato, la guerra è un incubo (come oggi), lo zio Sam si anima dai manifesti per cantare I want you, anche le Porsche sono variopinte e fioriscono le riviste underground. C’è di tutto in questo straordinario affresco musicale, compresi alcuni momenti kitsch, ma le canzoni del Fab Four trascinano tutto il racconto, sino all’epilogo con il concerto sul tetto di All you need is love, che rievoca quello vero dei Beatles sul tetto della Apple a Londra per Get Back. A proposito anche qui c’è un’etichetta discografica, ma il marchio è una fragola che sembra un cuore, che gronda sangue, ma è pur sempre un frutto, come la mela.
Jude parte da Liverpool in cerca del padre mai conosciuto, era un militare americano rientrato ignaro dopo la guerra. Arriva a Princeton dove incontra Max, scapestrato e gaudente rampollo di buona famiglia. Che ha una sorella, Lucy. Finiranno tutti a New York a respirare l’aria del Village, della trasgressione, della rivoluzione sessuale, delle marce contro la guerra, dell’appartamento condiviso con musicisti e ragazze scappate di casa. Non ci sono cose da fare che non possano essere fatte. Se è vero che le canzoni dei Beatles hanno segnato un’epoca, il film ci fa intuire come in realtà il rapporto fosse reciproco, l’epoca segnava profondamente John e Paul e George. I primi anni ’60 sono segnati da innamorati che vogliono tenersi per mano, poi la situazione evolve, rapidamente. Revolution diventa la ribellione del ragazzo geloso verso il leader studentesco, molto attivo contro la guerra ma con 149 ragazze che lavorano per lui, mentre c’è un solo ragazzo che lecca i francobolli.
Per confezionare il film Taymor, oltre al beneplacito per l’utilizzo dei brani, si è affidata a Elliot Goldenthal per i nuovi arrangiamenti. Le 200 canzoni dei Beatles sono state compulsate sino all’utilizzo dei 33 brani che sono serviti per la sceneggiatura di Dick Clement e Ian La Frenais. Poi tutti sono stati costretti a cantare dal vivo (oltre l’80% della canzoni è in presa diretta). Canta, bene, Jim Sturgess come la sua innamorata wasp Evan Rachel Wood, sublime Dana Fuchs come Marthin Luther McCoy e risulta vibrante T.V. Carpio, a loro si affiancano anche Joe Cocker (folgorante homeless che canta in metropolitana) e Salma Hayek (quintuplicata infermiera) in due piccole parti, mentre Sonny Bono guru psichedelico è un magnifico tricheco. A completare il quadro del musical le coreografie di Daniel Ezralow (grandiosa la visita di leva per essere arruolati e inviati in Vietnam).
Across the Universe è un caleidoscopio di emozioni che non funziona solo sul piano della nostalgia e del come eravamo, è una rilettura esplosiva e dirompente, come se Hair fosse stato reinventato su altre basi musicali con l’utilizzo di tutto quanto il cinema possa mettere a disposizione, compresi effetti e animazione. Lasciarsi andare alla visione è un viaggio emozionante e avvincente, tra manganellate e sesso, azioni nella giungla e amicizie profonde, tra i tetri cantieri di Liverpool e la vivacità colorata del Village. E l’idea di rileggere la storia Usa, con ricerca del padre, attraverso le canzoni del quartetto inglese si risolve come un autentico colpo di genio.

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