Dalla rassegna stampa Cinema

«Stardust», paura d’invecchiare

Fantasy e ironia con due mostri come De Niro e Michelle Pfeiffer …performance «inedite» di due attori hollywoodiani: Robert De Niro e Michelle Pfeiffer. Il primo è il comandante gay di nome Shakespeare di un veliero volante…

Di Stardust se n’è parlato, indipendentemente dal film, per le performance «inedite» di due attori hollywoodiani: Robert De Niro e Michelle Pfeiffer. Il primo è il comandante gay di nome Shakespeare di un veliero volante, cacciatore di fulmini che di giorno veste i panni di un pirata rozzo e tatuato, fustigando la ciurma con la sua mascolinità, e di sera, al riparo nella sua cabina ufficiale, veste i capi ottocenteschi più alla moda delle signore londinesi. La seconda è una strega devastata dal passare del tempo, così vecchia da perdere i capelli a ciocche, che cerca di recuperare la bellezza mangiando il cuore di una stella cadente, fanciulla dello spazio caduta nella terra di Stormhold, luogo di mezzo tra realtà e fantasia.
Come si evince, entrambi i due attori (e i produttori che soffiano sul fuoco delle loro peculiarità) giocano con le loro principali caratteristiche e mettono alla berlina il mito della longevità. De Niro, che è stato principe del mondo omofobo e mafioso nei film di Scorsese, mostra entrambe le facce della sua vanità: quella mascolina e muscolosa e quella femminea e grazioza. La Pfeiffer ancor di più sfronda il mito dell’eterna giovinezza, a cui è condannata un’attrice come lei, per infilarsi nelle spire del tempo e invecchiare oltre misura, nel mito della bruttezza.
Le suddette performance bruciano il film e i giovani attori che ne sono protagonisti, l’umano Charlie Cox e la stellare Claire Danes, intenti a sconfiggere un destino avverso, un regno in crisi e un amore ostacolato. Il tutto in una storia fantastica giocata in un interregno, un mondo a parte al di là del muro dove convivono possibile e impossibile, magia e stregoneria.
Tratto da una storia di Neil Gaiman, e per la regia di Matthew Vaughan, Stardust è narrativamente molto macchinoso e vola solo grazie a qualche riuscito effetto visivo, e all’immaginario che lo alimenta, e alla bravura performativa dei due attori hollywoodiani, a cui si aggiunge Peter O’Toole, un Re alla Monty Python, e Rupert Everett, il Secundus di sette principi fantasma. Il cinema fantasy alla corte degli attori, con qualche effetto speciale e molta autoironia.

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