Dalla rassegna stampa Cinema

Una visione memorabile

… Passarono altri venti anni prima che The Warriors diventasse un film di Walter Hill, ma solo pochi giorni dall´uscita nelle sale perché si trasformasse in un enorme successo internazionale e, soprattutto, una pellicola di culto, per la sua matrice epica…

NEW YORK
In principio c´era l´Anabasi, che Senofonte immortalò dopo essere stato tra i protagonisti dell´armata greca, che fu costretta a tornare verso il Mar Nero. Poi, a distanza di duemila e quattrocento anni, Sol Yurick ne rielaborò il mito con la storia di una banda giovanile newyorkese costretta a tornare dal Bronx. Passarono altri venti anni prima che The Warriors diventasse un film di Walter Hill, ma solo pochi giorni dall´uscita nelle sale perché si trasformasse in un enorme successo internazionale e, soprattutto, una pellicola di culto, per la sua matrice epica, la ricostruzione notturna e visionaria della città, la violenza coreografata e in costume, ed il linguaggio dei protagonisti, che combinava affermazioni stentoree («Cosa sai di dirmi Cirus?» «Magia». «E tu cosa sai dirmi di lui» «È l´unico e il solo») allo slang giovanile («Ho voglia di sgusciarmi una pelle»). Non c´è da stupirsi se in occasione del venticinquesimo anniversario, è stato distribuito in una versione nella quale sono stati aggiunti degli effetti da fumetto ed è diventato un videogioco di successo. E stupisce ancora di meno che Tony Scott stia preparando un remake, anche se lascia perplessi la scelta di ambientarlo a Los Angeles. Perché uno degli elementi di maggiore fascino di The Warriors è proprio nella rappresentazione iperealistica di New York: una città lugubre e deserta, dove il melting pot vive una propria compiutezza solo in chiave criminale, e gli unici abitanti sembrano essere i guerrieri e i poliziotti.
Il film ha attenuato alcuni degli aspetti più violenti del romanzo, e, soprattutto, ha cambiato il colore della pelle dei protagonisti: non più solo afroamericani, ma cinesi, ispanici e moltissimi bianchi. La storia si svolge tutta in una notte e Hill ha avuto l´intuizione di proporre un´immagine che è insieme degradata e seducente. I titoli sono scritti come se fossero dei graffiti, ed il villain risulta uno degli elementi di successo: é repellente per la sua violenza insensata, ma indimenticabile per il suo richiamo alla battaglia («Guerrieri, venite a giocare alla guerra…»). È un film in cui le donne, come spiega uno dei protagonisti, significano “guai”, ma la storia lascia spazio anche per un´unione tra Swan, il leader del gruppo, ed una ragazza disperatamente sola e decisamente troppo leggera. Come succede nei veri classici, si ha sempre l´impressione di assistere ad una parte di una storia che in realtà è più grande, ma che lascia tutti gli altri dettagli all´immaginazione di chi ne fruisce. Cyrus, il leader carismatico che viene ucciso mentre pronuncia il discorso che dovrebbe portare alla pacificazione tra le bande e alla conquista della città, si riferisce alle singole gang come se tutti le conoscessimo da tempo, e bastano poche immagini per renderci conto che è proprio così: quelle bande rispondono tuttora all´immaginario di una metropoli affascinante e misteriosa, dove persino le paure sono assoggettate ad un codice estetico.
È una New York oggi in gran parte scomparsa: Union Square, il luogo dove si danno appuntamento i guerrieri in fuga, è bonificata, e persino la mappa della metropolitana è diversa. Non è molto migliorata, invece, Coney Island, luogo d´approdo dei guerrieri: guardandone lo squallore, Swan si chiede se sia valsa la pena combattere tutta la notte per tornare in un posto come quello, ma poi aggiunge «quando vediamo il mare significa che siamo a casa». È su quella spiaggia che deve riconquistare il suo onore, e solo allora potrà allontanarsi in compagnia dei guerrieri e della donna che forse imparerà ad amare.

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