Dalla rassegna stampa Cinema

Per favore non toccate le palline. Cioé «XXY»

Lucia Puenzo a Roma presenta il film miracolo del festival di Cannes, oggi a Taormina: un’opera prima poetica e politica sull’adolescenza inquieta di un ermafrodita, costretto a scegliere, senza voglia, tra femminilità e virilità. Polemiche astruse sul titolo

Roma
Polemiche, anche se legate solo al titolo del film, XXY (ma non era anche una marca di chiusure lampo? E come la mettiamo con il blockbuster XXX, era di perfida ironia?), dopo la presentazione alla stampa di un’opera affascinante, anche per i contestatori del titolo. È l’esordio sul grande schermo di Lucia Puenzo, scrittrice, sceneggiatrice, documentarista e regista tv, nata a Buenos Aires nel 1976, figlia di Luis Puenzo, il decano del cinema argentino del dopo dittatura (La storia ufficiale, Old Gringo) che ha anche prodotto la pellicola, tratta dal racconto di Sergio Bizzio.
XXY, oggi al festival di Taormina e nelle sale dal 22 giugno in una ventina di copie, distribuita da Teodora, è stata la rivelazioni di Cannes 2007, dove ha vinto il gran premio della Settimana della critica, il Prix de Jeunesse e il Rail d’Or. Anche perché tocca, con maestria e delicatezza, un argomento complesso come la scoperta della sessualità e il rapporto con il mondo di un «diverso», un’ermafrodita quindicenne, Alex (la 22enne Ines Efron, che sarà nel prossimo film di Lucretia Martel), considerata dal mondo esterno come una ragazzina, la figlia eccentrica di un protettivo biologo marino.
Tra i guai dei teenager il più rognoso è proprio fare i conti con il proprio corpo, e con l’obbligo sociale di incorporarsi in un ruolo specifico, o «maschio» o «femmina». Ci si innamora, si hanno le prime esperienze sessuali, i turbamenti, le confusioni, gli edipi… Alla creatività e fantasia della natura purtroppo non corrisponde un’umanità altrettanto disinvolta, gioiosa nella metamorfosi e di doppie identità. Figurarsi, poi, se un corpo solo di sessi ne contiene due invece di uno, come Alex. Si rischia di diventare un fenomeno da baraccone per i vicini, l’oggetto di crescente morbosa e pericolosa curiosità, finché non ci si decide: o cresce la barba o i seni.
Basterà alla nostra teenager l’amore che ha per lei/lui (questo vuol artisticamente – non clinicamente – significare «XXY»: il mix suggestivo tra XX, codice genetico della donna, e XY, codice dell’uomo, come spiega anche il cartoon sui titoli di testa) un coetaneo che la vede donna? O l’amore del sedicenne Alvaro, considerato dal papà chirurgo inguaribile gay, che la sente invece uomo?
XXY è un delicato poema visivo, ambientato in un’isolata costa uruguagia (i genitori vogliono togliere il loro pargolo da occhi indiscreti), sull’ ermafroditismo adolescenziale, sull’«ambiguità genitale», situazione comune a decine di neonati al mondo, il cui corpo crescendo dovrà normalizzarsi: cure mediche, amputazioni chirurgiche… Ora l’ermafroditismo (in Italia ogni anno circa 150 casi) è una forma di ambiguità genitale per cui nello stesso individuo sono presenti sia tessuto gonadico maschile che femminile, mentre la sindrome «47, XXY» o di Klinefelter, è un anomalia cromosomica, spesso causa di sterilità, che colpisce solo i maschi e non è legata a disturbi dell’identità sessuale. «So per esperienza che per alcuni genitori la notizia di avere un figlio colpito da ambiguità genitale è peggiore di quella di una cardiopatia. Il film della Puenzo è molto bello ma il titolo è totalmente fuorviante» ha detto oggi Paola Grammatico, direttore del laboratorio di Genetica Medica del San Camillo – Forlanini di Roma. Concorda l’endocrinologo Antonio Radicioni, membro dell’Unione Italiana Sindrome di Klinefelter: «Questa anomalia cromosomica è molto più diffusa dell’ambiguità genitale, e colpisce un neonato maschio ogni 500. I ragazzi che ne sono affetti spesso tendono alla depressione e l’equivoco suggerito dal film non li aiuta». Bé anche 47 morto che parla..
Lucia Puenzo ha precisato «di non aver voluto parlare di una diagnosi precisa. Il titolo del film è una metafora dell’intersessualità in generale. Il mio non è un documentario, ma una storia di fiction, un invito a guardare ciò che accade a una persona che non si colloca nella divisione binaria maschio/ femmina a cui è legata la nostra società». La regista è già al lavoro al suo prossimo film: «Adatterò per il grande schermo il mio romanzo d’esordio El nino Pez, un noir on the road, protagonista Lala, una giovane borghese argentina, innamorata della sua domestica diciassettenne».

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