Dalla rassegna stampa Cinema

UNA CARRIERA AL GALOPPO - Lorenzo Balducci protagonista di «Sole nero»

L’anti Scamarcio bello con l’anima costretto al nudo – “Sfrontato per Zanussi e Téchiné proprio io, così timido e discreto”

Personaggio
Ha esordito con Avati e Verdone Per Carlos Saura è il librettista di Mozart in «Io, Don Giovanni»

ROMA

Per il maestro polacco Krzysztof Zanussi, nel suo ultimo film Sole nero, è un angelo caduto in volo, un «personaggio vagamente surreale, che non fa parte di questo mondo e perciò ha richiesto un tipo di recitazione tetrale». Per il regista francese André Techiné, nel film Les Temoins, in concorso all’ultimo FilmFest di Berlino e ora in programma a Taormina, è il ragazzo che riporta un raggio di luce nella vita del medico Michel Blanc, devastata dalla perdita del suo amore, morto di Aids. Per l’autore spagnolo Carlos Saura è Lorenzo da Ponte, il librettista di Mozart, protagonista della nuova pellicola Io, Don Giovanni. Nella carriera di Lorenzo Balducci, 24 anni, nato a Roma, padre ingegnere, madre produttrice, passione e desiderio s’inseguono di ruolo in ruolo, presenze fisse in una galleria sempre più ricca di personaggi fascinosi, belli con l’anima, ispirati, talvolta inafferrabili: «Faccio fatica a considerare la bellezza come un elemento che può incantare il pubblico, per me bellezza vuol dire stare bene con se stessi. Nel lavoro, certo, l’aspetto fisico gradevole conta, ma può anche non aiutare o addirittura rendere tutto più difficile».
Durante le riprese di Sole nero, per esempio, Balducci ha dovuto fare i conti con una sorpresa: «Un giorno sono arrivato sul set e ho saputo che dovevo girare una scena di nudo, pensavo che avrei potuto tenere addosso qualcosa, almeno le mutande, e invece no, era nudo integrale. Devo ammettere che la nudità mi provoca un certo disagio». Con Téchiné è stato ancora più difficile: «Lì la scena di nudo è arrivata il primo giorno di lavorazione, ormai c’ero, ho detto che andava tutto bene e invece provavo una grande ansia». Recitare, per Balducci, vuol dire anche superare i limiti della propria indole: «Sono una persona molto timida e discreta. Il mio approccio al lavoro è quasi infantile, adoro sorprendermi».
L’inizio è stato precoce, a soli 14 anni, con la benedizione della mamma: «E’ stata lei a suggerirmi d’iscrivermi a un laboratorio teatrale». Poi sono arrivate le prime occasioni, nel 2000, con Pupi Avati, nei Cavalieri che fecero l’impresa, poi con Carlo Verdone in Ma che colpa abbiamo noi e con Enzo Monteleone in El Alamein. Due anni fa, grazie a Gas di Luciano Melchionna, Balducci è stato notato da Zanussi, che lo ha poi scelto per il ruolo di Manfredi in Sole nero: «Ha trovato nei miei tratti la delicatezza un po’ angelica adatta al personaggio». Un’aria che ha colpito anche Carlos Saura, alla ricerca del protagonista del suo Don Giovanni. Dopo un provino a Vienna, Saura ha affidato all’attore italiano il ruolo di Lorenzo da Ponte: «Il film si snoda per tutto l’arco della sua vita, mi attrae molto, in questo caso, lo stravolgimento completo della mia personalità, nella realtà sono esattamente l’opposto del protagonista, non ho nulla di quella sicurezza, di quella sfrontatezza».
Tempo per sognare, tra un film e l’altro, ne resta poco, ma Balducci, come ogni giovane attore, coltiva le sue speranze: «Mi piacciono tanti tipi diversi di cinema,, mi ha entusiasmato Babel, ma mi attira anche la commedia brillante stile Il diavolo veste Prada. M’interessa il lavoro dei miei coetanei, ammiro soprattutto Leonardo DiCaprio, Ewan McGregor, Joaquim Phoenix. Il massimo sarebbe poter lavorare con Giuseppe Tornatore, mi affascina la sua capacità di fare grande cinema partendo da storie legate alla realtà». I piedi, comunque, restano ben piantati per terra: «A volte si può anche decidere di accettare un bel ruolo in un brutto film, bisogna conservare il senso della misura, io penso sempre di aver iniziato un percorso ma non so se andrà avanti oppure no, potrebbe anche finire tutto domani».

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