Dalla rassegna stampa Cinema

Il Festival di cinema LGTB di Torino

Articolo di Agustín Gómez Cascales, del 4 giugno – rivista spagnola “SHANGAY”

IL GIOVANE PETER MARCIAS E’ STATO UNO DEI REGISTI CHE HA PROVOCATO MAGGIORE INTERESSE NELLA RECENTE EDIZIONE DEL FESTIVAL DI TORINO, CELEBRATA DAL 19 AL 26 APRILE, NELLA QUALE HA PRESENTATO “MA LA SPAGNA NON ERA CATTOLICA?”, UN DOCUMENTARIO CON TOCCHI DI FICTION CHE SERVE AGLI ITALIANI PER RIFLETTERE SU QUANTO E’ DIVERSA LA SITUAZIONE PER LE COPPIE OMOSESSUALI SPAGNOLE E LE ITALIANE.

Fu lo sceneggiatore Gianni Loy che propose a Peter Marcias l’idea di girare un documentario che gli permettesse di riflettere su come la Spagna, un paese di profonde radici cattoliche, ha vissuto da quando Zapatero arrivò al potere una serie di profonde riforme sociali. Alla fine decisero di centrare il loro lavoro su regolazioni del matrimonio omosessuale e la possibilità da parte delle coppie gay di adottare bambini. Con la collaborazione di un altro sceneggiatore Marco Porru, optarono per una struttura curiosa, combinando interviste di strada, proprie di un documentario all’uso, con una parte di fiction nella quale propongono il caso concreto di una coppia di lesbiche italiana che soffrono per quanto è complicato normalizzare in termini legali la loro situazione, giacché una di loro è madre di una bambina di un precedente rapporto. “Sono molte le coppie omosessuali italiane che vivono con bambini, e mi è sembrato interessante parlare di questo tema, visto che l’adozione non è legale per le coppie gay”, racconta il regista Peter Marcias. “Così abbiamo deciso di scrivere una storia di fiction per sottolineare il problema”. Guardando il documentario, da la sensazione che Peter Marcias pretendesse mostrare quanto conservatrice sia la società italiana paragonata con quella spagnola. “Ma non era la mia intenzione”, assicura. “Mi piaceva far parlare la gente comune, e non i soliti politici che dicono ciò che vogliamo sentire noi cittadini italiani. Dai mass media ci arriva una Spagna in continuo cambiamento, una Stato più “vivo” ed “al passo coi tempi”. La mia Nazione, L’Italia, è un pò lenta ad affrontare certe tematiche. Gran parte delle colpe alla nostra classe politica, ma anche la Chiesa mette la sua parte, in un modo consistente

Uno degli intervistati di Ma la Spagna non era cattolica? arriva a paragonare il Vaticano con un regime dittatoriale, la qui attitudine ha una grande influenza sul governo italiano, qualcosa che Marcias ha chiaro. “C’è davvero tanta ingerenza del Vaticano sullo Stato italiano. L’Italia è uno Stato laico solo a parole. Non è una dittatura quella del Vaticano, però su certi temi, come in questo caso italiano sui DI.CO (che è una proposta di legge sui diritti dei conviventi sia etero che omosessuali), la chiesa ha reagito con invadenza tale da mettere in discussione il governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. È nato anche il “family day”, una manifestazione per “sottolineare” che “la famiglia” è una sola. In questi mesi poi ci sono stati tanti attacchi della chiesa agli omosessuali ed all’amore gay, con parole sconcertanti.”.
C’è qualcosa di familiare, vero? Anche se la cosa veramente curiosa è che molte delle persone che partecipano al documentario condividono opinioni sorprendentemente progressiste sulle coppie omosessuali, a partire dal referente spagnolo che tutti conoscono. Sarà che il regista ha soltanto utilizzato i testimoni che più li interessavano? “No, davvero che io sono stato il primo sorpreso”, assicura. “Risulta che la gente della strada è molto più aperta dei politici. Ciò ti fa pensare che magari si potesse dare alla gente l’opportunità di parlare apertamente. Grazie a questo lavoro ho visto chiaramente che la gente desidera un cambiamento”.

Dopo la presentazione del progetto di questa docu/fiction nell’ultimo festival di Venezia 2006 nelle giornate di cinema omosessuale, Peter Marcias ha avuto la fortuna di partecipare in concorso documentari nella recente edizione del festival di cinema LGTB di Torino, dove ha ricevuto una calorosa accoglienza. “La comunità gay sta dimostrando un grande interesse per il mio film; spero che continui a provocare un intenso dibattito nei cinema e rassegne dove c’è la proiezione”. E sembra che il nostro presidente Zapatero è anche una figura di referenza per il mondo gay italiano. “Addirittura qualcuno dei pochi politici apertamente gay che abbiamo, come l’onorevole Franco Grillini, ricorda sempre quanto importante è stato Zapatero di fronte alla normalizzazione delle famiglie omosessuali”. Anche se fino ad ora il suo film è richiesto principalmente dai festival gay, Marcias – che ha una grande passione per i festival, “gay e non gay” – ha fiducia sul fatto che il suo lavoro arriverà più in là, perché il mio film non parla soltanto delle riforme di Zapatero e di problematiche omosessuali, ma anche di valori così importanti come la democrazia ed il rispetto verso gli altri”.

Premi vari

Il festival Internazionale di cinema LGTB di Torino ha fatto pubblici i suoi premi il passato 26 aprile, e sono stati molti i lavori riconosciuti. La giuria ha concesso il guiderdone al migliore lungometraggio alla tedesca So lange du hier bist, di Stefan Westerwelle, intensa storia sull’ossessione di un uomo borghese per un giovane . Il premio al migliore documentario è stato per Jack Smith & the Destruction of Atlantis, della statunitense Mary Jordan, ed il migliore cortometraggio, per lo svedese Godkän, di Lisa Langseth. Il pubblico ha avuto un’opinione diversa, concedendo il premio a The Bubble, l’ultimo lungometraggio di Eytan Fox, al documentario Papel Dolls, del israeliano Tomer Heymann e Groucho, cortometraggio spagnolo dalla regia di Angel Almazán e Medardo Amor.
Speriamo vedere presto questi lavori nei nostri cinema…

Autore: Agustín Gómez Cascales

da SHANGAY

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