Dalla rassegna stampa Cinema

La vendetta di Jodie

L’attrice dà la caccia a un killer in «The brave on» di Jordan

«Dopo l’11 settembre è cambiato il nostro modo di pensare, la punizione rischia di essere giustificata»
«Nel mio film un dilemma E la violenza estrema può diventare legittima»

NEW YORK — «Volevo interpretare un thriller “esistenziale” e sociale. la storia di The brave on mi ha conquistata perché affronta uno dei temi di drammatica attualità: la legittimità della vendetta quando un brutale crimine ti priva dei tuoi affetti. Una questione aperta soprattutto in America dove la legge del più forte ha fatto della vendetta western una regola», dice Jodie Foster.
Un’antica scuola dell’Isola di Roosevelt, tra Manhattan e il Queens, è stata requisita dalla troupe di The brave on diretto dall’irlandese Neil Jordan, che segna il ritorno sul set dell’attrice, dopo una delle sue «pause di ripensamento». Al fianco dell’attore Terrence Howard, nel film un poliziotto del dipartimento di New York, Jordan dichiara: «Non m’interessano i thriller-spettacolo. E’ sempre l’aspetto psicologico e sociale dei film a conquistarmi e The Brave On specie dopo l’11 settembre, ha per me un significato preciso».
Cosa c’entra l’11 settembre? Ribattono sia Jodie che Jordan: «Il concetto di vendetta dopo l’11 settembre è diventato un costante tema di dialogo e scambi per gli americani, spesso su fronti opposti pacifisti o guerrafondai. La vendetta prima era legata ai temi della Vecchia Frontiera oppure ai mondi della mafia, ma dopo l’11 settembre in tanti hanno cominciato a pensare che vendicarsi fosse legittimo per risarcire la propria identità e il proprio ruolo nella società. Questa convinzione ha mutato tanti atteggiamenti sociali, non c’è dubbio».
Nel film Jodie è Erica, una giornalista di successo, fidanzata con un uomo che viene ucciso mentre un giorno passeggia a Central Park con lei. «Vedo il killer che ha ammazzato il mio uomo». Erica è forse una sorta di novello Charles Bronson giustiziere o di Clint Eastwood? «Assolutamente no: la storia di The Brave On è esistenziale, psicologica e affronta trasversalmente temi contemporanei».
Erica decide di prepararsi fisicamente alle sue azioni. Non è solo la sua mente che deve essere pronta, devono rispondere a ogni pericolo anche tutti i suoi muscoli «in un training psico-fisico proprio della vita contemporanea».
Jodie spiega ancora: «Mercer, il poliziotto interpretato da Terrence, conosce ogni faccia del crimine di New York, sa che ho un obiettivo e deve al tempo stesso impedirmi ogni gesto inconsulto e proteggermi».
Il film è anche una storia d’amore al di là del dolore? «No: c’è un rapporto potenziale di candidi sentimenti inespressi tra Erica e Mercer, che sono fronti opposti perché io sono disposta a tutto per la mia legge di giustizia».
Ci sono analogie tra il ruolo di Erica e altri della sua carriera? L’attrice premio Oscar, che ammette di aver conquistato una internazionale popolarità grazie al ruolo di Clarice, l’agente FBI di Il silenzio degli innocenti risponde: «Quando avevo venticinque anni, Sotto accusa fu un film basilare ed ebbe un ruolo chiave nella mia carriera perché oppose al silenzio il coraggio della denuncia di uno stupro. Nella mia piena maturità avrà un ruolo altrettanto significativo The Brave On perché vedo nel mio futuro d’attrice ruoli da donna forte, poco convenzionali. E’ la banalità una delle grandi pecche del cinema di oggi ed è vero che ogni scelta diventa più ardua, ma penso che la suspense urbana e sociale nella quale ormai siamo tutti immersi possa trovare un ripensamento nel nostro thriller» .
Laurea in Letteratura afro-americana a Yale, Jodie ha tenuto la sua vita sempre lontano dai gossip.
«Era un mio diritto mettere al mondo due figli con piena consapevolezza, ma con l’assoluta libertà, a parte ogni rispetto e amore per loro di non spiegare altro a un mondo che sembra rovistare sempre nel torbido».
STAR Jodie Foster, 45 anni in una scena di «The brave on»

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