Dalla rassegna stampa Cinema

LA VOLTAPAGINE

Il regista presenta il film

Il filo conduttore de La voltapagine è la storia di una vendetta. Ma dietro questa vicenda, si nasconde qualcosa di più ambiguo, in cui il fascino e l’attrazione si confondono con la manipolazione. Il film parla di vendetta sociale e del suo corrispettivo psicologico. Ma considerando che l’interpretazione della musica è soprattutto qualcosa di fisico, mi sembrava che questa vendetta dovesse essere molto fisica, suscitando paura e tensione man mano che la narrazione andava avanti.

Senza dubbio, per mantenere una distanza necessaria rispetto alla mia esperienza di musicista e alla mia visione della creazione musicale, ho voluto che la pellicola si avventurasse nel campo dei film di genere e del thriller.
Quello che non avevo previsto è che i meccanismi della suspense fossero così simili a quelli della composizione musicale. Anche qui infatti si possono ritrovare i concetti di tensione/stato di riposo, di rallentare e accelerare, del ritmo, delle variazioni nel tempo della composizione, dei momenti di climax e di pausa e così via.

Penso che non ci sia bisogno di rendere troppo appariscente l’interpretazione musicale, quando sono coinvolti artisti di alto livello. E’ sui loro visi, sulle mani, sugli sguardi che bisogna leggere le emozioni. Il ruolo della voltapagine è quello di un essere invisibile, che entra sulla scena dopo i solisti, che rimane seduta durante i saluti e che sembra non avere nessuna importanza nella riuscita dell’interpretazione. Tuttavia, girare pagina troppo presto o troppo tardi può causare un disastro. Questo potenziale pericolo, d’altra parte, è ancora più affascinante, considerando che il pubblico non sospetta nulla.

La scommessa del film poggiava sulla scelta delle due interpreti. Dovevano esprimere tutta l’ambiguità che avevo sognato per il film: il rapporto costante tra forza e debolezza, tra Ariane, celebre pianista-concertista ormai vittima della paura di fallire, e Mélanie, un ex bambina che ha visto il suo sogno infranto, ma che ora è spinta da una determinazione implacabile. Prima delle riprese, avevo immaginato di girare con un sistema di campo e controcampo, che avrebbe alimentato la tensione necessaria per tutto il film. Ma il film ha deciso in maniera diversa.
Sin dalle prime scene, mi sono accorto che quasi tutti gli incontri tra Catherine Frot e Déborah François dovevano essere catturati in un’unica inquadratura, come se si trattasse di una gabbia, in cui due belve erano impegnate in una lotta molto particolare.

—————————————————–

IL REGISTA

DENIS DERCOURT
Denis Dercourt è nato a Parigi nel 1964.
Laureato in filosofia all’università di Nanterre – Parigi X, ha conseguito in seguito un dottorato in scienze politiche.
Dal 1988 al 1993, Denis Dercourt è stato solista di viola all’Orchestre Symphonique Français.
Dopo il 1993 è diventato professore di viola e di musica da camera al Conservatoire National de Région di Strasburgo.

Filmografia:
1998 Les Cachetonneurs
2000 Lise et André
2002 Mes enfants ne sont pas comme les autres
2005 Ukyio, monde flottant
2006 La voltapagine

LE INTERPRETI

CATHERINE FROT
Filmografia selezionata:
In questi ultimi anni, abbiamo visto Catherine Frot in:
Aria di famiglia (Un Air De Famille) di Cédric Klapisch, La Nouvelle Eve – Una relazione al femminile (La nouvelle Eve) di Catherine Corsini, La dilettante di Pascal Thomas, La cena dei cretini (Le dîner de cons) di Francis Veber, Mercredi folle journée di Pascal Thomas, Inséparables di Michel Couvelard, la trilogia di Lucas Belvaux formata da Un couple épatant, Cavale e Après la vie, Chaos di Coline Serreau, Eros thérapie di Danièle Dubroux, Chouchou di Mehrzak Allouache, 7 ans de mariage di Didier Bourdon, Vipère au poing di Philippe De Broca, Les sœurs fâchées di Alexandra Leclère, Boudu di Gérard Jugnot, Mon petit doigt m’a dit di Pascal Thomas, Le passager de l’été di Florence Moncorgé- Gabin, La voltapagine di Denis Dercourt e Odette Toulemonde di Eric- Emmanuel Schmitt.

DEBORAH FRANÇOIS
La voltapagine è stato il secondo lungometraggio di Déborah François, dopo L’enfant di Luc e Jean-Pierre Dardenne.
Successivamente, ha partecipato a Les fourmis rouges di Stéphan Carpiaux e a L’été indien di Alain Raoust.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.