Dalla rassegna stampa Cinema

Richard Grüne e la passione del XX secolo

Dalla cartella stampa del film Grüne Rose di Dario Picciau

Richard Grüne e la passione del XX secolo

Richard Grüne nacque a Flensburg, in Germania, il 2 agosto 1903. Studiò alla Bauhaus di Weimar con diversi insegnanti, fra i quail Wassily Kandinsky e Paul Klee. Nel 1933, quando in partito nazionalsocialista prese il potere, si trasferì a Berlino. Grüne era omosessuale e ben presto si accorse delle misure repressive attuate dal regime contro la sua categoria. I locali per omosessuali vennero chiusi e nei luoghi in cui si incontravano erano effettuate vere e proprie retate. L’artista fu arrestato nel dicembre 1934 insieme ad altri 70 omosessuali, in seguito a delazione. Interrogato duramente, riconobbe la propria omosessualità – che era considerata un reato in base all’articolo 175 del codice penale – e trascorse cinque mesi in detenzione; quindi tornò a casa, in territorio tedesco, sul confine con la Danimarca. Nel settembre del 1936 fu condannato ad altri dieci mesi di custodia cautelare. La Gestapo, tuttavia, prolungò la detenzione e nell’ottobre del 1937 lo deportò presso il campo di concentramento di Sachsenhausen, dove rimase fino all’inizio di aprile 1940, quando venne trasferito a Flossenbürg. Cinque anni dopo, quando le forze di liberazione americane raggiunsero il lager in cui era detenuto, Grüne fuggì e raggiunse la sorella a Kiel. Dal 1934 al 1945 l’artista aveva subìto umiliazioni e vessazioni inumane, soprattutto a partire dal 1940, quando Himmler promosse una repressione violenta contro gli omosessuali nei lager, comprendente cure sperimentali farmacologiche, esperimenti chirurgici, tortura e castrazione. Il capo della Gestapo approvò anche l’esperimento di Buchenwald, nel quale alcuni medici iniettarono ormoni maschili in soggetti omosessuali, allo scopo di convertirne l’orientamento. Al termine della guerra si registrò l’arresto di 100.000 omosessuali. Nei luoghi di internamento e sterminio il 60% dei prigionieri omosessuali perse la vita. Molti sopravvissuti furono nuovamente incarcerati, ancora in base al paragrafo 175, che rimase in vigore fino al 1969. Tuttavia le leggi discriminatorie in Germania furono definitivamente abolite solo nel 1994. Nel 1947 L’artista cercò di portare all’attenzione del mondo la tragedia della deportazione degli omosessuali, pubblicando un portfolio di sue litografie in edizione limitata: Passion de XX Jahrhunderst, “Passione del XX secolo”. Dopo la fuga, Grüne trascorse molti anni in Spagna, per tornare in seguito a Kiel, dove morì nel 1983.

Profili degli artisti
Dario Picciau è nato a Milano nel 1975. Si è avvicinato in giovanissima età alla pittura, all’illustrazione e alla grafica, partecipando a mostre e realizzando immagini pubblicitarie. Nel 1992 ha esposto a Milano una serie di dipinti a olio: immagini mitologiche approdate, dopo una lunga deriva nella Storia, fino all’Età dell’Accesso. Nella sua arte sono frequenti le citazioni cinematografiche: il cinema è la grande passione del giovane artista. Contemporaneamente si è dedicato a progetti innovativi di espressione multimediale e computer art. Ha seguito i corsi di regia cinematografica presso la Scuola Europea di Cinema e Teatro. Nel contempo ha esposto dipinti e pitture digitali a Roma (Palazzo delle Esposizioni) e Milano (Palazzina Liberty): mostre e performance contro i pregiudizi, la guerra, la catastrofe ecologica. Dal 1997 al 1999 ha sperimentato le potenzialità delle nuove tecnologie digitali per società votate all’innovazione come Virgin, 3Com, Ogilvy Interactive, Rizzoli New Media, Telecom, IBM. Successivamente ha curato l’immagine della prima televisione interattiva digitale: 102.5 Hit Channel. Fra il 2002 e il 2003 ha diretto L’uovo, il primo lungometraggio di animazione tridimensionale italiano. L’opera ha suscitato un dibattito internazionale sul valore estremo della vita. La critica l’ha esaltata; Gianluigi Rondi, presidente del premio Davide di Donatello, ne ha scritto in termini entusiastici. L’uovo si è aggiudicato il Platinum Grand Prize al Future Film Festival di Bologna ed è stato selezionato ufficialmente al Festival di Annecy. Nel 2004 Dario Picciau ha collaborato con il musicista americano Lou Reed; insieme hanno creato la videoesperienza The Raven, dedicata a Edgar Alan Poe. Nel 2003 ha iniziato a dirigere il lungometraggio di animazione 3D Dear Anne, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e alla Festa del Cinema di Roma. Contemporaneamente ha realizzato, ancora con Roberto Malini, Binario 21, cineistallazione dedicata alla Shoah in Italia, il corto Quando Bartolomeo sorride e il film documento per la tv In viaggio con Anne Frank.

Roberto Malini è nato a Milano nel 1959. E’ entrato in contatto con il movimento GLBT nel 1975. Negli anni 1980 ha fondato e diretto un gruppo di poeti e artisti gay (cui hanno partecipato, fra gli altri, Dario Bellezza, Paola stuti e Christopher White), che ha dato vita a reading e performance in Italia e all’estero. Scrittore e artista, ha tenuto mostre di pittura, grafica e fotografia in Italia e all’estero. Ha scritto testi per il cinema e il teatro, fra i quali le sceneggiature dei film L’uovo (premiato nei principali festival internazionali), Binario 21, Dear Anne (patrocinato dal governo italiano, dal museo Yad Vashem e dalla Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research) e la performance teatrale Anne in The Sky. E’ autore di saggi storici e opere letterarie: Il maestro delle danze divine (Milano, 1994), Pan, dio della selva (Milano, 1998), Anne Frank, simbolo universale della Shoah (Milano 2005), Le 100 Anne Frank (Milano, 2006). Il recupero della verità storica di eccidi e guerre, i diritti umani e la difesa della vita sono al centro del suo lavoro. E’ fondatore dell’associazione Watching The Sky, che si occupa di promuovere arte e cultura come strumenti di progresso sociale e di recuperare e diffondere le opere degli artisti dell’Olocausto. Nel 2006 Roberto Malini e Steed Gamero hanno tenuto a Firenze la mostra fotografica Eldorado Nuova Apertura, dedicata all’olocausto dei triangoli rosa e organizzata dall’Arcigay Firenze. La mostra si è poi trasferita a San Francisco, sospinta dall’entusiasmo dello storico Gerard Koskovich, presso la GLBT Historical Society. Siti internet: www.annesdoor.com – www.visions.it

Steed Gamero è nato a Lima (Perù) nel 1988. Talento precoce, esprime la sua creatività attraverso pittura, fumetto, installazione artistica e soprattutto fotografia. Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Nel 2006 ha tenuto – insieme a Roberto Malini – la mostra fotografica Eldorado Nuova Apertura in diverse sedi, da Firenze a San Francisco. Dal mese di giugno 2007 la mostra, che celebra le vittime e i testimoni della persecuzione attuata dai nazisti contro gli omosessuali, sarà ospitata dal GLBT Historical Society Museum. Nell’ottobre 2006 Steed Gamero ha esposto a Pitigliano, nell’àmbito del IX Festival del Cinema e della Cultura Ebraici, la serie Capelli d’oro e di cenere: ritratti fotografici – realizzati ancora con Roberto Malini – di testimoni della Shoah. Si è perfezionato nelle tecniche di fotografia digitale ed elaborazione fotografica presso la factory cinematografica multimediale 263 Films di Milano Due, a contatto con artisti del calibro di Dario Picciau, Tim Bradstreet, Grant Goleash, Ashley Wood, Jon Foster, Josep Tomas, Carles Piles, Piotr Wisoscky. Nel 2005 si è diplomato sceneggiatore alla Scuola del Fumetto di Milano. Lo stesso anno ha realizzato insieme a Jon Foster, Dario Picciau e Roberto Malini la novella a fumetti Sulphur & Dana, un allegoria dell’amore come ultimo baluardo contro la discriminazione e i pregiudizi razziali. Il suo lavoro è caratterizzato dall’impegno contro discriminazioni e violenze. Siti internet: www.annesdoor.com – www.visions.it

Per ulteriori informazioni:
Segreteria, Ufficio Stampa e Cerimoniale Relazioni con l’Esterno Arcigay Firenze
Tel: 340 8135204 – [email protected]

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